16 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Finora spesi 3 miliardi per un'opera quasi inutile

Metropolitana C, disastro capitale

Le inchieste della magistratura sono la punta dell'iceberg. I consiglieri comunali Riccardo Magi e Ignazio Cozzoli rivelano al DiariodelWeb.it come del cantiere più grande d'Italia siano un mistero costi, tempi e perfino il percorso

ROMA – Doveva essere l’opera simbolo del Giubileo del 2000, quella che avrebbe trasportato mezzo milione di pellegrini al giorno tra le due basiliche maggiori, San Giovanni e San Pietro. Invece, non sarà pronta nemmeno per l’Anno Santo che comincerà nel dicembre prossimo, ad oltre quindici anni di distanza dai primi progetti preliminari. La Metro C, il più imponente dei cantieri ad oggi aperti in Italia, è diventato anche il più grande buco nero della politica capitolina. E le indagini aperte tanto dalla Corte dei conti quanto dalla Procura di Roma non sono che la punta dell’iceberg. «Nei mesi scorsi, sia in commissione Mobilità che in quella speciale Metro C, abbiamo audito l'assessore Guido Improta e i nuovi vertici di Roma Metropolitane – rivela Riccardo Magi, consigliere della lista Marino, al DiariodelWeb.it – e abbiamo scoperto che manca il progetto definitivo. Ci è stato detto che al momento è al vaglio del ministero. Ma questo è allarmante: significa che si è perso il controllo dell'opera. Nessuno sa dire dove andrà, quando sarà terminata, con quali costi e in quali tempi».

UNA LINEA SENZA CUORE – A soli quattro mesi dall’apertura della prima tratta, quella che collega Pantano a Parco di Centocelle, sono già emersi i primi problemi, tra stazioni che si allagano alle prime gocce di pioggia e vagoni che viaggiano costantemente semivuoti. «Prevedendo che la Metro C avrebbe trasportato 24 mila passeggeri all'ora, si scelsero treni lunghi oltre 100 metri – ricorda Magi – Dunque si progettarono stazioni che sono delle specie di portaerei, creando difficoltà per l'impatto archeologico degli scavi. Ma nel tratto aperto finora, la metropolitana porta solo 12 mila persone al giorno». Della terza linea, infatti, manca ancora il cuore: la tratta che doveva proseguire oltre piazza Venezia, attraversando tutto il centro storico e consentendone quindi la pedonalizzazione. Ad oggi, non solo il percorso completo è ben lungi dall’essere completato, ma non si sa nemmeno se vedrà mai la luce: «È dall'inizio di questa consiliatura che, insieme a colleghi di maggioranza come Magi, stiamo cercando di comprendere se il tracciato originario sarà rispettato – conferma al DiariodelWeb.it il capogruppo di Forza Italia, Ignazio Cozzoli – Se la Metro C si fermasse a San Giovanni, ipotesi che sembra prevalere in maggioranza, verrebbe meno il valore trasportistico». Per questo sono in pochissimi ad utilizzarla.

GIÀ ESAURITO IL BUDGET – In compenso, per completarne solo i primi chilometri sono già stati spesi tutti i soldi originariamente stanziati: «Nel 2006 – racconta ancora il radicale Magi – venne fatta la gara con una base di 3,1 miliardi e aggiudicata a 2,7. Ma quello doveva essere il costo dell'intera opera, da Monte Compatri a piazzale Clodio: invece tra soldi spesi e stanziati sono già stati superati i 3 miliardi. Questo perché una delle prime varianti fu quella di anticipare la realizzazione della tratta periferica, quella già completata, invece di partire, come logico, da quella centrale, che presentava maggiori difficoltà e di cui c'era più bisogno». Riassumendo: non si conosce il percorso, non si conoscono i tempi e non si conoscono nemmeno i costi: «La realizzazione sta avvenendo al di fuori del quadro giuridico della legge obiettivo e di quello economico, che è letteralmente esploso – prosegue il dissidente della maggioranza – Il consorzio d'imprese Metro C, che ha la responsabilità della progettazione e della direzione dei lavori, non ha rispettato costi e tempi di consegna. Sono state presentate continue varianti, sono state accordate cifre in alcuni casi illegittime. Secondo noi ci sono tutti i presupposti per rescindere il contratto e chiedere i danni. Lo scorso agosto abbiamo presentato un esposto alla Procura, alla Corte dei conti e all'Anac di Cantone in cui ricostruiamo tutta la storia dell'opera, evidenziando come l'accaduto faccia sospettare omissioni e forse abusi d'ufficio. Nessuna delle amministrazioni coinvolte si è mai opposta, facendo valere l'interesse pubblico: si è sempre accettata qualsiasi richiesta pur di non fermare un'opera importante. Così la Metro C è diventata un tabù per questa città».

MEZZI PUBBLICI ALLO SFASCIO – Ovviamente, è un mistero anche se i soldi per completarla, a questo punto, ci siano davvero. «L'opera va portata a termine – ribadisce Cozzoli – anche perché sono già stati firmati dei contratti e ci esporremmo a richieste di risarcimento. Però bisogna assolutamente valutare il cambio della direzione lavori. E comincia anche a girare la preoccupante voce secondo cui parte dell'opera rischia di essere definanziata. E siccome l'atto attuativo è già stato firmato, ma i relativi 90 milioni non sono stati ancora pagati, le imprese potrebbero anche fare causa al Comune». Infine, quel che è peggio è che il buco nero della Metro C sta risucchiando dentro di sé l’intera pianificazione strategica della mobilità cittadina: «L'assessore Improta non ha intenzione di riferire della Metro C – lamenta il forzista – In compenso oggi in capigruppo ci hanno proposto di discutere in aula il Piano generale del traffico urbano. Una scelta folle, perché non si può programmare la mobilità se non si sa che fine farà la metropolitana». «La città di Roma vive un'arretratezza dal punto di vista della mobilità unica tra le capitali europee – conclude Magi – In tutti i sondaggi, i cittadini sostengono che i mezzi pubblici siano il problema più grosso della città. Va bene potenziare il bike sharing o le piste ciclabili, ma qui ci manca l'ossatura fondamentale. E rischiamo di non vederla nemmeno nei prossimi anni».