5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
A mezzogiorno ha lasciato il Centrafrica per fare rientro a Roma

L'ultimo giorno «africano» per Francesco

Oggi il Pontefice ha visitato la mosche di Bangui e ha incontrato la comunità musulmana. Poi, ha celebrato l'ultima messa africana prima di ripartire alla volta di Roma

BANGUI - Questa mattina, dopo essersi congedato dalla nunziatura apostolica di Bangui, Papa Francesco si è recato alla moschea centrale della capitale della Repubblica centrafricana dove, alle 8.15, ha incontrato la locale comunità musulmana. Alle nove e trenta il Papa ha detto messa nello stadio del complesso sportivo Barthélémy Boganda, ultima celebrazione del suo viaggio in Africa iniziato mercoledì scorso in Kenya, proseguito in Uganda e concluso ora in Centrafrica, dove ieri ha aperto la porta santa della cattedrale con una sorta di anticipo del giubileo della misericordia che a San Pietro si apre il prossimo otto dicembre. A mezzogiorno il Papa è partito in aereo dall'aeroporto M'Poko di Bangui per fare rientro a Roma. L'arrivo è previsto alle 18.45 all'aeroporto romano di Ciampino.

L'incontro con i musulmani 
«La mia visita pastorale nella Repubblica Centrafricana non sarebbe completa se non comprendesse anche questo incontro con la comunità musulmana. Tra cristiani e musulmani siamo fratelli. Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali». Queste le parole di Papa Francesco nella moschea del chilometro cinque di Bangui, capitale della Repubblica centrafricana marcata da scontri violenti nel corso degli ultimi anni. «Sappiamo bene - ha sottolineato Bergoglio - che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev'essere anche un uomo o una donna di pace. Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall'altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune. Insieme, diciamo no all'odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, salam». In visita alla moschea del chilometro cinque di Bangui, capitale della Repubblica centrafricana marcata da scontri violenti nel corso degli ultimi anni, Papa Francesco auspica che «le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei Responsabili che sappiano unire i Centrafricani, e diventino così simboli dell'unità della nazione piuttosto che i rappresentanti di una fazione».

Messaggio di pace
«In questi tempi drammatici - ha detto Bergoglio - i responsabili religiosi cristiani e musulmani hanno voluto issarsi all'altezza delle sfide del momento. Essi hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l'armonia e la fraternità tra tutti. Vorrei assicurare loro la mia gratitudine e la mia stima. E possiamo anche ricordare i tanti gesti di solidarietà che cristiani e musulmani hanno avuto nei riguardi di loro compatrioti di un'altra confessione religiosa, accogliendoli e difendendoli nel corso di questa ultima crisi, nel vostro Paese, ma anche in altre parti del mondo. Non si può che auspicare che le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei Responsabili che sappiano unire i Centrafricani, e diventino così simboli dell'unità della nazione piuttosto che i rappresentanti di una fazione. Vi incoraggio vivamente a fare del vostro Paese una casa accogliente per tutti suoi figli, senza distinzione di etnia, di appartenenza politica o di confessione religiosa. La Repubblica Centrafricana, situata nel cuore dell'Africa, grazie alla collaborazione di tutti i suoi figli, potrà allora dare un impulso in questo senso a tutto il continente. Essa potrà influenzarlo positivamente e aiutare a spegnere i focolai di tensione che vi sono presenti e che impediscono agli Africani di beneficiare di quello sviluppo che meritano e al quale hanno diritto. Cari amici - ha concluso il Papa - vi invito a pregare e a lavorare per la riconciliazione, la fraternità e la solidarietà tra tutti, senza dimenticare le persone che più hanno sofferto per questi avvenimenti. Dio vi benedica e vi protegga!».

Nella moschea
Al suo arrivo alla moschea di Bangui, stamane nella Repubblica centrafricana, Papa Francesco «è stato accolto da cinque imam. Dopo uno scambio di doni si è tolto le scarpe ed è passato tra i fedeli musulmani, raccogliendosi per un paio di minuti in preghiera». Lo riferisce l'Osservatore Romano. Nella cronaca firmata da Maurizio Fontana, il giornale vaticano in edicola nel pomeriggio riferisce una serie di dettagli della mattinata del Papa, prima di prendere l'aereo che lo sta riportando a Roma, che non era stato possibile conoscere in mattinata in assenza di immagini video ufficiali. All'uscita della moschea, «il Papa ha voluto aggiungere una tappa non prevista dal programma, fermandosi nella scuola di Koudoukou dove sono ospitati molti sfollati del quartiere. Con un gesto significativo il Pontefice ha compiuto un giro in papamobile nel campo sportivo dell'istituto con accanto l'imam della moschea: un'ulteriore testimonianza di prossimità, di attenzione, di unità. Poi si è diretto allo stadio Barthélemy Boganda, per la messa conclusiva del viaggio».

La messa
Dopo la visita alla moschea, la celebrazione della Messa. «Voglio rendere grazie con voi al Signore di misericordia per tutto quello che vi ha concesso di compiere di bello, di generoso, di coraggioso, nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità, durante gli eventi accaduti nel vostro Paese da molti anni». Così Papa Francesco nell'omelia allo stadio di Bangui, capitale della Repubblica centrafricana, paese attraversato in questi anni da violenze. «Non siamo ancora arrivati alla meta, siamo come in mezzo al fiume, e dobbiamo decidere con coraggio, in un rinnovato impegno missionario, di passare all'altra riva». Così Papa Francesco. «Ogni battezzato - ha detto il Papa - deve continuamente rompere con quello che c'è ancora in lui dell'uomo vecchio, dell'uomo peccatore, sempre pronto a risvegliarsi al richiamo del demonio - e quanto agisce nel nostro mondo e in questi tempi di conflitti, di odio e di guerra -, per condurlo all'egoismo, a ripiegarsi su sé stesso e alla diffidenza, alla violenza e all'istinto di distruzione, alla vendetta, all'abbandono e allo sfruttamento dei più deboli». Il viaggio del Papa, nonostante l'allerta sicurezza per la tappa centrafricana, è terminato «senza problemi» all'aeroporto di Bangui, alle 12.30, «grazie anche - sottolinea l'Osservatore Romano - al lavoro discreto della Gendarmeria e della Guardia Svizzera, svolto sia durante la preparazione, sia durante lo svolgimento della visita».

(Con fonte Askanews)