31 marzo 2020
Aggiornato 09:00
Giustizia | Caso Fonsai

Cancellieri: «O rimango con piena dignità, oppure non sarò mai un ministro dimezzato»

Il Ministro della Giustizia: «Come Guardasigilli devo affrontare temi delicatissimi: o me lo fanno fare a testa alta oppure se ne trovino un altro. Ribatterò punto per punto: non ho mai travalicato i miei compiti, eppoi c'è un'ignoranza spaventosa, il Dap non scarcera nessuno»

STRASBURGO - «Domani o mi chiedono di rimanere con piena dignità e rispetto oppure, signori, io non sarò mai un ministro dimezzato. Come ministro devo affrontare temi delicatissimi: o me li fanno affrontare a testa alta oppure se ne trovino un altro». Lo ha detto il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri commentando il caso Ligresti, in una conferenza stampa a Strasburgo dopo l'incontro con il segretario generale del Consiglio d'Europa Thorbjørn Jagland, trasmessa da SkyTg24. «Se continuerò a fare il mio lavoro lo farò senza nessun cedimento e su questo sono pronta a fare anche le battaglie più dure. O c'è fiducia e stima oppure avanti come prima. Mica me l'ha chiesto il medico», ha continuato Cancellieri.

NON INTERVERREI PER UN FRATELLO - Quindi la Guardasigilli si è difesa: «E' mai successo qualcosa nella mia vita per cui si possa dire che io sono venuta meno ai miei compiti e ai miei doveri per qualche amico? Non lo farei nemmeno per un amico fraterno, né per un fratello o una sorella».

CON LIGRESTI AMICIZIA 30ENNALE - Quanto al suo rapporto di amicizia con la famiglia Ligresti, ha detto: «Voglio stabilire il concetto di amicizia, una parola importante e significativa che a volte si confonde con la conoscenza. Non ho mai negato e lo confermo - ha proseguito Cancellieri - di essere molto amica di Antonino Ligresti, siamo amici davvero da trent'anni, è un amico di famiglia, una persona con un rapporto di vera amicizia. Il resto possono essere conoscenze, più o meno approfondite».

NO A CACCIA A STREGHE - La seconda cosa da chiarire, ha proseguito il ministro: «E' successo qualcosa in tanti anni della mia vita per cui qualcuno possa dire che io abbia fatto anche un minimo passo? Conosco e ho conosciuto tanta gente, che poi hanno avuto anche disavventure. Vivo nel mondo da 40 anni. Non andiamo alla caccia delle streghe: guardiamo i fatti e sui fatti voglio essere chiamata, non sulle ombre o sulle fantasie», ha puntualizzato il ministro.

DAP NON SCARCERA NESSUNO - Sulle responsabilità nella vicenda della scarcerazione di Giulia Ligresti «ribatterò punto per punto: non ho mai travalicato i miei compiti, eppoi c'è un'ignoranza spaventosa. Chiedete a uno del Dap se il Dap può scarcerare qualcuno. Chi lo dice è falso, bugiardo e ignorante», ha chiarito Cancellieri, che ha aggiunto: «Le falsità che ho sentito in questi giorni vanno chiarite punto per punto: non mi sono mai occupata di scarcerazioni perché non avevo il titolo per farlo, mentre avevo il titolo di occuparmi del carcere che è una mia responsabilità e dovevo farlo. Non è mai successo che il Dap scarcerasse nessuno e comunque non mi sarei mai permessa di intervenire con la magistratura», ha concluso.

NO A OPERAZIONI POLITICHE SU MIO ONORE - Quindi il ministro ha proseguito: «Operazioni politiche alle mie spalle? Non sta a me dirlo, però molti osservatori politici lo hanno osservato con chiarezza. Io rimando ai giornalisti che fanno questo di mestiere e che lo dicono con molta chiarezza. A me interessa solo che la verità emerga, poi se la politica fa altre strade che le faccia pure, ma che non le faccia sulla mia pelle, strumentalizzando me. Se il Paese me lo richiedesse farei un passo indietro: a me interessa che il governo Letta vada avanti e che continui perché sono convinta che è l'unica e la giusta risposta in questo momento ai problemi del Paese. Per me è fondamentale. A me piace servire e io posso servire anche da libera cittadina, non ho nessun problema».

GLI ALTRI INTERVENTI - Poi Cancellieri ha parlato dei casi in cui si è interessata per le condizioni di salute di un detenuto: «In tre mesi ci sono stati 110 interventi, naturalmente non tutti miei personali: circa 40/50 della segreteria, un'altra gran parte miei con appunti scritti e ci sono stati altri interventi fatti telefonicamente direttamente. Ricordo un caso a Firenze, uno di Padova, uno di Siracusa e uno di Roma, di cui non so i nomi né perché fossero ristretti in carcere. So però - ha proseguito - che mi hanno chiesto o segnalato le loro situazioni e io le ho date agli uffici perché fosse fatto quello che è giusto fare. Il sistema è molto ben calibrato e organizzato. Abbiamo una struttura molto rigorosa e seria: con la massima serenità parlo con loro perché so che faranno quello che è giusto e possibile fare e che poi è quello che chiedo loro. Chi riceve le mie segnalazioni fa quello che è possibile fare nel rispetto della legge e sa benissimo che io non chiederei nulla che non fosse nel rispetto della legge», ha concluso la titolare della Giustizia.

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