7 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
Giustizia

Gasparri e Quagliariello indagati per peculato, i pm chiedono l'archiviazione

Il vicepresidente del Senato ha ricevuto l'atto di chiusura delle indagini, coinvolto assieme a lui il ministro delle Riforme. Alla base dell'accusa c'è una polizza dal valore di 600mila euro. Quell'assicurazione sarebbe stata stipulata con i fondi del gruppo parlamentare del Pdl. L'esponente di Fi restituì la somma e oggi rivendica la sua correttezza

ROMA - All'indirizzo del vice presidente del Senato e senatore di Forza Italia (Fi) Maurizio Gasparri è stato notificato l'atto di chiusura delle indagini per l'accusa di peculato, in base all'articolo 314 del codice penale. Coinvolto nelle indagini anche l'attuale ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello.

UN'ASSICURAZIONE DA 600MILA EURO - Alla base dell'accusa nei confronti di Gasparri c'è una polizza a lui intestata per il valore di 600mila euro. Quell'assicurazione sarebbe stata stipulata con i fondi del gruppo parlamentare del Popolo della libertà (Pdl). Il versamento fu fatto il 22 marzo del 2012. Il primo febbraio del 2013 Gasparri restituì la somma al gruppo Pdl. L'accusa di peculato ipotizzata a carico di Gasparri è stata formulata dai pubblici ministeri di Roma, Alberto Pioletti e Giorgio Orano, d'intesa con i procuratori aggiunti Francesco Caporale e Nello Rossi.

UTILIZZO DEI FONDI PDL - Gasparri è coinvolto perché «quale senatore della Repubblica e presidente del gruppo Pdl, avendo sul conto corrente 10373 presso la Bnl del Senato, a lui intestato in qualità di presidente, pubblico ufficiale, la disponibilità di somme provenienti dal bilancio del Senato a titolo di contributo al funzionamento dell'ufficio di presidenza, si appropriava – è scritto legge nel capo d'imputazione - di 600mila euro utilizzandoli in data 22 marzo 2012 per l'acquisto di una polizza a lui intestata».

LA RESTITUZIONE DELLA SOMMA - L'assicurazione, in favore di Gasparri e dei suoi eredi, poi però ha proceduto al «riscatto anticipato della polizza in data 1 febbraio 2013 e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl al Senato con due bonifici di 300mila euro, rispettivamente in data 20 febbraio 2013 e 13 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo» Pdl.

OPERAZIONI SOSPETTE - L'inchiesta su Gasparri e Quagliariello, per cui è stata chiesta l'archiviazione, è nata da alcune segnalazioni di operazioni sospette inviate dall'agenzia Bnl del Senato con riferimento ad un arco temporale che va dal gennaio 2010 al marzo 2012. I successivi accertamenti dei militari del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza hanno permesso di verificare che sui conti posti all'indice affluivano i contributi ed i finanziamento ai partiti previsti dal regolamento del Senato.

L'UTILIZZO DEL CONTANTE - I controlli svolti dagli investigatori delle Fiamme gialle hanno permesso di chiarire che il gruppo Pdl del Senato all'epoca dei fatti era composto da circa 150 unità ed aveva numerosi dipendenti (peraltro provenienti dai diversi partiti che sono confluiti nella nuova formazione politica) ed era, così come oggi, dotato di una struttura amministrativa. «Questo organismo - hanno detto i pm nella richiesta di archiviazione - provvedeva alle spese utilizzando sistematicamente denaro contante, direttamente prelevato da alcune impiegate anche mediante negoziazione allo sportello di assegni alle stesse intestati».

POCA TRASPARENZA - I pubblici ministeri romani hanno scritto che «è singolare che nell'utilizzo di contributi pubblici» per importi a molti zeri «si sia adottata per anni una modalità di gestione» con pagamenti in contanti «scarsamente rispondente alle esigenze di controllo e di trasparenza». Ciò nonostante i pm di Roma hanno presentato la richiesta di archiviazione per i senatori Gasparri e Quagliariello.

NESSUNA RICHIESTA RENDICONTAZIONE - Gli inquirenti hanno sottolineato nella richiesta di archiviazione che la prassi dell'uso dei contanti «è stata introdotta e realizzata in un contesto normativo che nella sostanza autorizzava a non tenere alcuna rendicontazione». Ma secondo i pubblici ministeri in generale «non è emersa prova alcuna di impieghi privatistici delle somme movimentate. Il regolamento – è stato sottolineato ancora nella richiesta di archiviazione - non prevedeva alcuno specifico obbligo di rendicontazione sugli impieghi dei contributi, nel presupposto che fossero sufficienti ad assicurare la rispondenza delle spese alle funzioni istituzionali per un verso il criterio della responsabilità politica dinanzi ai cittadini elettori e per altro verso il confine estremo del codice penale che sanziona ogni forma privata appropriazione di fondi pubblici».

IL RUOLO DI QUAGLIARIELLO - Secondo la Procura di Roma si può quindi escludere la «rilevanza penale da parte del presidente Gasparri e del vice presidente Quagliariello» per l'apertura di conti correnti a loro intestati «su cui affluiva una quota parte dei contributi pubblici dei gruppi, conti che un certo periodo temporale, sono stati alimentati da bonifici 'incrociati' provenienti da quelli del gruppo Pdl, disposti dal senatore Quagliariello a beneficio di Gasparri e viceversa».

GASPARRI, NON HO SOTTRATTO NULLA – Il vicepresidente del Senato ha detto: «Non ho sottratto nulla. Ritenevo di aver chiarito in maniera puntuale la vicenda relativa ad un investimento richiestomi dalla Banca che opera in Senato e fatto nell'interesse del gruppo Pdl di cui ero presidente».

CORRETTEZZA E TRASPARENZA - Gasparri ha proseguito: «Apprendere che nonostante gli elementi forniti quei fatti non siano stati archiviati ed, anzi, sono state avviate le procedure che di norma precedono la richiesta di rinvio a giudizio mi provoca per converso grande turbamento e disagio, mentre dall'altro ho la coscienza tranquilla perché, come sempre, ho operato con correttezza, linearità e trasparenza».

SPERO CHIARIMENTO IMMEDIATO - Il senatore di Fi ha concluso: «Mi auguro che questa storia così sgradevole i cui termini, francamente, riesce difficile comprendere possa essere chiarita e definita al più presto».