21 novembre 2019
Aggiornato 06:00

Orfini: controllerò anche chi paga gli affitti dei circoli

Il presidente del Pd promette che utilizzerà la ruspa, se necessario, per rigenerare il partito. E si dice pronto anche a verificare il corretto funzionamento dei circoli romani, verificando che gli iscritti non siano «figli di pacchetti di voti utili per le primarie». E controllando chi ne paga l'affitto

ROMA - «Ci vorrà la ruspa in certi casi, ma mostreremo la capacità di autorigenerarsi». Così Matteo Orfini, presidente del Partito democratico, descrive il lavoro che lo attende nella sua veste di commissario del partito romano, compito che gli è stato assegnato dopo il coinvolgimento di molti esponenti del Pd nell'inchiesta sulla mafia della capitale.

SUI CIRCOLI, CHI PAGA GLI AFFITTI?«Telefoniamo agli ottomila tesserati romani, uno per uno, per scoprire - ha spiegato - se sono iscritti veri o figli di pacchetti di voti utili per le primarie. Poi, verifichiamo lo stato di salute degli oltre cento circoli. Affrontano i problemi del territorio? Discutono? E chi paga l'affitto? Se paga un parlamentare o un consigliere regionale c'è il rischio che sia un feudo privato. Avocheremo alla Federazione romana tutti i contratti d'affitto».

PARTITO OSTAGGIO DI GRUPPI DIRIGENTI - Secondo Orfini «i gruppi dirigenti, chiusi in correnti, hanno preso in ostaggio il partito». Per questo «uccideremo le correnti non riconoscendole più. Agendo sui meccanismi di appartenenza, rompendo le filiere che vanno da consigliere municipale a deputato. Per le primarie ci vorranno regole più chiare. Le preferenze in alcune realtà amministrative, come Roma e Venezia, possono alimentare infiltrazioni criminali. Meglio i collegi uninominali».

CAPALDO: BENE LE MISURE PROPOSTE DA RENZI - I provvedimenti che il premier Matteo Renzi porterà in Consiglio dei Ministri «sono misure che si muovono nel verso una maggiore forza della reazione dello Stato rispetto a questo fenomeno. Non tanto forse l'aumento della pena minima che avrà una funzione soltanto per determinare in una misura congrua le pene minime applicate dal giudice con il patteggiamento, ma soprattutto il meccanismo della prescrizione». Così ai microfoni di «Radio Anch'io» in onda su Rai Radio Uno il magistrato Giancarlo Capaldo, parlando dell'inchiesta della Procura di Roma «Mafia Capitale». «Il problema del processo italiano è il processo e la prescrizione è solo uno dei capitoli che non vanno bene soprattutto perchè la lunghezza delle procedure consente spesso di arrivare alla prescrizione ed è un gatto che si morde la coda, poichè è facile arrivare alla prescrizione allora c'è un ricorso pretestuoso a tutti i meccanismi formali che le procedure offrono da parte delle difese». Quanto alla confisca del maltolto «è già prevista dalla nostra legislazione quel che sarebbe interessante è partire da questo accertamento della responsabilità sulla corruzione per poter effettuare una verifica della legittimità dell'intero patrimonio di una persona corrotta».