3 aprile 2020
Aggiornato 22:30
Arrestato il compagno di una vicina di casa

Pedofilia, svolta nelle indagini per la morte della piccola Fortuna

Il corpicino di Fortuna fu trovato il 24 giugno di due anni fa davanti il palazzo in cui abitava la famiglia della bimba. Era precipitato giù dal balcone. L'autopsia rivelava che la piccola era stata violentata prima di essere uccisa

I carabinieri hanno arrestato l'assassino di Fortuna, finita in un giro di pedofilia
I carabinieri hanno arrestato l'assassino di Fortuna, finita in un giro di pedofilia Shutterstock

NAPOLI – Un uomo è stato arrestato per l'omicidio della piccola Fortuna Loffredo, avvenuto il 24 giugno 2014 nel Parco Verde di Caivano. Violenze sessuali e omicidio: è questa l'accusa mossa nei confronti dell'uomo arrestato. Si tratterebbe del compagno della vicina di casa della famiglia Loffredo. La coppia è in carcere dal novembre del 2015, quando la coppia è stata arrestata per violenza sessuale sulla figlia di tre anni.

Un altro caso
La storia di Fortuna si intreccia a quella di un altro bambino, morto in circostanze analoghe, sempre cadendo da un balcone di quello stesso stabile. Si trattava di un bimbo di appena tre anni, figlio della compagna dell'uomo arrestato per l'omicidio di Fortuna. Era il 28 aprile 2013 quando il bambino moriva precipitando dal balcone della palazzina del Parco Verde Caivano.

La pista del giro di pedofilia
Sin da subito le indagini della Procura si sono concentrate sulla pista della pedofilia. Come sospettano gli inquirenti, nello stesso giro di pedofilia potrebbero essere coinvolti anche altri bambini della zona in cui abitava Fortuna. La madre della piccola, a pochi mesi dalla morte di Fortuna, aveva insistito affinché si indagasse proprio in quel palazzo, in cui si nascondeva il «mostro» che aveva ucciso sua figlia: l'assassino «è nel nostro palazzo – diceva Domenica Guardato –, è impossibile che nessuno abbia visto. Chi sa parli».

L'arresto
L'appello disperato di quella madre è stato accolto dalle forze dell'ordine e stamattina i Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura di Napoli Nord. Il piccolo corpo di Fortuna fu ritrovato davanti allo stabile, sena vita, dopo essere precipitato dal balcone del palazzo. L'autopsia constatò che quel corpo aveva subito abusi sessuali.

La madre: devono marcire in galera
A Rep.tv, la madre di Fortuna si dice contenta perché finalmente dopo due anni di attesa ha ottenuto giustizia per la morte della sua bambina. «Quei due devono marcire in carcere perché hanno ammazzato mia figlia», dice con rabbia la donna, che da subito aveva puntato il dito contro la coppia. Domenica è sempre stata convinta che tra quelle case c'era qualcuno che sapeva e che non ha mai parlato. Più volte, incontrando la compagna dell'uomo, Domenica aveva chiesto spiegazioni, ma la donna aveva sempre negato. «Lei è malata e c'è anche un'altra persona che sapeva tutto, la mamma di quella donna – continua la madre di Fortuna –. Qui c'è un altro bimbo morto come Fortuna, il piccolo Antonio. Cosa dicono quei due del piccolo Antonio, cosa?».

Le parole di don Patriciello
A celebrare il funerale della piccola Fortuna, due anni fa, fu don Maurizio Patriciello. Da sempre dalla parte dei più deboli, in prima linea nella lotta alla camorra in quella terra martoriata dai rifiuti tossici, don Patriciello esprime gratitudine per le indagini degli inquirenti e si augura che chi ha sbagliato paghi: «Se quella che gli inquirenti hanno trovato è davvero 'la' verità, li ringraziamo. La nostra comunità ha vissuto due anni di sofferenza inimmaginabile, dopo la morte di Fortuna. E se le responsabilità vengono accertate, il colpevole dovrà pagare. Quello che ha commesso è il peccato più orribile che si possa immaginare». «Ho ripetuto mille volte, dall'altare e in privato: chi sa, parli. Mi auguro che la verità possa finalmente segnare un momento di rinascita per la gente del parco Verde, realtà segnata da estrema povertà ma dove vivono persone perbene, ingiustamente colpite da sospetti generalizzati», conclude il parroco.

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