18 agosto 2019
Aggiornato 16:30
L'incontro con la comunità ebraica romana

Papa alla Sinagoga di Roma: «Violenza contraddice ogni religione»

Un evento di portata storica quello del Papa alla Sinagoga di Roma. Al centro del discorso del Pontefice la condanna dell'antisemitismo e dell'odio religioso: «Siamo fratelli con un legame unico»

ROMA - A sei anni dall'ultima visita di un Papa nella Sinagoga di Roma, Francesco si è recato oggi nel Tempio Maggiore della Capitale: è il terzo Pontefice a recarsi nella Sinagoga, dopo Giovanni Paolo II (13 aprile 1986) e Benedetto XVI (17 gennaio 2010): «Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore. Nel dialogo interreligioso è fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare», ha detto il Papa nel suo discorso, «e nel dialogo ebraico-cristiano c'è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune, sul quale basarsi e continuare a costruire il futuro».

L'ingresso nel ghetto
Giunto in un ghetto ebraico blindato, il Papa è stato accolto dal presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, dal presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Renzo Gattegna e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia. Francesco ha deposto dei fiori sulla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943 e ha percorso poi Via Catalana, fino all'effige in ricordo di Stefano Gai Taché, il bambino ucciso nell'attentato terroristico del 1982. Anche qui ha deposto una corona di fiori, incontrando la famiglia Taché e i feriti nell'attentato. Il Papa ha quindi raggiunto a piedi il Tempio Maggiore: sulla scalinata ha incontrato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e insieme sono entrati nella Sinagoga dove, con la Comunità romana, erano presenti esponenti di diverse Comunità ebraiche d'Europa. Un lungo applauso ha salutato il suo ingresso nella Sinagoga. Tra le autorità civili erano presenti, tra gli altri, il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il commissario del Comune di Roma Francesco Paolo Tronca. In prima fila i sopravvissuti ai campi di sterminio della comunità ebraica romana: Sami Modiano, Andra e Tatiana Bucci, Piero Terracina.

Di Segni: Una nuova era
L'incontro è durato poco più di un'ora e mezza. Di Segni, nel suo discorso, si è rivolto al Papa sottolineando che «oggi il Tempio accoglie con gratitudine questa terza visita di un papa e vescovo di Roma. Secondo la tradizione giuridica rabbinica, un atto ripetuto tre volte diventa chazaqà, consuetudine fissa. È decisamente il segno concreto di una nuova era dopo tutto quanto è successo nel passato. La svolta sancita dal Concilio Vaticano cinquanta anni fa è stata confermata da numerosi e fondamentali atti e dichiarazioni, l'ultima di un mese fa, che hanno prima aperto e poi consolidato un percorso di conoscenza, di rispetto reciproco e di collaborazione».

Differenze religiose non portino a odio
Per il rabbino capo di Roma «questo evento non è evidentemente limitato alla comunità ebraica geograficamente più vicina al cuore del cattolicesimo. È un evento la cui portata si irradia in tutto il mondo con un messaggio benefico. Accogliamo il Papa per ribadire che le differenze religiose, da mantenere e rispettare, non devono però essere giustificazione all'odio e alla violenza, ma ci deve essere invece amicizia e collaborazione e che le esperienze, i valori, le tradizioni, le grandi idee che ci identificano devono essere messe al servizio della collettività».

Legame inscindibile
Il Papa ha parlato interrotto da numerosi applausi dei presenti in Sinagoga: «Da un punto di vista teologico, appare chiaramente l'inscindibile legame che unisce cristiani ed ebrei. I cristiani per comprendere sé stessi - ha ricordato - non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l'irrevocabilità dell'Antica Alleanza e l'amore costante e fedele di Dio per Israele».

