9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
La prova delle elezioni

E adesso, chi si prenderà Roma?

A maggio la Capitale andrà a votare insieme a Milano, Napoli, Torino: una partita politicamente fondamentale. Ma qualunque partito vorrà puntare alla vittoria dovrà dimostrare ai cittadini di essere capace di un vero rinnovamento

ROMA – Il percorso dei prossimi sei mesi è già tracciato: la nomina di un commissario (o meglio di una squadra di nove commissari) che traghetteranno la città fino alle elezioni anticipate di maggio. A quel punto, però, cominciano le enormi incognite. La principale è anche quella più ovvia: chi si prenderà il Comune di Roma per i prossimi cinque anni? Sulla carta, un'Amministrazione in queste condizioni sembrerebbe una patata bollente che nessuno ambisce a prendersi in mano. Ma politicamente, in realtà, per la Capitale passa una partita fondamentale: unendo il voto locale di Roma a quello di tutte le altre grandi città che andranno simultaneamente alle urne (Milano, Napoli, Torino, Cagliari) ne uscirà infatti un quadro molto realistico dei rapporti di forza a livello nazionale. Come dire che il vincitore potrebbe realisticamente puntare a diventare il prossimo inquilino di palazzo Chigi.

Centrodestra e centrosinistra alla prova del nove
Ma chiunque vorrà avere una chance di vittoria a Roma, di fronte ad un elettorato comprensibilmente disgustato dai pessimi esempi politici che ha dovuto sopportare fino ad oggi, dovrà dimostrare prima di tutto di essere capace di un radicale rinnovamento. Dovrà dimostrarlo in primis il Partito democratico, per sperare di rifarsi una verginità dopo il disastro di Ignazio Marino. Di tutte le forze in campo, è sicuramente la più sfavorita (e vorrei ben vedere...): potrebbe azzardare un colpo di coda solo inventandosi una candidatura che sparigli le carte, un esponente della tanto decantata società civile, una persona perbene dal volto pulito. Di certo non uno dei colonnelli turborenziani i cui nomi circolano insistentemente in queste ore: Giachetti, Orfini, la Madia. Dio ce ne scampi. Dovrà dimostrare rinnovamento anche il centrodestra, per poter approfittare delle disgrazie dello schieramento avverso. La memoria delle devastazioni prodotte da Alemanno, non certo inferiori a quelle di Marino, è ancora fresca nella mente dei romani: ed è proprio per questo che la candidata apparentemente preferita da Berlusconi, Giorgia Meloni, compagna di partito dell'ex primo cittadino, non ci sembra la scelta ideale. Più coraggioso sarebbe puntare su un uomo nuovo come Alfio Marchini, che si è già costruito in questi anni un'immagine vincente lontano dai partiti. Ma, per giocarsi questo pesante jolly, Silvio dovrebbe accettare di fare (e far fare a tutta Forza Italia) un passo indietro per dare le chiavi in mano ad una lista civica. E aspettarsi un atto di modestia del genere dal leader più ingombrante della coalizione ci sembra davvero improbabile.

La speranza Di Battista
Il paradosso è che perfino il Movimento 5 stelle, dato come favorito da tutti i sondaggi proprio per l'immagine di novità che porta con sé, dovrà dimostrare di sapersi rinnovare per riuscire a prendersi Roma. Ad esempio, liberandosi una volta per tutte delle sue rigide e pazzotiche regole interne, come quella che impone a chi è stato eletto per una carica quella di non ricandidarsi in nessun'altra. Questa norma impedisce di calare colui che sarebbe il vero asso di questa tornata elettorale: Alessandro Di Battista. Un politico che si è guadagnato la stima di un numero crescente di cittadini con le sue sole forze e che proprio per questo nelle urne vincerebbe a mani basse. Peccato che, così stando le cose, non si potrebbe nemmeno presentare, perché fa già il deputato. Il suo potenziale rimpiazzo, Marcello De Vito, sarebbe anche lui un sindaco credibile, ma per ripulire il Comune di Roma dalle macerie serve un politico di serie A, un pezzo da novanta, non una pur dignitosa seconda fila. Se i grillini non sapranno finalmente aprire la mente dai loro troppo quadrati pregiudizi, rinunceranno alla possibilità di vittoria elettorale più importante della loro storia. E faranno perdere una grossa chance anche a tutti i cittadini romani.
Post scriptum: ma siete pronti a giurare che il giorno delle elezioni Ignazio Marino se ne starà buono a cuccia, o piuttosto tenterà di ripresentarsi con una sua lista civica, andando all'attacco dei suoi buoni nemici del Partito democratico?