5 aprile 2020
Aggiornato 03:00
Nuovo scontro Grillo-Pizzarotti

M5S: un «congresso», addirittura

La parola, inimmaginabile fino a ieri dentro il Movimento 5 stelle, la pronuncia a mezza voce in Transatlantico il deputato triestino Aris Prodani, precisando che si tratta di una richiesta che comincia ad arrivare dagli attivisti. Intanto Casaleggio viene descritto da chi lo conosce bene «in fase di forte ripensamento» sulle strategie.

ROMA - Un «congresso», addirittura. La parola, inimmaginabile fino a ieri dentro il Movimento 5 stelle, la pronuncia a mezza voce in Transatlantico il deputato triestino Aris Prodani, precisando che si tratta di una richiesta che comincia ad arrivare dagli attivisti ma che lui non intende riferirsi a un rito «sul modello dei vecchi partiti. Si tratta di un incontro, un'assemblea nazionale, un confronto aperto ad eletti ed attivisti per discutere di alcune linee politiche fondamentali». E' solo la punta dell'iceberg di una situazione sempre più confusa.

HA VINTO L'ASTENSIONISMO - Per dare un'idea della novità dei sommovimenti in atto, hanno criticato la linea ufficiale «non abbiamo perso, ha vinto l'astensionismo» sia Paolo Becchi, in passato «ideologo» dell'ala dura e pura, sia Aldo Giannuli, consulente esterno sulla legge elettorale, sostenitore invece di una presenza più flessibile in Parlamento. «La Lega - ha scritto Becchi - può rivendicare il successo, esce sconfitto il #M5S percepito dai cittadini come un partito uguale agli altri e per questo punito».
«L'argomento (usato tanto dal Pd quanto da Fi ed in parte dal M5s) per cui si tratta di elezioni amministrative che non hanno peso politico è una sciocchezza da accantonare», gli fa eco Giannuli. Il quale però conclude il suo ragionamento esattamente all'opposto di Becchi: serve «un modello organizzativo idoneo ed è bene dirsi che la scoperta della rete come meccanismo di formazione di un soggetto politico collettivo è una idea geniale, ma che questo non sostituisce le esigenze dell'organizzazione e della presenza territoriale».

NUOVO SCONTRO CON PIZZAROTTI - Il blog di Grillo oggi ha dato spazio a una nuova punzecchiatura ai danni del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che il 7 dicembre radunerà amministratori e parlamentari a Parma contravvenendo a tutti i passati diktat dei vertici. «#Aiutiamopizzarotti» è la nuova parola d'ordine a proposito della mancata chiusura dell'inceneritore locale. Pizzarotti ha replicato a muso duro su Facebook, parlando di «cortigiani» di Grillo che pontificano senza conoscere le cose e rilanciando l'invito a Parma al leader per la giornata del 7 dicembre.
Contrariamente al passato, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio tentennano sulla risposta da dare alla delusione scaturita dalle urne regionali in Calabria ed Emilia Romagna. Luigi Di Maio prova a rilanciare, in una intervista al Tg3, la linea degli ortodossi «meno in Parlamento, più fra la gente». «Non serve andare in tv», sostiene replicando all'onda montante dalla base che chiede ai parlamentari di andare di più in tv.

CASALEGGIO E LA STRATEGIA - La linea ufficiale della minimizzazione dei risultati elettorali, per ora, non fa molti proseliti, e anche quella di un Aventino a 5 stelle non fa molta strada. Casaleggio viene descritto da chi lo conosce bene «in fase di forte ripensamento» sulle strategie. Per ora non c'è nessuna idea nuova, solo molti dubbi sull'utilità di andare a un nuovo scontro con i «dissidenti», che potrebbe costare stavolta una scissione molto dolorosa di volti noti, a partire proprio da Pizzarotti. Per adesso si ragiona su una risposta minimalista: alle regionali e alle amministrative ci si presenta solo dove c'è una base forte, di insediamento e candidati: «Scegliamo i test più favorevoli», è il ragionamento che fanno i vertici per mettere in ombra la tendenza calante dei voti a M5S.

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