13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Sul caso Azzollini

Galan: Renzi usa il garantismo per mero calcolo politico

Secondo l'ex ministro Giancarlo Galan, condannato per lo scandalo Mose, il Parlamento concede o meno l'autorizzazione all'arresto per calcoli politici e non in base alla lettura delle carte

ROMA (askanews) - «E' una porcheria. Come l'ipocrisia sul finanziamento alla politica, ma lasciamo stare». Lo ha affermato l'ex ministro Giancarlo Galan, convinto che il Parlamento conceda o meno l'autorizzazione all'arresto chiesta dalla magistratura per calcoli politici e non sulla lettura delle carte, come affermato dal premier Matteo Renzi sul comportamentto dei senatori Pd nel caso Azzollini.

Nel mio caso non hanno letto le carte
«Zanda, che sul Mose la sapeva lunga, visto che è stato presidente - ha protestato Galan con Repubblica - si è ben guardato nel mio caso dal chiedere ai deputati di leggersi le carte. E il presidente della giunta, Rabino, ha detto: 'il caso Galan è politico'. Più chiaro di così». Assumendosi con ciò, a suo dire, non solo la responsabilità dell'arresto ma anche quella della condanna perchè, dice ora Galan, se non fosse stato mandato in carcere lui non avrebbe mai patteggiato.

Io dentro e altri no?
Galan, di cui la Camera è in attesa dalla Cassazione della comunicazione del passaggio in giudicato della condanna per dichiararne la decadenza da deputato, è stato infatti condannato con rito abbrevviato per lo scandalo Mose a seguito di patteggiamento a suo dire figlio solo della decisione della Camera di farlo arrestare. «Ma se fossi stato ai domiciliari (come ora, ndr) non avrei patteggiato. Il carcere è usato come forma di pressione. Non sono stato interrogato né processato. Perchè io dentro e altri no?»

Garantismo vale per tutti?
«Il garantismo - ha detto Galan sulla presa di posizione neogarantista di Renzi- deve o dovrebbe valere per tutti: se non sei socialmente pericoloso e non hai commesso fatti di sangue è assurdo che il Parlamento ti spedisca in carcere prima di una sentenza Peccato che, nel mio caso, sia andata diversamente. Mi hanno impallinato per calcolo e accanimento. Avevo una trombosi venale, non ho potuto nemmeno spiegare in aula le mie ragioni. Il mio arresto faceva comodo a tanti. Il Mose non è una vicenda mia personale. Qualcuno si èmesso in tasca 1,2 miliardi di euro». Detto ciò, nulla questio, sul salvatggio di Azzollini da parte del Senato: «un uomo libero in più e un detenuto in meno nel vergognoso carcere preventivo. Io ne so qualcosa?».