20 aprile 2021
Aggiornato 19:00
M5S denuncia: tagli per tutti, ma non per il Vaticano

«Vale milioni la via che congiunge il Campidoglio a via della Conciliazione»

Tasse mai pagate, sconti sulla Ztl, fondi per le parrocchie e le case di cura: i grillini stimano almeno 440 milioni all'anno di regali del Comune di Roma alla Santa Sede. Sui quali nessuno vuole fare chiarezza. E il Giubileo rischia solo di peggiorare la situazione...

ROMA – La scure dei tagli non è poi così affilata. O meglio, non lo è per tutti. Negli stessi giorni in cui la Giunta Marino porta in aula Giulio Cesare un bilancio 2015 «lacrime e sangue», infatti, viene alla luce un fiume di denaro pubblico che esce ogni anno, pressoché in segreto, dalle casse del Comune. Per riversarsi in quelle del Vaticano, direttamente o attraverso uno dei tanti enti che alla Santa Sede fanno capo: luoghi di culto, fondazioni, scuole, associazioni, esercizi commerciali o ricettivi. Il Movimento 5 stelle aveva azzardato una prima stima: 440 milioni di euro. «Poi abbiamo lanciato l’operazione trasparenza, chiedendo al Campidoglio, ai Municipi, alle aziende partecipate tutti gli atti relativi – racconta Daniele Frongia, consigliere grillino e presidente della commissione Spending review – A risponderci, per ora, sono stati solo quattro Municipi. Una goccia nel mare, ma sufficiente a farci capire che la nostra stima iniziale era per difetto».

OPERAZIONE «DATE A CESARE» – Nella seduta di lunedì 23, la commissione ha reso noti i primi risultati di questa operazione, efficacemente ribattezzata «Date a Cesare». Le resistenze incontrate dal M5s fanno sì che sia tuttora impossibile ottenere un quadro completo di queste spese. Eppure tra le pieghe delle migliaia di pagine che i consiglieri stanno spulciando sono già emersi alcuni piccoli, ma significativi, esempi di questi regali, peraltro non previsti da alcun accordo tra Stato e Chiesa. «Pensiamo alle tasse di occupazione del suolo pubblico mai pagate: nel solo ottavo Municipio ammontano a 136 mila euro, che nessuno richiede – elenca Frongia – O alle borse di studio che il gabinetto del sindaco eroga alla fondazione Domenico Tardini, da ben 40 mila euro all’anno per ciascuno dei cinque studenti, selezionati in modo del tutto arbitrario da parte di questo ente. Oppure ancora agli sconti per l’accesso alla Ztl: un milione di euro all’anno, come a dire che la Santa Sede paga un terzo delle nostre forze di polizia». Il Vaticano, insomma, sembra godere di una corsia preferenziale per accedere ai fondi comunali. «Nel 2009 il Consiglio decise di attribuire un contributo di un milione di euro alle parrocchie – prosegue l’altra consigliera pentastellata Virginia Raggi – per acquistare attrezzature informatiche e ludiche. Intanto le scuole romane, che magari si trovano a pochi passi dalla parrocchia, devono chiedere ai genitori un contributo per acquistare persino il materiale didattico. Lo stesso vale per il sociale: gli stessi fondi che paghiamo in rette a istituti religiosi come case di riposo o case famiglia poi mancano per i nostri servizi sociali. E l’aspetto curioso è che buona parte di questi fondi arrivano sempre nelle stesse zone, in quest’ultimo caso soprattutto a Montemario. Guarda caso, spesso zone dove abitano consiglieri o assessori».

ALLERTA ALLA CORTE DEI CONTI – Nella lista spuntano decine di voci: grandi eventi, opere di canonizzazione, contributi alla Caritas e ai patronati, oneri di urbanizzazione mai versati per la costruzione di edifici di culto, strutture ricettive abusive. Persino pubblicità: «C’è una rivista di turismo cattolico, Josp Magazine, che pubblica gratuitamente gli itinerari turistico-religiosi di Roma – svela Raggi – Ma nel 2012 ha fatto un’ulteriore proposta per 30 mila euro in attività di promozione, che Roma Capitale ha ritenuto di pagare. Di questa rivista non si sa nemmeno dove e in che misura venga distribuita: sicuramente ha meno lettori del sito ufficiale del Comune, dove queste stesse informazioni sono consultabili già da dieci anni». La sala stampa della Santa Sede, sollecitata dal DiariodelWeb.it, ha preferito non fornire alcun commento sulla vicenda. Il Movimento 5 stelle, invece, promette di non fermarsi qui: «Finora siamo riusciti a ricostruire la destinazione di 15 milioni di euro – spiega Frongia – Ma inizieremo a perseguire anche penalmente i dirigenti municipali che ci negano l’accesso a questi atti, commettendo un reato». Intendiamoci: questi fondi sono erogati in modo perfettamente legale. Ma ci si chiede perché siano sempre gli unici che sfuggono a qualsiasi spending review. «Nessuno nella storia aveva mai avviato un’indagine in merito – prosegue il presidente della commissione – Si pone un enorme problema di opportunità e, in alcuni casi, ravvisiamo persino gli estremi per un esposto alla Corte dei conti».

GIUBILEO O ELEMOSINA? – Vale la pena di vederci chiaro, insomma. Specialmente in un anno in cui le spese del Comune per il Vaticano saranno inevitabilmente destinate ad aumentare, dopo che Papa Francesco ha indetto il Giubileo straordinario. «Una prima stima dei costi dell’evento ammonta a 800 milioni di euro, per i quali chiediamo trasparenza e controllo di legalità», chiosa Frongia. Molto di più degli appena 110 milioni richiesti come gettito straordinario: «Dobbiamo dare una cifra esatta al costo del Giubileo per Roma – aggiunge Imma Battaglia, intervenuta nella commissione a garantire il sostegno di Sel a questa operazione dalle file della maggioranza – in particolare visto il momento delicato che ci imporrà di spendere ulteriori risorse per la sicurezza. Vigileremo, perché il Comune non si può permettere che il Giubileo diventi un’elemosina al Vaticano. L’evento va svolto, ma con i fondi degli accordi tra governo e Santa Sede. I costi non devono gravare sui cittadini».