Le ex amazzoni si ribellano al Cavaliere
Il no di Berlusconi alla parità per legge fra donne e uomini in Parlamento fa arrabbiare Mara Carfagna e le altre. E la Prestigiacomo su Toti: «Solo un burlone»
Oggi parliamo di donne. E come potremmo non farlo. Non so se avete notato che in questi giorni si è rigirato il mondo: l’uomo più galante d’ Italia, d’Europa, forse del pianeta, il cavalier Silvio Berlusconi, ha detto di no alle donne. Cioè ha detto no alla parità di genere in Parlamento, che tradotto dal politichese vuol dire che ha detto no ad una legge che stabilisca l’obbligo sugli scranni di un numero di parlamentari femmine pari al numero dei maschi.
Le prime a non voler credere a questa rivoluzione copernicana del loro leader sono le parlamentari di Forza Italia che in tutti questi anni hanno visto nel capo il loro maggiore estimatore.
Dicono che a qualcuna di quelle un tempo venivano definite le amazzoni del Cavaliere, di fronte a questo voltafaccia dell’ex «papi», siano spuntati i lucciconi. Ma superato il primo sbandamento un drappello capeggiato da Mara Carfagna si è subito messo all’opera per raccogliere le firme e se necessario alzare le barricate.
Stefania Prestigiacomo fra queste è una delle più agguerrite. Non potendo prendersela direttamente con Berlusconi, si è tolta la soddisfazione di mollare un paio di sberle mediatiche al gran Consigliere, Giovanni Toti, che in una trasmissione radiofonica ha osato dire che la parità voluta dalle donne di Forza Italia è una «pura assurdità».
«Toti parlava in una trasmissione burlona e quindi si è messo a fare il burlone anche lui», è stata la replica della Prestigiacomo che in cuor suo, da buona siciliana, avrà tradotto il «burlone» in un sinonimo dialettale ben conosciuto anche nel resto del Paese.
Eppure per quanto le sue parlamentari non lo vogliano ammettere l’ordine di stoppare l’avanzata paritaria in parlamento è partito proprio da Berlusconi.
E la prova si è avuta con la scesa in campo, contro la rivolta dell’harem, del Feroce Saladino, Renato Brunetta che, con il suo consueto savoir faire, al giornalista che gli chiedeva se il pericolo della parità fosse che nelle liste bloccate venissero inserite le donne più obbedienti, ha insinuato: «più obbedienti… o peggio».
Inutile dire che fra le ex «olgettine» e fra la ex frequentatrici di cene eleganti è corso un brivido di rabbia contro l’ineleganza di Renato Brunetta. E poi qualcuno ha ricordato che, ai bei tempi, era corsa voce che sia Brunetta che Tremonti tenessero dei corsi accelerati a prosperose e intelligenti ragazze da lanciare in politica al posto dei noiosissimi maschi. Allora non si riuscì ad appurare se gli straordinari attributi ai due economisti dell’allora Pdl corrispondessero al vero. Di sicuro c’è che una certa tendenza da parte del Cavaliere a mettere sui binari delle istituzioni quinte misure alla Minetti si interruppe, o rallentò, dopo una intervista passata alla storia che l’ex moglie del Cavaliere, Veronica Lario, rilasciò a Repubblica.
Ma ormai i giochi devono essere fatti se il capogruppo alla Camera di Forza Italia ha deciso di rafforzare il suo argomentare, riguardo al dovere di conquistarsi il merito sul campo, con un riferimento personale: «E poi la storia è andata sempre così, anche gli alti sono passati davanti ai bassi, i ricchi davanti a poveri, i bianchi davanti ai neri», ha pontificato Brunetta, lasciando intendere che per chi sa farsi valere non c’è discriminazione che tenga.
L’ultima carta che alcune ex amazzoni potrebbero prendere in considerazione (porta la firma dell’alfaniana Nerina Bianchi) è quella di mandare un SOS direttamente alla fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale, Ma in che qualità? Di compagna di partito, come fondatrice del movimento «meno male che Silvio c’è»? O come depositaria del focolare di Berlusconi?
Ma la figura della donna regina della cucina, la padrona dei «dudù» che durante la notte soffia qualche suggerimento nei padiglioni auricolari del padre padrone, non è proprio il ruolo che le amazzoni vecchie e nuove (una volta si chiamavano femministe) vogliono rimuovere dalla faccia della storia?
La verità è che fra tutti l’unico che applica la parità di genere è Beppe Grillo: lui butta fuori tutti senza distinzione di gonna o pantaloni. E già che c’è non fa caso nemmeno al cervello.
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