20 agosto 2019
Aggiornato 18:30

M5s, un tempo contro le lobby. Oggi? Ecco cos'ha in mente il Movimento

Un tempo urlavano «fuori i lobbisti dal Parlamento», oggi l'idea è quella di regolamentare la partecipazione dei gruppi di interesse alle procedure legislative

ROMA - «Il candidato in pectore del Movimento 5 Stelle alla carica di premier, Luigi Di Maio, ha voluto incontrare 100 lobbisti per rassicurare i gruppi di interesse. Il messaggio di Di Maio è chiaro: «non preoccupatevi, noi grillini abbaiamo ma non mordiamo, con noi i lobbisti e gli affaristi non hanno nulla da temere». Ma secondo voi, com'è che questi lobbisti non invitano mai Giorgia Meloni alle loro kermesse?. Duro l'attacco di Giorgia Meloni al Movimento 5 Stelle in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi tra Luigi Di Maio e un centinaio di lobbisti.

Verso un cambio di rotta
Su Il Corriere della Sera si parla di un incontro in cui l'esponente di punta del M5S si confronta con le lobbies, nel nome della trasparenza, però. Solo due anni e mezzo fa, Di Maio era tra i più accaniti sostenitori di una politica parlamentare lontana, lontanissima dagli affari delle lobbies. A suon di «Fuori i lobbisti dal Parlamento», il deputato pentastellato aveva guadagnato la fiducia di migliaia di italiani, convinti che la politica dovesse ripartire proprio da quell'«onestà» tanto urlata dai grillini. Appare quantomai sospetto, quindi, l'incontro dei giorni scorsi. Per il Corriere si tratta però di un incontro tanto interessante quanto istruttivo: ci mostra, infatti, una tappa obbligatoria nella trasformazione del «figlioccio» di Beppe Grillo, quella che passa per i gruppi di interesse, appunto.

Regolamentare la partecipazione dei gruppi di interesse
Da ENEL a Microsoft, da Vodafone a Confindustria, passando per Fastweb e Codacons: i rappresentanti delle maggiori multinazionali, assicurazioni e fondazioni affollano la platea curiosi del confronto col deputato. Quando chi ha organizzato l'evento – Fabio Bastoncini della FB&Associati – chiede al grillino se il Movimento è ancora sulla linea del «fuori i lobbisti dal Parlamento», con pacatezza Di Maio risponde che è dal gennaio del 2014 che il M5S si è schierato per una legge che tenda a regolamentare «la partecipazione dei gruppi di interesse alle procedure legislative». Il Movimento cambia pelle, quindi, a iniziare proprio da Di Maio.

Lobby e Vaticano
Tra i «big» del Movimento, Luigi Di Maio è sicuramente il più quotato a candidato premier. Il fragilissimo equilibrio politico che il Paese sta vivendo potrebbe facilitare l'ascesa del Movimento al Governo. Se, infatti, il Pd di Matteo Renzi non dovesse riuscire a ricompattarsi e a rilanciarsi in qualche modo (ma pare un miracolo al momento) e se il centrodestra continuasse a scricchiolare senza trovare un leader su cui puntare, non sembrerebbe così assurda l'ipotesi Di Maio premier. Intanto Di Maio si prepara il terreno e, lobbies a parte, si appresta ad incontrare pezzi grossi del Vaticano: in programma per il 26 luglio l'incontro con Antonio Spataro, vicinissimo a Papa Francesco, direttore de «La civiltà cattolica», rivista dei gesuiti, in cui si affronterà il tema Europa. Ma un primo contatto (e riconoscimento) da parte del Vaticano era avvenuto quando il M5S aveva bloccato la legge sulle adozioni civili. Un passo importante, quello dell'incontro in Vaticano come quello con i lobbisti, che svela le trame di un Movimento sempre più attento ai contatti con le persone giuste, sempre più distante da quello che era alle origini.