10 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
'La vita cristiana non è un museo da guardare o da salvaguardare'

Sinodo tra scontri e divergenze, Papa: non siamo Parlamento

Papa Francesco ha aperto il sinodo sulla famiglia, che vedrà radunati in Vaticano per tre settimane quasi trecento vescovi da tutto il mondo, scacciando lo spettro dello scontro tra cordate e fazioni contrapposte

CITTA' DEL VATICANO - Papa Francesco ha aperto il sinodo sulla famiglia, che vedrà radunati in Vaticano per tre settimane quasi trecento vescovi da tutto il mondo, scacciando lo spettro dello scontro tra cordate e fazioni contrapposte.

Clima di tensioni
Che il clima sia surriscaldato lo dimostra la eco delle ultime vicende di cronaca. Quando viene fuori la notizia che a Washington il Papa, ritornato nel frattempo a Roma, aveva visto Kim Davis, una funzionaria del Kentuky finita in carcere per aver rifiutato un matrimonio gay, oltratlantico esplode negli ambienti liberal una polemica interrotta solo quando il portavoce vaticano precisa che l'incontro non doveva essere considerato 'come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi'. Passano poche ore e la Cnn tira fuori il video di un altro incontro, quello di Francesco con un suo ex allievo omosessuale, Yayo Grassi, affiancato dal compagno. Ed esplodono, speculari, le polemiche nel fronte conservatore. Qualche altra ora e a Roma monsignor Krzysztof Olaf Charamsa, teologo polacco, funzionario della congregazione per la Dottrina della fede, segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale, insegnante in due università pontificie, fa coming out, racconta alla stampa internazionale di essere gay, presenta il suo compagno.

Pressione mediatica
Le reazioni sono accese, e contrastanti. Il cardinale Camillo Ruini esprime 'pena' per l'ex astro nascente di quello che un tempo era il Santo Uffizio in un'intervista al Corriere della sera nella quale poi boccia l'apertura sinodale sui divorziati risposati, boccia la legge italiana sulle unioni civili, denuncia le 'strumentalizzazioni' di cui sarebbe vittima il Papa. Idea diversa da quella del priore di Bose Enzo Bianchi, che in un intervento sulla Stampa giudica il caso Charasma come una provocazine che non aiuta il sinodo: 'Difficilmente una simile operazione mediatica programmata aiuterà il dibattito, né credo gioverà alle persone che vivono la difficile situazine di credenti con relazioni affettive di tipo omofilo'. Il Vaticano denuncia l'impropria 'pressione mediatica'. Sospetti, agguati per mezzo stampa, sgambetti. Non era finita molto diversamente al sinodo straordinario dell'ottobre 2014. La discussione aperta da Francesco sulla famiglia, senza escludere temi controversi e divisivi come le coppie di fatto, l'omosessualità, la comunione ai divorziati risposati, la contraccezione finì ai voti. La maggioranza qualificata sbarrò la strada a tre paragrafi-chiave, due sui divorziati e uno sull'omosessualità. Un anodino paragrafo che ribadiva il catechismo della Chiesa cattolica e citava un testo della congregazione della Dottrina della fede sui gay non raggiunse i due terzi dei voti. Figuraccia dei conservatori, sospetti su franchi tiratori progressisti. Il sinodo non fu un Parlamento ma quasi.

Divergenze profonde sotto gli occhi di tutti
Il Papa sbaragliò tutte le manovre decidendo, nella sorpresa generale, di pubblicare tutto, paragrafi e voti. La Chiesa di Francesco non ha paura di portare alla luce le divergenze profonde. Erano decenni, del resto, che la Chiesa non affrontava di petto il tema della famiglia, da tempo campo di battaglie ideologiche, di alleanze con pezzi della politica in Italia, in Spagna, negli Stati Uniti e non solo. Il Papa che ai giovani argentini disse 'fate casino', il Pontefice che ripete spesso di preferire 'una Chiesa accidentata che una Chiesa malata di autoreferenzialita», il pastore che spinge i confratelli in uscita missionaria a cercare la 'pecorella smarrita' (anzi: 'Noi ne abbiamo una, ci mancano le 99! Non possiamo stare a pettinare quella rimasta') ha messo in conto un certo santo scompiglio. Senza però esagerare. Senza prestare il fianco a chi punta allo scontro. Senza allarmare chi, impaurito, teme che se si apre una falla, prima o poi crollerà la diga. Senza cadere nella trappola di chi, gattopardescamente, ritiene che il modo migliore di non cambiare nulla sia far finta di cambiare tutto.

