8 aprile 2020
Aggiornato 17:30
Giustizia | Caso Fonsai

Cancellieri: «Mai sollecitato la scarcerazione di Giulia Ligresti né indotto nessuno in tal senso»

La Guardasigilli al Senato: «Ho agito, se pur d'istinto, senza derogare mai dai miei doveri di ministro. Considero la fiducia del Parlamento decisiva per la prosecuzione del mio incarico»

ROMA - «A differenza di quanto riportato da alcuni mezzi di informazione, non ho mai sollecitato la scarcerazione di Giulia Ligresti né indotto nessun altro a iniziative in tal senso». Queste le prime parole del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, parlando in una informativa al Senato sul caso Giulia Ligresti.

SONO PERSONA LIBERA - Cancellieri ha sottolineato: «In nessun modo la mia carriera è stata influenzata né da questo né da altri rapporti personali, sono una persona libera che non ha debiti di riconoscenza».

AGITO D'ISTINTO MA COERENTEMENTE - Sul caso specifico, ha detto la Guardasigilli: «Ho agito, se pur d'istinto, senza derogare mai dai miei doveri di ministro e senza che la conoscenza con alcuni componenti della famiglia Ligresti condizionasse il mio operato. Difendo l'uniformità e la coerenza della mia condotta: sono stata me stessa in ogni momento».

MIE PAROLE FRAINTENDIBILI - Il ministro ha continuato: «Mi rendo conto che alcune espressioni usate in quella telefonata (fra lei e Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, ndr) possono aver ingenerato dei dubbi sul senso delle mie parole: mi dispiace che sia stato così e mi rammarico di aver fatto prevalere i sentimenti sul doveroso distacco che un ruolo di ministro aveva forse dovuto imporre. Nella telefonata alla signora Gabriella Fragni - ha spiegato Cancellieri - intendevo manifestare un sentimento di umana vicinanza a una persona che si era venuta a trovare in una situazione di eccezionale emotività per l'arresto dei suoi familiari. Le espressioni da me usate in quel contesto erano dunque finalizzate a creare empatia con una persona profondamente prostrata per l'accaduto. L'unico modo che ho per dimostrare che il senso delle mie parole è veramente quello che ho descritto è invitare ad analizzare il mio comportamento successivo a quella telefonata».

PROCURA TORINO CHIARA - Cancellieri ha ricordato le parole del procuratore capo di Torino: «Ho sentito che sarei venuta meno ai miei doveri d'ufficio, ma non posso non ricordare ancora una volta le ripetute affermazioni del procuratore di Torino Giancarlo Caselli, per il quale testualmente tutte le risultanze del fascicolo del procedimento relativo a Giulia Ligresti testimoniano in modo univoco e incontrovertibile che la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive: le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l'intervenuta richiesta di patteggiamento da parte dell'imputata risalente al 2 agosto e perciò di molto antecedente le conversazioni telefoniche oggetto della notizia».
«Secondo Caselli sarebbe arbitrario e del tutto privo di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze estranee di qualunque natura», ha concluso sul punto la Guardasigilli.

FIDUCIA DECISIVA PER ME - Quanto alla sua permanenza al dicastero della Giustizia, ha spiegato: «Considero la fiducia del Parlamento decisiva per la prosecuzione del mio incarico di ministro: non voglio essere d'intralcio al percorso del governo e non esiterò a un passo indietro se sarà venuta meno o sarà incrinata la fiducia istituzionale su cui ritengo debbano posare le basi del mio mandato».

MIO FIGLIO ASSUNTO QUANDO ERO PENSIONATA - Infine Cancellieri ha parlato del figlio, top manager di Fonsai: «L'incarico di mio figlio Piergiorgio Peluso nella società Fonsai è frutto esclusivamente di pregresse esperienze nel mondo bancario e finanziario. Ricevuto l'offerta di lavoro da Fonsai il 25 maggio 2011 e nel successivo mese di giugno ha iniziato a lavorare con la stessa società: in quel periodo avevo già cessato le funzioni di commissario straordinario al Comune di Bologna ed ero una tranquilla signora in pensione che mai avrebbe pensato di diventare ministro dell'Interno nel successivo novembre».

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