14 luglio 2020
Aggiornato 03:00
Riforme

Al Senato si torna a votare sulla legge elettorale

Martedì 12 novembre, alle 16,30, i componenti della prima commissione di Palazzo Madama, saranno chiamati ad esprimersi su due ordini del giorno: da un lato il doppio turno, su proposta di Pd, Sc e Sel, dall'altro il ritorno al mattarellum proposto dalla Lega Nord

ROMA – Qualcosa sembra muoversi in tema di legge elettorale. Martedì 12 novembre, alle 16,30, i componenti della prima commissione di Palazzo Madama, saranno chiamati ad esprimersi su due aspetti fondamentali: da un lato il doppio turno, caro al Partito democratico ma da sempre osteggiato dal Popolo della libertà (Pdl), dall'altro il ritorno al mattarellum proposto dalla Lega Nord.

IPOTESI DOPPIO TURNO - Oggi, intanto, sono stati depositati due ordini del giorno. Il primo a firma di Pd, Scelta civica (Sc) e Sinistra ecologia e libertà (Sel) per l'introduzione del «secondo turno di ballottaggio», con l'obiettivo di avere una maggioranza «certa, stabile e coerente nelle due Camere». A tal proposito è previsto un premio di maggioranza corrispondente a un risultato totale, in ogni caso, di 340 seggi per la Camera e di 170 per il Senato, da attribuire - per ciascuna Camera - in prima istanza alla lista o alla coalizione di liste che ottiene la maggioranza assoluta (o almeno il 40/45 per cento dei voti o dei seggi). Se nessuna lista o coalizione dovesse raggiungere il traguardo scatterebbe il secondo turno che vedrebbe misurarsi le due coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti o di seggi.

RITORNO A MATTARELLUM - La Lega Nord invece è firmataria di un ordine del giorno che chiede il ritorno al mattarellum, la legge elettorale antecedente all'attuale porcellum (ideato da Roberto Calderoli). Il senatore Calderoli ha detto: «Il nostro è un ordine del giorno-verità, ora basta giochini. Chi chiede il doppio turno sapendo che non c'è una maggioranza in realtà vuole mantenere il porcellum, un 'porcellino' lavato in quell'Arno che non a caso passa per Firenze. Con un articolo e due commi da approvare, diciamo, in quindici giorni al Senato e in altri quindici alla Camera..».