21 maggio 2024
Aggiornato 06:00
Analisi del look del segretario della Lega

L'abito fa il leader. Ecco perché Salvini non rinuncerà mai alla sua felpa

Matteo Salvini, a livello di comunicazione, può essere considerato per certi versi un innovatore. Anche e soprattutto nel look. E la sua felpa è uno degli ingredienti fondamentali e irrinunciabili del suo messaggio. Ecco come e perché

ROMA - Avevano predetto che, dopo la grande manifestazione unitaria del centrodestra dell'8 novembre scorso, Matteo Salvini si sarebbe «tolto la felpa» per indossare la camicia, in vista di nuovi progetti e più lungimiranti prospettive. Il cambio di look, poi, sarebbe stato simbolico di un cambiamento ben più importante: quello dell'identità del suo partito. Un partito pronto a mettersi in gioco per ottenere la leadership del centrodestra e, addirittura, «rovesciare» Renzi da Nord a Sud. Ma la profezia non si è realizzata: la felpa è rimasta, nella sua immediatezza e riconoscibilità. Anche perché il «braccio di ferro» per la leadership del centrodestra sta avvenendo - come è evidente osservando la situazione romana - decisamente a prescindere da questioni di look. Per ora, le «armi» dello scontro sembrano essere i candidati sindaco. Ma soprattutto, perché Salvini deve aver compreso che, con l'abito giusto, si può far presa sul popolo molto più che con mille parole.

Lo stile dei leader
D'altronde, chi non ricorda la camicia bianca e la cravatta rossa di Bettino Craxi? Quegli indumenti hanno finito per diventare la divisa ufficiale dei socialisti per un intero decennio. Tale abbinamento era un vero e proprio simbolo identitario, una sorta di «garanzia» del messaggio. Bossi aveva la camicia verde e il fazzoletto con il simbolo della Padania legato intorno al collo. Berlusconi, invece, scese in campo con il blazer doppio petto di Caraceni e la cravatta Marinella a piccoli pois. Classe, eleganza, affidabilità: il condimento perfetto per la retorica berlusconiana. E poi c'è Renzi, il «nemico» di Salvini: camicia bianchissima e maniche arrotolate. Il messaggio è intuibile: leader sì, e pure dall'ottima capacità decisionale, ma anche molto friendly. Il rapporto con il popolo è sempre dall'alto in basso, ma l'illusione è che vi sia una «disintermediazione» del potere: immagine ottimamente sintetizzata da quel rivoluzionario tweet «#Arrivo#Arrivo» lanciato in occasione del giuramento del premier al Quirinale.

L'abito è il monaco
Matteo Salvini, con la sua felpa, ha compiuto un passo ulteriore. Perché nel suo caso l'abbigliamento non rappresenta, è: non solo fa il monaco, ma addirittura è il monaco. Non è solo un simbolo, ma è il nocciolo della questione. Salvini ha pienamente interpretato il «mantra» lanciato dallo studioso Marshall McLuhan: «il medium è il messaggio». Ecco: la felpa del Matteo meneghino è il suo messaggio. Lo slogan stampato a caratteri cubitali è quello che occorre per arrivare agli elettori. Il resto, tutto sommato, è superfluo. 

Il messaggio lo precede 
Ma anche la felpa ha le sue varianti. Da un lato c'è quella «geolocalizzata»: perché il radicamento sul territorio è da sempre fondamentale per la Lega Nord. Con Salvini, questo aspetto si è notevolmente evoluto: perché la Lega non è più il partito di un territorio (il Nord), ma quello che difende ogni appartenenza territoriale, purché autoctona. Oggi, la Lega di Salvini aspira a interloquire con l'Italia intera, e con tutte le sue comunità. Così, quando lo scorso anno il leader del Carroccio si è presentato a Palermo, lo ha fatto con la felpa «Sicilia»: un abbigliamento che forse non lo ha salvato dalla contestazione, ma che certamente ha mandato un messaggio forte. Per la Lega, addirittura rivoluzionario. E poi ci sono le felpe «parlanti», quelle che anticipano e fotografano il messaggio di Salvini. Durante la manifestazione dell'8 novembre, sulla «divisa» del Matteo milanese compariva la frase «Io sto con Stacchio», a difesa del benzinaio divenuto famoso per aver stroncato un ladro che tentava di svaligiare una vicina gioielleria. Poi c'è «Marò liberi subito», «Stop invasione», «Basta euro», «Stop Fornero», addirittura «Ruspe in azione» o «Ossignur». Recentissime, quella dedicata a «Stefano Parisi», il suo candidato sindaco a Milano, e quella per il referendum del 17 apirle, «Stop trivelle. Vota sì». L'alternativa estiva alla felpa è la t-shirt, ma la sostanza non cambia: un messaggio «di pancia», stampato sulla pancia. Letteralmente.

Tutto quello che c'è da sapere
E poi c'è il retro-messaggio, che è alla base della strategia politica di Salvini: la felpa è un indumento comune, popolare, addirittura dimesso. Il leader della Lega vuole rompere i vecchi tabù della politica, eliminare le distanze, dare l'idea di essere un uomo del popolo, tra la gente e con la gente. Così, lo slogan nudo e crudo stampato direttamente sulla felpa è una garanzia di autenticità. L'idea è: qui la forma è sostanza, quello che vedi è quello che sono. Nessuna sorpresa a posteriori. La camicia bianca di Renzi è solo un bell'involucro, ma può nascondere delle sorprese. La felpa «parlante», invece, è molto più di un contenitore, di un semplice indumento. E' tutto quello che c'è da sapere. Ecco perché difficilmente Salvini rinuncerà al suo accessorio preferito. A maggior ragione, se riuscirà nelle «scalate» per cui lavora, con silenziosa ma costante tenacia, ormai da tempo.