8 maggio 2021
Aggiornato 14:30
L'analisi

Casaleggio, l'uomo che voleva essere un piccolo Rousseau

Visionario, pazzo, massone e malato da tempo, teleguidatore dei seguaci del M5s, Grillo compreso. Leggendo i giornali viene fuori un ritratto quanto meno impietoso di Casaleggio. Che è stato, invece, anche un uomo che ha rivoluzionato la politica italiana.

ROMA - «L’uno al pubblico segno i gigli gialli oppone, e l’altro appropria quello a parte, sì ch’è forte a veder chi più si falli. Faccian li Ghibellin, faccian lor arte sott’altro segno; ché mal segue quello sempre chi la giustizia e lui diparte; e non l’abbatta esto Carlo novello coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli ch’a più alto leon trasser lo vello». L’Italia, evidentemente, non è ancora uscita dal XII secolo: ma nessun Dante Alighieri si vede all’orizzonte.

«Teleguidava a bacchetta Senatori e Deputati»
Muore Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 Stelle. Nell’epoca della ultra-razionalità, la morte perde di significato e viene affogata dentro la melma della campagna elettorale permanente. Il quadro emotivo prevede il tifo, anche quando nella cassa vien chiusa dall’ultimo chiodo. «Teleguidava a bacchetta senatori e deputati» (Repubblica, Filippo Ceccarelli). «In un mondo di inesorabili semplificazioni, questa sua immagine di arcano suggeritore virava facilmente verso l'archetipo, ma un po' anche verso lo stereotipo del guru o, se si vuole insaporire il brodo, dello stregone a cinque stelle». (Sempre Ceccarelli).

«Un pazzo, visionario, massone e malato da tempo»
Cosa capisco di questo signore appena morto, se guardo i telegiornali e leggo i maggiori quotidiani on line? Capisco questo: Gianroberto Casaleggio era un pazzo, malato da molto tempo. Aveva i capelli lunghi e questo era già un segno di stravaganza. Negli ultimi tempi, come un re, aveva lasciato lo scettro del potere a uno dei figli, che già comandava tutto da tempo. Visionario, guru, stregone, massone, amico della Lega, razzista, etero, dirigeva tutti coloro che afferivano al Movimento 5 Stelle, cioè una branca della sua Casaleggio associati. Casaleggio telefonava a tutti e dettava cosa dovevano fare e dire. Senza di lui il Movimento imploderà, perché lui era il padrone assoluto e gli altri sono senza cervello.

«Grillo solo un burattino nelle sue mani»
Grillo non contava niente, era la maschera per far ridere e attrarre surrettiziamente le folle: l’uomo della fiammata elettorale che teleguidava a bacchetta. Uomo dalle inesorabili semplificazioni. Un burattinaio, un uomo spietato e vendicativo, una mente freddissima, come ha detto il noto Favia. Uno che straparlava di futuro, prevedeva guerre (ma pensa un po’ che matto) e prossimi tempi di umanità alla deriva. Uno che disse che il lavoro, proprio il concetto di lavoro, sarebbe finito, e senza un reddito minimo moltitudini sarebbero finite allo sbando. Per la verità l’ha detto anche Obama un mese fa, ma che importa, se lo diceva Casaleggio era una panzana da ridere.

Un uomo capace di distruggere la sinistra
Questo, in sintesi, l’affresco che si ha leggendo la stragrande maggioranza dei giornali. Viene da domandarsi da dove giunga questo risentimento a corpo ancora caldo. Mi ha sempre impressionato il rimando simbolico del M5S alla Rivoluzione francese. Il Direttorio, la democrazia diretta, uno vale uno, nonché la composizione di classe di militanti ed elettori. Un continuum che deve aver fatto ribrezzo, e anche un po’ paura, alla neo-aristocrazia feudale italiana. Un uomo capace di distruggere la sinistra, soprattutto quella sedicente radicale, azzerata e fagocitata. Soprattutto quella oggi vista con disprezzo dalle classi più umili. Un uomo capace di creare un contenitore entro il quale far convergere «tipi umani» non solo diversi, ma opposti. In grado di innescare un meccanismo popolare, poi denigrato in populista (concetto che rivendicava), vasto, molto simile ai moti che portarono alla fine del regime feudale in Francia e alla nascita della borghesia per come la conosciamo oggi in tutto il mondo.

Casaleggio come Robespierre
E infatti, Casaleggio, era un tipico esempio della borghesia produttiva italiana. A differenza dei nuovi idoli della gauche caviar. Era quindi un «piccolo» Maximilien Robespierre? E se lui era l’Incorruttibile, Grillo era il suo Marat? Conosco troppo poco Casaleggio per azzardare un accostamento simile, ma alcuni tratti si possono ritrovare. Una durezza di animo e di spirito, la visione ascetica della vita, il mito del popolo, il plateale utilizzo nel M5s di un lessico perfetto per il 1789, la passione per Rousseau non a caso accusato di essere «totalitarista» da Talmon.

Sostenitore dell'e-democracy e oppositore del laissez faire anarcoide
Manca la capacità oratoria, ma quella era surrogata da Beppe Grillo. Sicuramente non di sinistra, almeno non in senso novecentesco, capitalista con una forma regolata. Nelle sue «visioni» l’e-democracy avrebbe abbattuto il denaro e l’accumulazione. Oppositore di un laissez faire anarcoide, fu uno dei primi che approcciò il tema della limitatezza delle risorse strategiche. La famosa teoria, non in Italia, «Ipotesi Gaia», diretta gemmazione di un altro libro: «I limiti della crescita» del 1960. Ma di Casaleggio oggi meglio dire tutto il peggio possibile, ricordare le uscite infelici, il look stravagante, una certa difficoltà di esposizione, le sparate infelici. Massì, tanto è morto. Ma Casaleggio, e con lui il M5s, nonostante questi sforzi, rimane e rimarrà a lungo un problema: aveva da poco ultimato il nuovo portale di votazioni del movimento: si chiamerà Rousseau.