31 marzo 2020
Aggiornato 03:30
Caso Ligresti

Cancellieri: «Intervenuta in almeno 110 casi analoghi a quello della Ligresti»

Il ministro della Giustizia si difende: «Ho segnalato situazioni particolarmente delicate dal punto di vista sanitario o umanitario, con note scritte di mio pugno. Ho coscienza pulita, non mi dimetto»

CHIANCIANO - «Sono intervenuta in almeno 110 casi, segnalando al Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) casi analoghi a quello di Giulia Ligresti, cioè casi di detenuti per i quali c'erano questioni particolarmente delicate di salute o motivi umanitari». Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri ha spiegato a Tmnews di essere intervenuta presso il Dap anche con «note scritte di mio pugno per segnalare situazioni particolarmente delicate dal punto di vista sanitario o umanitario».

NON MI DIMETTO - Per questi motivi Cancellieri si è detta «serena. Non ritengo che le dimissioni siano appropriate per la questione sollevata a favore di una componente della famiglia Ligresti», Guilia, arrestata nell'ambito dell'inchiesta Fonsai e messa ai domiciliari per problemi di salute. Comunque il ministro ha detto che riferirà alle aule parlamentari, «pronta a rispondere a ogni domanda. Dirò quello che è successo».

NON RISPONDO A POLEMICHE - Dal congresso dei Radicali italiani a Chianciano Cancellieri ha detto: «Dico solo che io voglio vivere in un paese libero. Voglio vivere in un paese dove un ministro della Repubblica abbia il dovere di salvaguardare le leggi dello Stato fino in fondo, ma abbia anche il diritto di essere un essere umano. Continuo nel mio lavoro da ministro della Giustizia - ha affermato Cancellieri - nella convinzione di esercitare le mie funzioni nel rispetto di tutte le regole costituzionali che sono alla base del mio incarico. Non ho nessuna intenzione di rispondere alle polemiche che in questi giorni sono state sollevate sulla stampa e sui media. Il capo dello Stato è stato chiarissimo nelle problematiche che riguardano, ogni giorno, nelle carceri italiane. Abbiamo l'obbligo morale e politico di seguire queste indicazioni che arrivano, secondo la Costituzione, proprio dal presidente Giorgio Napolitano. Come ministro mi sono documentata su molteplici casi che riguardano persone, cittadini che si trovano nelle carceri italiane».

SE MORIVA NE SAREI STATA RESPONSABILE - Giulia Ligresti, era per Cancellieri solo una detenuta «che rischiava la vita, anoressica, che non mangiava da una settimana, madre di due figli» ed era «suo dovere» segnalare questa situazione al Dap. E «se Giulia Ligresti si fosse uccisa io non sarei stata responsabile?», ha chiesto rivolta ai giornalisti a margine del congresso dei Radicali. Il Guardasigilli, per sottolineare il senso delle sue parole, ha anche voluto ricordare Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse (Br), che aveva chiesto, inascoltato, la scorta. Un caso che «è ancora una ferita aperta e pesa sulla coscienza dello Stato».

SE NON AVETE MIO CELLULARE USATE MAIL - Cancellieri inoltre ha voluto più volte ribadire che il suo intervento, la sua segnalazione si è limitata al Dap, respingendo al mittente persino i dubbi su una sua interferenza agli organi giudiziari, «come ha chiarito il procuratore di Torino Caselli», che ha in mano l'inchiesta sul caso Fonsai: «Il mio intervento è stato solo ed esclusivamente all'interno del Dap. Non sono andata al di là dei miei compiti, lo rifarei. Se qualcuno ha detto che io sono intervenuta per la scarcerazione ha detto il falso. Io ho la responsabilità dei detenuti - ha ricordato il ministro - ho fatto oltre cento interventi per persone che ho incontrato nel corso delle mie visite in carcere, detenuti che mi hanno fatto avere i loro bigliettini, o i cui i familiari si sono rivolti a me anche solo tramite una e-mail. Chiunque anche se non ha il mio cellulare può scrivere una e-mail».

La Guardasigilli ha quindi commentato le intercettazioni telefoniche con la famiglia Ligresti, in cui il ministro ha affrontato il caso di Giulia: «Le intercettazioni sono da tempo agli atti della procura di Torino», e non c'è nulla, nessun interferenza del ministro sulla vicenda della scarcerazione, «come ha chiarito il procuratore Gian Carlo Caselli».

IL FIGLIO MANAGER E LA LIQUIDAZIONE - Quanto al figlio di Cancellieri, manager per la famiglia Ligresti, il ministro di Giustizia ha spiegato: «Non sono mai entrata nella professione di mio figlio. Lui nel suo lavoro è bravissimo», e per la liquidazione milionaria percepita dal figlio, ha risposto: «Se a lei facessero firmare un contratto che dice che quando se ne va ha diritto a una buonuscita lo firmerebbe?».

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