17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31
Frequenze tv

Tancredi: sulla Tv nessuna vendetta contro Berlusconi

Un emendamento dell'esecutivo rischia di alimentare l'attrito già esistente tra maggioranza e Forza Italia. Il Milleproroghe scatena una polemica nel centrodestra in merito all'emendamento del governo presentato alla Camera sulle frequenze tv che sottrarrebbe a Rai e Mediaset circa cinquanta milioni di euro. Per Forza Italia è il prezzo della rottura del Nazareno.

ROMA«Una coincidenza che si presta a interpretazioni malevole». Queste le parole di Paolo Tancredi, deputato di Ncd, che, in un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it, commenta la polemica nata attorno alla presentazione alla Camera dell'emendamento del Governo sulle frequenze tv, che sottrarrebbe cinquanta milioni di euro a Mediaset e Rai.

A CHE GIOCO GIOCA IL PREMIER? - «Sulla sostanza stessa della norma, poi, io qualche dubbio ce l'avrei – continua il deputato –, perché da una previsione di norma che poi prevede una stralcio delle risorse del canone ad andare a fare un prelievo alle emittenti generaliste nazionali penso che non sia così lineare». L'esponente del Nuovo Centrodestra continua spiegando lo stato dei lavori in corso: «Noi abbiamo accantonato l'articolo 3. Lì c è un problema di ripartizione delle risorse del canone sulle tv locali e sulle emittenti locali, previsione di legge che non è mai stata attuata. L'idea di far partecipare le testate nazionali non credo che sia innovativa. Questo lo vedremo, ne discuteremo. Io sono un governativo, ci mancherebbe, però il testo dell'emendamento sicuramente si presta ad un'interpretazione malevola – spiega Tancredi –, soprattutto in un momento come questo».

UNA SCELTA INFELICE«Non l'ho giudicata un'iniziativa così opportuna», continua il deputato di Ncd. Si tratta di una tattica del premier Matteo Renzi per riportare Silvio Berlusconi sulla retta via, quella del patto del Nazareno? «No, non penso – spiega il deputato di Ncd –. Sono entrambe persone pragmatiche. È chiaro, però, che la scelta di tempo non è felicissima, ecco. Per quanto riguarda l'effettiva possibilità della norma di andare in porto, su questo vedremo. Io credo che l'emendamento abbia bisogno quantomeno di correzioni. Adesso abbiamo accantonato totalmente tutto l'articolo 3. Della distanza comunque discuteremo. Poi sulla comunicazione che essa ha dato, la scelta di tempo si presta a una interpretazione malevola, su questo non ci sono dubbi. Parlare di vendetta mi sembra eccessivo, io credo che questa cosa si ricomporrà facilmente», conclude il deputato.

FORZA ITALIA: È VENDETTA DI RENZI - Un emendamento dell'esecutivo rischia di alimentare l'attrito già esistente tra maggioranza e Forza Italia. Il Milleproroghe scatena una polemica nel centrodestra in merito all'emendamento del governo presentato alla Camera sulle frequenze tv che – a detta del centrodestra – sottrarrebbe a Rai e Mediaset circa cinquanta milioni di euro. L'emendamento al decreto Milleproroghe prevede, dunque, l'annullamento dello sconto a Rai e Mediaset sul canone per l’uso delle frequenze televisive sul digitale terrestre. Agevolazione, questa, che era stata accordata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), nonostante le contestazioni dell'Unione europea, e che aveva permesso sia a Rai che a Mediaset grossi risparmi.

COINCIDENZE? - Una coincidenza piuttosto bizzarra, alla luce di quanto emerso ieri in relazione al patto del Nazareno. Forza Italia ne sancisce la fine e il leader, Silvio Berlusconi, sottolinea che sulle riforme si deciderà volta come votare. A poche ore dallo screzio arriva l'annuncio dell'emendamento. Il centrodestra di Forza Italia accoglie la notizia basito e l'ex Cavaliere sembra intenzionato ad attivare canali di collegamento col Governo per arrivare ad una soluzione. Come scrive La Repubblica, la prima reazione dell'ex premier sarebbe stata una chiamata a Denis Verdini, il forzista che nei mesi scorsi aveva tenuto rapporti, in ambito di riforme e, più in particolare in relazione alle frequenze tv, con Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo.

FI PAGA LA ROTTURA DEL NAZARENO - Sempre secondo La Repubblica, Silvio Berlusconi avrebbe cercato di far breccia a Palazzo Chigi attraverso il fidato Giovanni Toti e il capogruppo del Senato Paolo Romani, entrambi, guarda caso, vicinissimi all'ambiente Mediaset. Ma nessuno spiraglio di luce sembra intravedersi nella vicenda. Nemmeno quando a farsi avanti è Fedele Confalonieri. Insomma, il centrodestra grida allo scandalo: si tratterebbe di una vendetta, di una ripicca del Governo Renzi nei confronti delle scelte politiche intraprese da Forza Italia. «I renziani ci stanno facendo pagare la levata di scudi nei confronti del Nazareno – dice un esponente di Forza Italia – e la prova è la riformulazione nella notte dell’emendamento». Secondo i forzisti si tratterebbe, dunque, di una ritorsione: la riproposizione di quella misura già presentata e successivamente ritirata dalla legge di Stabilità, sarebbe una «conseguenza della rottura del patto del Nazareno».

IL GOVERNO: MISURA DI EQUITÀ - Giacomelli e Palazzo Chigi contraddicono le chiacchiere di Forza Italia e negano che l’emendamento della in questione sia una ritorsione: «Posso capire la tensione di questi giorni ma suggerirei di tenersi ai fatti e non agli stati d’animo», dice Giacomelli: la «riforma delle norme relative al canone frequenze» è stata presentata «già da agosto 2014, anche con una lettera scritta ad Agcom». Si tratterebbe, infatti, solo di una «misura di equità», comunicano da Palazzo Chigi. Ad Arcore, però, si pensa ad un avvertimento, ad un primo segnale figlio di quella rottura che allontana Forza Italia dal premier Renzi. Ad essere in ballo ora c'è la questione dell'intesa della maggioranza sul falso in bilancio. E si pensa all'appuntamento del 20 febbraio, quando il governo dovrà ripresentare la tanto discussa norma del 3% sulla delega fiscale, ferma dalle dimissioni di Napolitano, in seguito alle polemiche sorte attorno al Salva-Cav. Quanto costa, dunque, a Silvio Berlusconi la fine del patto col premier? Silvio spera che si aggiusti la faccenda dell’agibilità politica, ma le cose non sembrano andare come si auspicava, tant'è che si parla addirittura della possibilità che la frode fiscale non ricada in quella schiera di reati in via di depenalizzazione.