24 giugno 2024
Aggiornato 14:00
Silvio Berlusconi

«Letta e Napolitano hanno minato le basi della democrazia parlamentare»

Il Cavaliere ha scritto in una lettera a Tempi: ««Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i 'miei guai giudiziari' ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette 'larghe intese. Quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: gli italiani»

MILANO - In una lettera a Tempi (in edicola il 3 ottobre, ndr) il leader del Popolo della libertà (Pdl), Silvio Berlusconi, ha attaccato il capo dello Stato e il presidente del Consiglio: «Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l'agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria? Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare».

RITORNO A GIUDIZIO POPOLO - «Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i 'miei guai giudiziari' ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette 'larghe intese'. Un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali. Pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo», ha proseguito Berlusconi.

STATO PADRONE ILLIBERALE E ARROGANTE - «Quando capisci - ha illustrato ancora Berlusconi - che l'Italia è un Paese dove la libera iniziativa e la libera impresa del cittadino diventano oggetto di aggressione da ogni parte, dal fisco ai magistrati; quando addirittura grandi imprenditori vengono ideologicamente e pubblicamente linciati per l'espressione di un libero pensiero, quando persone che dovrebbero incarnare con neutralità e prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pretendono di insegnarci come si debba essere uomini e come si debba essere donne, come si debbano educare i figli e quale tipo di famiglia devono avere gli italiani, insomma, quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha né la forza né la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano».

CONTRIBUITO A GOVERNI NON NOSTRI - Infatti ha spiegato l'ex premier: «Abbiamo contribuito, contro gli interessi elettorali del centrodestra, a sostenere governi guidati da personalità estranee, talvolta ostili, al nostro schieramento. Abbiamo dato così il nostro contributo perché la nazione tornasse a respirare, si riuscisse a riformare lo Stato, a costruire le basi per una nostra più salda sovranità, a rilanciare l'economia. Con il governo Monti le condizioni stringenti della politica ci hanno fatto accettare provvedimenti fiscali e sul lavoro sbagliati. Con il governo Letta abbiamo ottenuto più chiarezza sulle politiche fiscali, conquistando provvedimenti di allentamento delle tasse e l'impostazione di una riforma dello Stato nel senso della modernizzazione e della libertà».

IVA USATA PER RICATTARCI - Dopo aver premesso di voler recuperare «quanto di positivo è stato fatto ed elaborato (per esempio in tema di riforme istituzionali) da questo governo», Berlusconi è tornato a spiegare anche di non averlo più voluto sostenere «quando Letta ha usato l'aumento dell'Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento, ho capito che non c'era più margine di trattativa».
Un governo, ha ribadito il Cavaliere, che «io per primo ho voluto per il bene dell'Italia e che io per primo non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione».

PD IRRESPONSABILE, ANCHE RENZI - Il Cavaliere ha poi preso di mira il Partito democratico: «Il Pd (compreso Matteo Renzi) ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica».

DA MAGISTRATURA POLITICIZZATA CONDANNA INFONDATA - Quindi Berlusconi ha ribadito le sue accuse ai magistrati e alla «sinistra» : «I settori politicizzati della magistratura sono pervenuti a un'incredibile, ingiusta perché infondata, condanna di ultima istanza nei miei confronti. Ed altre manovre persecutrici procedono in ogni parte d'Italia. Non è il caso Berlusconi che conta. Conta tutto ciò che, attraverso il caso Silvio Berlusconi, è rivelatore dell'intera vicenda italiana dal 1993 ad oggi. Il caso cioè di una persecuzione giudiziaria violenta e sistematica di chiunque non si piegasse agli interessi e al potere di quella parte che noi genericamente enunciamo come 'sinistra'. Ma che in realtà è rappresentata da quei poteri e forze radicate nello Stato, nelle amministrazioni pubbliche, nei giornali, che sono responsabili della rapina sistemica e del debito pubblico imposti agli italiani. L'esempio e l'eccellenza di questa Italia che lavora dovevano essere invidiati, perseguitati e annientati (questo era l'obbiettivo di sentenze come quella che ci ha estorto 500 milioni di euro e, pensavano loro, ci avrebbe ridotto sul lastrico) dalle forze della conservazione».

MAI PRESO SOLDI DA STATO E MAI SPOLPATO AZIENDE - Nel finale il leader del Pdl ha ricordato di non essere, «uno di quegli imprenditori fasulli che ha chiuso fabbriche o ha fatto a spezzatini di aziende per darsi alla speculazione finanziaria. Berlusconi non è uno di quelli che hanno spolpato Telecom o hanno fatto impresa con gli aiuti di Stato. Berlusconi è uno dei tanti grandi e piccoli imprenditori che al loro paese hanno dato lavoro e ricchezza».