La stima tra le due comunità
«Mi auguro che crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunità di fede - ha continuato il Papa, per il quale - insieme con le questioni teologiche, non dobbiamo perdere di vista le grandi sfide che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Quella di una ecologia integrale è ormai prioritaria, e come cristiani ed ebrei possiamo e dobbiamo offrire all'umanità intera il messaggio della Bibbia circa la cura del creato. Conflitti, guerre, violenze ed ingiustizie aprono ferite profonde nell'umanità e ci chiamano a rafforzare l'impegno per la pace e la giustizia. La violenza dell'uomo sull'uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche. La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto comandamento del Decalogo dice: 'Non uccidere'. Dio è il Dio della vita, e vuole sempre promuoverla e difenderla; e noi, creati a sua immagine e somiglianza, siamo tenuti a fare lo stesso».

Esseri umani fratelli sempre
«Ogni essere umano in quanto creatura di Dio - ha spiegato Francesco - è nostro fratello, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua appartenenza religiosa. Ogni persona va guardata con benevolenza, come fa Dio, che porge la sua mano misericordiosa a tutti, indipendentemente dalla loro fede e dalla loro provenienza, e che si prende cura di quanti hanno più bisogno di Lui: i poveri, i malati, gli emarginati, gli indifesi. Là dove la vita è in pericolo, siamo chiamati ancora di più a proteggerla. Né la violenza né la morte avranno mai l'ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell'amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita».

La violenza della persecuzione
Infine Francesco ha ricordato anche l'Olocausto degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: «Il popolo ebraico, nella sua storia, ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Sei milioni di persone - ha detto - solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di un'ideologia che voleva sostituire l'uomo a Dio. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli con il cuore, in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate»«E il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro. La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace. Vorrei esprimere la mia vicinanza ad ogni testimone della Shoah ancora vivente; e rivolgo il mio saluto particolare a coloro che sono oggi qui presenti», ha concluso il Papa. 

Il Sifra
Al termine della sua visita alla Sinagoga di Roma, il Papa ha donato al rabbino capo Riccardo Di Segni un esemplare del Codice Vaticano ebr. 700: il Sifra è la forma più arcaica di testo midrashico, è un commentario quasi esclusivamente halakhico (giuridico) al Libro del Levitico. Si tratta di una compagine superstite di 5 fogli, da un codice cartaceo yemenita databile al XIV secolo. Di Segni ha invece donato al Papa un calice e un quadro del pittore George De Canino. Dopo lo scambio dei doni, la visita del Papa si è conclusa con un colloquio privato con il rabbino capo.

La fede non genera odio
Ad aprire la cerimonia era stata Dureghello: «Ebrei e cattolici, a partire da Roma, debbono sforzarsi di trovare assieme soluzioni condivise per combattere i mali del nostro tempo. Abbiamo la responsabilità di rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore per i nostri figli. Con questa visita ebrei e cattolici - ha continuato - lanciano oggi un messaggio nuovo rispetto alle tragedie che hanno riempito le cronache degli ultimi mesi. La fede non genera odio, la fede non sparge sangue, la fede richiama al dialogo».

Cammino di dialogo
Per Gattegna la visita del Papa «giunge a rinsaldare ancora di più il cammino di dialogo, di amicizia e di fratellanza tra il popolo ebraico, il popolo dell'Alleanza, e la Chiesa cattolica» e la nuova era dei rapporti tra Chiesa cattolica e ebrei, ha continuato, «sta avendo negli anni più recenti una ulteriore accelerazione per suo merito, papa Francesco. Questo panorama innegabilmente positivo - ha proseguito il presidente dell'Ucei - non deve indurre alcuno a interrompere il lavoro per nuovi ulteriori progressi e in particolare ritengo necessario realizzare una strategia comune che consenta un'ampia diffusione, presso tutta la popolazione, della conoscenza del grande lavoro svolto e del consolidamento dei sentimenti di amicizia e fratellanza che fino ad oggi sono rimasti circoscritti ai vertici religiosi e culturali, mentre ancora circolano con frequenza pregiudizi e discorsi improntati a un disprezzo che ci offende e ci ferisce. In questo senso riponiamo grande fiducia nella sua capacità di parlare, di dialogare e di farsi ascoltare dalla comunità dei fedeli, oltre che dalle gerarchie ecclesiastiche».

(con fonte Askanews)