2 dicembre 2020
Aggiornato 23:00
Claudia Mannino e Chiara Di Benedetto (M5S) contro Enel: sponsorizza Missouri e Oklahoma

Ricerca archeologica? Affidiamola agli USA

Interpellanza al femminile su un accordo tra il Comune di Roma ed Enel, che finanzia profumatamente la valorizzazione di importanti reperti archeologici della Capitale. Peccato che la ricerca sia affidata all'università del Missouri e ad altri 9 atenei statunitensi, per 100mila euro a testa. E noi, così, con la cultura non ci mangeremo mai

ROMA The Hidden treasure of Rome: questo, il nome altisonante di un'iniziativa culturale senza precedenti, «il primo accordo che permette ai ricercatori di tutto il mondo di accedere a intere collezioni di oggetti dell'antichità, finora solo in parte studiate», esultava il Corriere della Sera l'11 novembre scorso. Si tratta di un  protocollo di intesa firmato pochi giorni fa dal sindaco Ignazio Marino e da Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel. L'azienda finanzierà infatti il programma per la valorizzazione di più centomila pezzi archeologici, risalenti a tutte le epoche della storia di Roma, dal XVI secolo a.C. al VII d.C., da più di settant'anni chiusi in millecento casse di legno nei magazzini del Museo della civiltà romana all'Eur. Eppure, secondo le deputate cinque stelle Claudia Mannino e Chiara Di Benedetto, non è tutto oro quel che luccica.

DA ENEL, 900MILA EURO A ISTITUTI DI RICERCA AMERICANI - La Mannino e la Di Benedetto hanno infatti presentato, ieri, un'interpellanza indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri  e al Ministro dell'economia e delle finanze, per chiarire una faccenda che, al di là delle apparenze, sarebbe, a loro avviso,  «uno schiaffo in pieno viso ai giovani talenti italiani». Infatti, il Memorandum of Undertanding sottoscritto da Enel e dal Comune di Roma in merito al progetto «è volto a sponsorizzare l'invio delle casse del materiale in questione in Università degli Stati Uniti, nelle quali esperti e studiosi americani li sottoporranno a inventariazione, catalogazione e analisi sia chimico-materiale sia storica». I finanziamenti di Enel ammonterebbero, al momento, a 100mila euro, e le sedi universitarie prescelte per la valorizzazione e l'analisi dei reperti sono quelle del Missouri e dell'Oklahoma, oltre ad altri 9 atenei in attesa degli stessi finanziamenti: in tutto, quindi, 900mila euro. I beni torneranno in Italia solo al termine delle operazioni, per la sola fruizione espositiva. Lo stesso New York Times, in un articolo del 15 settembre scorso, sbandierava il progetto, legittimamente, come un «successo del sistema universitario statunitense».Il punto, secondo le due parlamentari, è che tale successo sarebbe potuto essere del nostro Paese. Il contributo di Enel, infatti, se investito in Italia, sarebbe stato  davvero importante, «tenendo conto che istituti e enti di ricerca hanno a mala pena i fondi per la corrente elettrica».Senza contare che  «la conoscenza del patrimonio archeologico trova nelle università e negli enti di ricerca italiani punte di eccellenza non paragonabili a quelle di altri atenei europei o statunitensi».

SEGNALE DI DISINVESTIMENTO SUI BENI CULTURALI - Le interroganti hanno dunque sottolineato che «la tutela dei beni culturali compete allo Stato italiano e per esso al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo», e che «la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale archeologico e storico artistico dovrebbe avvenire, principalmente, nel contesto di provenienza o di elaborazione del patrimonio stesso e che un ente territoriale quale Roma Capitale dovrebbe puntare a creare sul proprio territorio il valore aggiunto dell'incentivazione del patrimonio culturale e dello sviluppo socioeconomico della collettività».Secondo le due deputate cinque stelle, «l'iniziativa dell'Enel e di Roma Capitale lancia una serie di segnali negativi che sembrano andare verso un graduale e disinvestimento sui beni culturali e verso la delocalizzazione e il decentramento di competenze e funzioni proprie delle soprintendenze statali, della soprintendenza capitolina e più in generale del Ministero»: una vera occasione persa per il nostro Paese, considerando che «lo smembramento dei materiali e la loro dispersione in diverse sedi, peraltro fino al 2018, rende di fatto impossibile studiare e ricostruire i contesti di provenienza di questi materiali e ostacola il progresso degli studi degli specialisti italiani privandoli di fatto della possibilità di effettuare confronti con i materiali dell'Antiquarium»: insomma, sarebbe stata sottratta al Belpaese ogni possibilità di coordinare la ricerca e di concorrere alla catalogazione dei reperti.

ENTI DI RICERCA ITALIANI CARENTI DI FONDI, MA NON DI COMPETENZE - Il punto fondamentale, per gli interroganti, è che i nostri Enti di ricerca sarebbero spesso «carenti solo di fondi ma non di competenze»: un investimento come questo, dunque, avrebbe potuto «coinvolgere le migliaia di professionisti con formazione e competenze specialistiche, colpite da una crisi occupazionale senza precedenti». Secondo le due Deputate, per di più, l'ENEL, mentre «eroga 100.000 euro all'università del Missouri», «corrisponde pagamenti irrisori e in continuo ribasso agli archeologi professionisti che prestano assistenza scientifica nei suoi cantieri»; pertanto, che «una partecipata pubblica come l'Enel spenda le proprie risorse per sponsorizzare un'operazione commerciale che umilia le competenze italiane in favore di un marketing internazionale di dubbia efficacia per l'economia nazionale appare contrario a ogni logica politica e amministrativa». Anche viste le numerose esternazioni del Presidente del Consiglio, in cui sosteneva «che i giovani italiani devono ritrovare fiducia in se stessi e che tutti insieme ci si debba muovere in avanti per tirare fuori l'Italia dalla crisi»,  le interroganti non vedono come «investire centomila euro, soldi di una società a partecipazione pubblica, in favore di università estere sia coerente con quel proposito". Così, le due deputate chiedono al Governo di «chiedere conto all'Enel di quanto sinora è stato fatto, attraverso il membro in consiglio d'amministrazione di nomina del Ministero dell'economia e delle finanze, anche alla luce del chiaro rischio di una responsabilità erariale». Perchè finchè le nostre risorse le regaleremo all'estero, noi, con la cultura, non ci mangeremo mai.