18 ottobre 2019
Aggiornato 04:00

Solo la Meloni ce la può fare (e mister B. deve ammetterlo)

Aprirà la sua campagna il 21 aprile, il giorno in cui si festeggia il Natale di Roma. E i sondaggi, per ora, le danno ragione: Giorgia Meloni è l'unica a potersela giocare con Giachetti, addirittura arrivando a un punto di distacco dalla Raggi. Il programma, pare, ce l'ha chiaro in testa. Ora non resta che aspettare la decisione finale di Berlusconi

ROMA«Vi aspetto il 21 aprile, giorno del Natale di Roma, alla Terrazza del Pincio per l’apertura della nostra campagna elettorale». Giorgia Meloni è ormai pronta. Non è stata una decisione semplice quella di candidarsi a sindaco di Roma. Tutt'altro: turbolenze e ripensamenti non sono mancati. Ce la ricordiamo tutti quando, dalla piazza del Family Day, ha annunciato di essere incinta, e di non sentirsi nelle condizioni per correre per il Campidoglio. Qualche settimana dopo, le tensioni interne al centrodestra e la decisione di Matteo Salvini di non sostenere l'ex capo della Protezione civile le hanno fatto cambiare idea. Giorgia l'ha chiamato «atto d'amore»; sotto altri punti di vista, è stato un azzardo. Perché la leader di Fratelli d'Italia è stata la quarta candidata di centrodestra (dopo Marchini, Storace e Bertolaso) a scendere in campo, e perché, per farlo, ha forse dovuto archiviare altri progetti su scala nazionale. Senza contare il suo stato interessante, su cui peraltro si è consumata una «mezza lite» con Bertolaso, per via del suo «amorevole» consiglio a godersi le gioie della maternità senza impantanarsi nell'agone elettorale. Ma alla fine la decisione è stata presa: Giorgia ha scelto di scendere in campo per amore della sua città, e perché, in fondo, le piacciono le sfide.

Restituire bellezza alle periferie
E sul fatto che nella Capitale la sfida sarà particolarmente complessa non ci sono dubbi. La divisione che affligge l'area di centrodestra potrebbe addirittura pregiudicare la battaglia. Lo stesso Silvio Berlusconi ne è consapevole, al punto che il suo candidato si è lasciato sfuggire, qualche giorno fa, di considerare una «sinergia» con Marchini. Giorgia Meloni, insomma, non avrà gioco facile: perché, ancora prima di sconfiggere i «nemici» di sinistra e del Movimento Cinque Stelle, dovrà battere i rivali di destra. Ma sul programma - l'aspetto di cui per ora si è, purtroppo, parlato meno - sembra avere le idee piuttosto chiare. «Alcune periferie andrebbero completamente ripensate perché sono un affronto alla dignità dei cittadini», ha spiegato dal salotto di Del Debbio, proponendo la strada della sostituzione edilizia per demolire e ricostruire a misura d’uomo  i quartieri dove i cittadini sono stipati come polli di allevamento. «Si può fare, esiste per esempio un progetto su Tor Bella Monaca firmato dall’architetto Léon Krier che può essere realizzato anche in partnership con i privati». Per la Meloni, dunque, è necessario regalare un po’ di bellezza alle periferie, anche trasferendo nei quartieri lontani dal centro storico reperti della Roma antica, attualmente accatastati nei magazzini.

Sicurezza e legalità
E poi c'è la priorità assoluta: la sicurezza dei romani. Sicurezza, innanzitutto, dalla microcriminalità diffusa nelle comunità rom. «Per i nomadi, che per definizione non sono stanziali, bisogna prevedere dei campi sosta dove possono stare al massimo sei mesi pagando le utente. Gli altri non possono godere di corsie privilegiate, devono mettersi in graduatoria come tutti i romani per avere una casa popolare». Per non parlare, poi, dell'illegalità, altro cancro che affligge la Capitale. Tra le proposte, attualmente allo studio, della Meloni anche quella di istituire una taglia per i corrotti per combattere il malaffare nei palazzi romani. «Se denunci un corrotto e questo viene condannato in via definitiva, il Comune ti dà un premio in denaro» è questo il senso della proposta perché  – ha spiegato la candidata – «chi ruba è un traditore che ci rende tutti più poveri. La corruzione a Roma è dilagante e per sconfiggerla c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Nessuno si giri più dall’altra parte». Insomma, Giorgia pare avere le idee chiare. Il suo manifesto è semplice e diretto: «Chi pensa che si possono occupare abusivamente gli stabili, che i camp i rom siano una risorsa, che si possono gettare le carte per terra, che si possono dare e prendere mazzette sugli appalti non mi deve votare, chi come me ha voglia di restituire Roma alla sua grandezza, mi dia una mano e mettiamoci all’opera. I romani dovranno incalzarmi ed essere esigenti con me e io sarà esigente con loro».

La favorita di destra
Eppure, ci si potrebbe chiedere che cosa differenzi il suo programma da quello degli altri candidati di centrodestra. A prima vista, molto poco. Di certo, quello della Meloni rimane il volto più riconoscibile e più forte, all'interno di quell'area politica. Lo confermano i sondaggi. L'ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli commissionato dal Corriere della Sera lo dimostra chiaramente: la Meloni è l'unica candidata di centrodestra in grado di battere Giachetti e arrivare a un punto da Virginia Raggi. Eppure, rimane il fatto che il centrodestra diviso non va da nessuna parte: non riuscirebbe nemmeno ad arrivare al ballottaggio. L'unica speranza è che Berlusconi si decida a convergere sulla Meloni, «abbandonando» il suo protetto Bertolaso. Ipotesi ancora in discussione, ma che, ad ora, pare difficilmente realizzabile. Silvio, si sa, non ama perdere. Ma, per sua sfortuna, nemmeno Giorgia.