20 novembre 2019
Aggiornato 20:30
Corruzione

Maria Elena Boschi garantista a metà

Il ministro per le Riforme: "Nel Pd c'è rispetto per la Costituzione e la presunzione di innocenza, ma stigmatizziamo in modo netto chi si sia macchiato di irregolarità. Se venissero comprovate queste accuse, il Pd ne trarrà le conseguenze, come abbiamo già fatto per Genovese nelle scorse settimane"

ROMA - "Nel Pd c'è rispetto per la Costituzione e la presunzione di innocenza, ma stigmatizziamo in modo netto chi si sia macchiato di irregolarità. Se venissero comprovate queste accuse, il Pd ne trarrà le conseguenze, come abbiamo già fatto per Genovese nelle scorse settimane. Non c'è solidarietà di partito che tenga dove ci siano responsabilità". Così il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, ospite di 'Porta a Porta', a proposito dell'inchiesta sulle tangenti legate al Mose di Venezia. "Nel Pd - ha rivendicato Boschi - c'è una nuova classe dirigente, rinnovata nei volti ma anche nel modo di fare politica, nel rispetto delle regole e nell'interesse della comunità. Se c'è chi sbaglia in modo grave, non è accettabile perché altrimenti il lavoro di tanti di noi per migliorare le condizioni di tutti viene macchiato da queste persone che non appartengono a questo Pd".

IMPENSABILE NON FARE GRANDI OPERE - "Il problema vero è che tutto questo insieme, da cui sembra non si salvi nessuno compresa la stessa magistratura, non può che creare sfiducia profonda dei cittadini nei confronti della classe politica e dirigente, ma anche degli investitori internazionali in un momento in cui invece stiamo facendo di tutto per ricreare la fiducia nel nostro Paese", ha concluso Boschi, ospite di 'Porta a Porta', a proposito dell'inchiesta giudiziaria sulle tangenti legate al Mose di Venezia, sottolinenado però che "non possiamo pensare che un Paese come l'Italia non faccia più le grandi opere".