Apprensione
Una certa apprensione per uno scontro che potrebbe sfuggire di mano, allora, balena nei discorsi di tutti i protagonisti del sinodo, fin dalle prime battute. Il cardinale hondureno Oscar Rodriguez Maradiaga, bergogliano doc, apre la sessione di questa mattina con una meditazione che parte da San Paolo per affermare: 'A volte ci intristisce ascoltare come il mondo ha percepito questo sinodo pensando che veniamo come due bande contrapposte che difendono posizioni irriducibili'. Il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois, presidente delegato, introduce i lavori precisa che 'nonostante le nostre differenze, non vogliamo vivere questo tempo come una prova di forza di cui i microfoni e le telecamere sarebbero gli arbitri'. Il cardinale segretario del sinodo Lorenzo Baldisseri, volgendo il tema in positivo, accenna al fatto che 'la nostra è un'assemblea ampia e composita, un affresco mirabile della cattolicità della Chiesa, in cui si riflettono le sensibilità e risuonano le voci di tutti i continenti'. Nel briefing quotidiano monsignor Bruno Forte, vescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del sinodo, declina così il tema della pressione mediatica: 'L'anno scorso la lettura dei media mi è sembrata spesso bipolare: si voleva mettere in luce sempre la presenza di due o più partiti tra i vescovi, vorrei dirvi che dall'interno del sinodo non è questa la percezione: si tratta di pastori, uomini di fede che si pongono in ascolto di Dio e alle attese e le sfide della gente, questo ci unisce ben più profondamente di tutti gli accenti e le differenze'.

Non un convegno
Il Papa stesso, nel breve saluto di introduzione (ha già parlato ampiamente alla veglia di preghiera in piazza San Pietro di sabato e alla messa d'apertura di domenica nella basilica vaticana, chiarisce ancora una volta che 'il Sinodo non è un convegno o un parlatorio, non è un parlamento o un senato, dove ci si mette d'accordo. Il Sinodo, invece, è un'espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio; è la Chiesa che si interroga sulla sua fedeltà al deposito della fede, che per essa non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva alla quale la Chiesa si disseta per dissetare e illuminare il deposito della vita'. Il Sinodo, spiega, 'si muove necessariamente nel seno della Chiesa e dentro il Santo Popolo di Dio di cui noi facciamo parte in qualità di pastori, ossia servitori'. E ancora, a conclusione del discorso: 'Il Sinodo non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si occorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, ma l'unico metodo del Sinodo è quello di aprirsi allo Spirito Santo, con coraggio apostolico, con umiltà evangelica e con orazione fiduciosa; affinché sia Lui a guidarci, a illuminarci e a farci mettere davanti agli occhi non i nostri pareri personali, ma la fede in Dio, la fedeltà al magistero, il bene della Chiesa e la salus animarum'.

Divergenze
Di certo emergono fin da subito le divergenze. Il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e relatore generale, apre l'assise con un lungo discorso nella quale fa segnare un punto a chi osteggia un'apertura sul tema dei divorziati risposati. Tema che non aveva raggiunto il quorum l'anno scorso, riproposto comunque nel documento-base per quest'anno, l'Instrumentum laboris, e subito affossato dal porporato ungherese: 'Non è il naufragio del primo matrimonio, ma la convivenza nel secondo rapporto che impedisce l'accesso all'Eucarestia'. Chioserà il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, moderatore del briefing: 'Il sinodo è iniziato oggi, non è finito oggi'. I giornalisti chiedono ai padri sinodali presenti del caso Charamsa e della pressione mediatica, della ex presidente irlandese Mary McAleese che critica un sinodo di vescovi celibri che parlano di famiglia e della questione divorziati risposati. Qualcuno chiede se ci si possono attendere cambiamenti dottrinali. 'Se siete venuti a Roma con l'idea di un cambiamento spettacolare della dottrina, ve ne andrete delusi', risponde di getto Vingt-Trois. Prende la parola Forte: 'Non è che questo sinodo non si riunisce per non dire nulla. Non è un sinodo dottrinale ma pastorale, come lo fu il Concilio vaticano II. Bisogna cercare le vie rende la Chiesa vicina agli uomini e alle donne del nostro tempo. Il tempo cambia, le situazioni cambiano, la Chiesa non può restare insensibile alle sfide'. La Chiesa finalmente discute, apertamente, collegialmente, sinodalmente. Era anni che non lo faceva. Vengono fuori le divergenze, inevitabilmente. Alla fine bisognerà trovare una sintesi. Ma non, avverte il Papa, con un compromesso, dove ognuno cede qualcosa ma senza cambiare idea. Il sinodo non è un Parlamento. E la vita cristiana non è 'un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare'.

(con fonte Askanews)