5 aprile 2020
Aggiornato 03:00
CASO FONSAI

Il Pd sta con Letta, fiducia a Cancellieri

RP | RP | RP | I deputati Democratici hanno annunciato di mantenersi fedeli alla linea presa nell'assemblea del gruppo sul caso del Guardasigilli. Verini spiega: «Non è una questione di sfiducia personale ma un attacco politico, per quanto legittimo, al governo, noi lo respingiamo»

http://www.youtube.com/watch?v=NxH68f1cKCc

ROMA - Nel dibattito sulla mozione di sfiducia ad Annamaria Cancellieri, presentata dal Movimento cinque stelle (M5s), il Partito democratico (Pd) ha mantenuto fede in aula alla Camera la posizione decisa ieri nell'assemblea del gruppo.

VERINI, ATTACCO POLITICO - «Non è una questione di sfiducia personale ma un attacco politico, per quanto legittimo, al governo - ha detto Walter Verini, deputato del Pd -. Un attacco reso più astioso dai risultati delle elezioni in Basilicata, noi respingiamo questo attacco, pensiamo che il governo debba continuare a fare il suo lavoro. C'è un attacco strumentale da parte di chi non ha a cuore il nostro Paese».

RISPETTIAMO SCELTA CANCELLIERI - «Abbiamo discusso fino a ieri con posizioni diverse - ha aggiunto -, da diverse parti è stato chiesto non solo un rammarico del ministro ma un suo passo indietro, questo è avvenuto alla luce del sole. In quelle telefonate nel disagio che molti hanno provato c'era il disagio anche per un modo di essere del nostro Stato e delle nostre istituzioni. C'è il disagio di chi per avere in tempi decenti una risonanza magnetica deve telefonare a un politico. Detto questo rispettiamo la decisione, crediamo tormentata, del ministro di non fare passi indietro».

Da parte della Cancellieri c'è stato certamente «un comportamento inopportuno» che, però, ha concluso Verini, «non ha poi causato comportamenti inappropriati» e questo «è confermato da prese di posizione della stessa procura di Torino».

LEVA, NON SI POTEVA ANDARE ORDINE SPARSO - Concetti simili li ha espressi Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd ad Agorà su Rai3. Su una vicenda come quella del ministro della Giustizia «non era possibile andare in ordine sparso, chi si candida alla segreteria di un partito dovrebbe conoscere le regole della politica. Io stesso nei giorni scorsi avevo invitato i candidati alla segreteria del partito a non declinare questa vicenda nel dibattito congressuale. Negli ultimi giorni c`è stata una rincorsa a chi aggiungeva una parola».

TELEFONATE INOPPORTUNE - «Ho sottolineato fin da subito l`inopportunità di quelle telefonate tra il Guardasigilli e la famiglia Ligresti, soprattutto della prima telefonata. La mozione di sfiducia, però - ha concluso Leva - implicava un qualcosa in più. Ricordiamoci che stiamo parlando di fatti non penalmente rilevanti, come ha spiegato anche la Procura di Torino».

La scelta dell'assemblea però, non è andata giù ad alcuni esponenti del Pd fra cui il candidato alla segreteria Pippo Civati, che ha parlato di «ennesimo ricatto politico» e Paolo Gentiloni.

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