18 luglio 2024
Aggiornato 03:00
FdI chiede le dimissioni di Marino e di tutta l'amministrazione

«Dimissioni di massa, subito»

Il capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, ha inviato una lettera ai consiglieri per chiedere le dimissioni di massa e lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Roma. Giorgia Meloni: «Via il marcio da Roma»

ROMA - Continua la battaglia delle opposizioni al sindaco di Roma e alla sua giunta. Dopo la seconda ondata di arresti di Mafia capitale, una fetta di politica chiede con forza che il sindaco Ignazio Marino rassegni le dimissioni e lasci la poltrona in Campidoglio. Il capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, ha inviato una lettera ai consiglieri per chiedere le dimissioni di massa e lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Roma. «Condivido e sostengo l’iniziativa del capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio», afferma il presidente di FdI-An Giorgia Meloni, che già nelle primissime ore seguite agli arresti aveva chiesto a gran voce a Marino di lasciare la poltrona di sindaco e permettere che i romani tornino alle urne.

Il tempo della responsabilità
Fratelli d'Italia chiede, dunque, che tutta la giunta si sciolga e vadano tutti a casa. Il leader di FdI ribadisce la necessità che il Partito democratico sia fuori dall'amministrazione di Roma: «Mi auguro che i consiglieri raccolgano l'appello di FdI e facciano quello che il sindaco Marino avrebbe dovuto fare da tempo per il bene della Città Eterna», afferma Meloni. Le dimissioni del primo cittadino dell'Urbe risparmierebbero, così, alla città «la vergogna di un commissariamento per mafia», restituendo «la parola ai cittadini romani con il ritorno alle urne». È arrivato il tempo «della responsabilità», a detta del leader di Fratelli d'Italia, e di fronte agli incresciosi fatti di Roma si fa palese la priorità di «cancellare il marciume e non difendere interessi di partito».

Rampelli: dimissione di tutti è unica soluzione
Ad esprimersi sulla vicenda anche il capogruppo di Fdi-An alla Camera dei deputati Fabio Rampelli che, dando man forte alle parole del presidente Meloni, sostiene il gesto del capogruppo in Campidoglio Ghera, dicendosi convinto che «le dimissioni di almeno 25 consiglieri sono l’unica soluzione per evitare il commissariamento della Capitale». Alla base di questa decisione deve esserci, secondo Rampelli, la necessità di salvaguardare l'immagine di una capitale europea: l'inchiesta Mafia capitale rappresenta, infatti, «un tracollo per l'immagine e il prestigio internazionale di Roma», è impellente la necessità di chiudere il prima possibile questo capitolo. Ora Fratelli d'Italia chiede la collaborazione degli altri consiglieri, «speriamo che in questo clima orribile i consiglieri capitolini ritrovino dignità ed evitino l’onta dello scioglimento per mafia alla Capitale», afferma Federico Mollicone, Responsabile comunicazione FdI-An.

Gli sviluppi dell'operazione
Continuano le indagini e spuntano fuori particolari importanti rispetto a gare di appalto i cui esiti erano già «scritti» e contatti diretti tra imprenditori e funzionari pubblici. Altri cinque arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza con accuse di truffa aggravata alla turbativa d’asta, in relazione ad una serie di appalti truccati che riguardano anche lavori di restauro all’interno del Campidoglio. Spunta ancora il nome dell'imprenditore Fabrizio Amore – già conosciuto alle cronache per la prima parte di Mafia capitale –, il quale risulterebbe in contatto con un alto dirigente della Sovrintendenza dei Beni culturali perché gli venisse affidata il restauro dell'aula Giulio Cesare del Campidoglio. Il giro di affari illeciti ha portato ad un'evasione fiscale di 11 milioni di euro, attuata da Amore e dai suoi collaboratori attraverso «un gruppo di società residenti, controllate da imprese estere con sede in Lussemburgo». Una ventina le persone indagate per i reati diassociazione a delinquere, truffa aggravata e continuata in danno del comune di Roma, falso, turbativa d’asta, emissione e utilizzo di fatture false, indebite compensazioni d’imposta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte con l’aggravante del reato transnazionale.