18 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
«La Chiesa ascolti i vescovi dell'Eritrea»

Iwobi (Lega): Commenti razzisti contro di me, ignoranti di sinistra

«Le parole di qualche prelato hanno avuto effetto su certa sinistra», e così sulla pagina Facebook del Dipartimento federale sicurezza e immigrazione della Lega Nord sono comparsi commenti razzisti contro Tony Iwobi, responsabile del Dipartimento

ROMA (askanews) - «Evidentemente le parole di qualche prelato italiano hanno avuto effetto su certa sinistra italiana. Sulla pagina Facebook del Dipartimento federale sicurezza e immigrazione della Lega Nord, infatti, sono comparsi molti commenti razzisti e direi anche piazzisti su di me». Lo denuncia Tony Iwobi, responsabile del Dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega Nord.

Tipico di chi non ha un'idea
«Questo - aggiunge - è il tipico atteggiamento di chi non ha un'idea per contrastare le nostre argomentazioni. Grazie mille ignoranti razzisti senza cervello di sinistra, per merito vostro da questa mattina io e i membri del Dipartimento sicurezza e immigrazione siamo ancora più concentrati e determinati nel perseguire le giuste idee della Lega Nord».

Cei ascolti i vescovi dell'Eritrea
Secondo Iwobi, «i signori vescovi della Cei, così impegnati ad attaccare Salvini e la Lega, dovrebbero leggere le dichiarazioni dei vescovi dell'Eritrea. Imparerebbero certamente qualcosa. 'Basta con l'emigrazione dei nostri giovani, aiutateci a farli vivere in condizioni dignitose a casa loro', affermano i vescovi eritrei. Se lo diciamo noi, ovviamente, ci accusano di essere dei razzisti. 'Fino a quando questa magmatica fuga umana? - scrivono i vescovi africani -. Perché mai la durezza delle condizioni di vita nelle traversate del deserto e del mare, il peso finanziario che comportano, i rischi per la vita che si corrono, non riescono a convincere i giovani a retrocedere da avventure, meglio dire disavventure, di queste proporzioni?'. Dall'altra parte alcuni illustri membri della Chiesa stessa sostengono lo svuotamento di questi Paesi in nome di una falsa solidarietà, chi sa il perché. Lo sappiamo bene, in realtà il perché. Purtroppo», conclude Iwobi.