23 febbraio 2019
Aggiornato 18:00
Per la Lega, bisogna ammettere che l'Islam è una «religione diversa dalle altre»

Niente più moschee in Lombardia. I musulmani preghino pure, ma a casa loro

Approvata in Lombardia la norma già ribattezzata «anti-moschee», che pone rigidissime limitazioni alla costruzione di nuovi minareti. Per la Lega, si tratterebbe di un provvedimento necessario per la sicurezza dei cittadini. Per le opposizioni, invece, il provvedimento sarebbe in odore, oltre che di incostituzionalità, di islamofobia. E rischierebbe di rilevarsi controproducente.

MILANO - «Dobbiamo trattare l’Islam per quello che è: una religione diversa dalle altre». Con queste parole Fabio Rolfi, consigliere regionale lombardo della Lega Nord, ha presentato la posizione della maggioranza a proposito della modifica alla legge urbanistica, che ha introdotto nuove regole per l’edificazione di luoghi di culto. Una norma discussa, che già tre volte è stata bloccata dall’ufficio legislativo del Pirellone in quanto a rischio di incostituzionalità.

ITER LEGISLATIVO ACCELERATO DAI FATTI DI PARIGI - Proprio ieri, però, la cosiddetta «norma anti-moschee» è passata, anche, forse, sull’onda emozionale di quanto è accaduto qualche settimana fa a Parigi. Una legge che però, in realtà, era pronta già da prima degli attentati contro la redazione dello Charlie, con lo scopo di contrastare le politiche del Comune di Milano che, a fine anno, ha pubblicato un bando per assegnare tre aree da destinare a luoghi di culto, moschee comprese. Non c’è dubbio che però la strage di Parigi abbia accelerato il corso della proposta, approvata infine proprio nella giornata di ieri.

REQUISITI RIGIDISSIMI PER COSTRUIRE LUOGHI DI CULTO - La legge regionale interviene con strumenti urbanistici, imponendo ad esempio, per i nuovi edifici di culto, il rispetto «del paesaggio lombardo». Secondo le opposizioni, per aggirare la norma costituzionale che contempla la libertà di culto in Italia, la maggioranza di Roberto Maroni si è affidata a una legge urbanistica, la numero 12/2005, che già da oggi ha di fatto reso quasi impossibile, grazie a vincoli rigidissimi, la costruzione di templi, pagode, sinagoghe e moschee. In base al testo finale, le norme valgono infatti sia per le confessioni religiose che hanno firmato intese con lo Stato, sia per quelle che non l'hanno fatto, come l'Islam. In entrambi i casi, dovranno essere stipulate convenzioni urbanistiche con i Comuni interessati, ma nel secondo, quello che riguarda appunto i musulmani, le richieste di autorizzazione saranno sottoposte a un ulteriore controllo da parte di una Consulta regionale. I Comuni dovranno approvare in 18 mesi un piano per le strutture religiose e avranno facoltà di indire un referendum consultivo sui progetti, se lo strumento è previsto negli Statuti. Per aprire nuovi edifici di culto in Lombardia, bisognerà tra l'altro effettuare una procedura Vas (Valutazione ambientale strategica); garantire che sorgano in aree collegate a dovere e a una «distanza minima» da altri; che abbiano una superficie di parcheggi pari ad almeno il doppio di quella dell'edificio; che siano dotati di impianti di videosorveglianza collegati con le forze dell'ordine. «Qui - ha detto il relatore, il leghista Roberto Anelli - non si tratta di ostacolare o meno la libertà religiosa, ma di porre delle regole certe, per la salvaguardia dei cittadini, di fronte ai recenti fatti di cronaca e all'arroganza di chi pretende di dettare legge a casa nostra».

PER LE OPPOSIZIONI, NORMA INCOSTITUZIONALE - Le opposizioni - Pd, il Patto civico di Umberto Ambrosoli e il Movimento 5 stelle –, nell’accusare la Lega di islamofobia, ritengono che questa norma avrà comunque vita breve, perché verrà bocciata dalla Consulta. Tre, i punti di possibile incostituzionalità individuati: in particolare, il fatto che le regioni abbiano facoltà di legiferare su questioni che riguardano la libertà di culto, e che possano costruire luoghi di preghiera solo le confessioni religiose che abbiano un’intesa con lo Stato e che abbiano «una presenza diffusa, organizzata e 
consistente a livello nazionale».

SECONDO ALCUNI, LA NORMA SARÀ CONTROPRODUCENTE «Il problema principale di questa legge – sostiene Lucia Castellano del Patto civico – è che abbandona all’informalità un fenomeno, quello della presenza di migliaia di musulmani in Lombardia e di 1 milione e 800 mila in tutta Italia. Nessuno nega che ci possano essere elementi di pericolosità, ma proprio per questo il fenomeno andrebbe regolamentato e non si dovrebbero costringere i musulmani a continuare a pregare in sedi irregolari». Il dubbio, insomma, è che rendere tanto irto di ostacoli il percorso di apertura di nuove moschee possa in realtà essere controproducente rispetto all’intenzione di tenere sotto controllo eventuali derive fondamentaliste. Altra questione aperta, le ripercussioni restrittive che tale norma avrà su confessioni religiose non-islamiche, minoritarie, presenti sul territorio. Un quadro che rischia di chiamare in causa il rispetto dell’art. 19 della nostra Costituzione, che garantisce a tutti la libertà di professare la propria religione in forma pubblica e privata, individuale o associata. Un articolo che la norma lombarda rischia fortemente di contraddire, in nome, secondo la Lega, della sicurezza dei lombardi. Ci si chiede però se, per evitare possibili derive fondamentaliste di pochi islamici, sia lecito limitare diritti sacrosanti di intere comunità di cittadini, che, per la nostra Costituzione, dovrebbero essere liberi non soltanto di praticare, ma addirittura di «propagandare» il loro culto. Soprattutto, poi, con il dubbio che una norma del genere, chiudendo le porte al confronto e accrescendo la diffidenza, possa risultare addirittura controproducente rispetto all'obiettivo prefissato.