15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00

Brunetta presenta il Dossier controinformazione su Pd e Mafia Capitale

I media si concentrano sulla finta polemica di Meloni e Bertolaso, mentre il capogruppo di Fi alla Camera punta i riflettori sugli intrecci del Pd e coop rosse implicate nella maxi inchiesta di Mafia Capitale

ROMA - Renato Brunetta attacca il Pd e la politica di centrosinistra romana, quella che ha amministrato Roma negli ultimi due anni, puntando l'attenzione sulle parole del presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, rispetto alla corruzione nella Capitale. Il presidente dei deputati di Forza Italia lancia il dossier «Controinformazione su Roma. Grazie alla relazione Cantone facciamo luce sul malaffare del Pd, abbandonando la finta polemica Bertolaso/Meloni».

Gli intrecci di Pd e coop rosse
«Cantone - scrive il capogruppo azzurro a Montecitorio - boccia le deduzioni della giunta Marino ai rilievi di ottobre e manda gli atti alla procura. Dovrebbe essere questa la notizia del giorno, ma le fonti di comunicazione, i giornaloni, i Tg preferiscono concentrarsi sulla finta polemica Bertolaso/Meloni». Nel dossier, aggiunge, «cercheremo di far luce sull'intreccio affaristico tra il Pd e le Cooperative rosse, evidenziando le responsabilità politiche di Renzi, Orfini e Marino. Per farlo ci avvarremo delle irregolarità segnalate dall'anticorruzione dopo aver effettuato una serie di rilevazioni».

Le irregolalirtà
Brunetta quindi elenca alcune delle «irregolarità» come «carenza o difetto di motivazione dei presupposti per il ricorso alla procedura negoziata; affido sistematico alle stesse imprese di lavori e servizi mediante l'improprio ricorso allo strumento della proroga, spesso di rilevante importo, di rapporti contrattuali pre esistenti non necessariamente affidati con evidenza pubblica; improprio ricorso alla procedura negoziata senza la pubblicazione». Inoltre «il Comune di Roma ha spesso affidato l'incarico di responsabile del procedimento e di direzione dei lavori di numerosi contratti attivati, a una ristretta cerchia di soggetti, con professionalità in alcuni casi non rispondenti alle previsioni della normativa» e fatto «inviti rivolti sempre alle stesse imprese, senza che nessuno verificasse se i lavori venivano fatti come previsti dal contratto».