20 settembre 2019
Aggiornato 09:30
Giorgio Napolitano

«Politica-Giustizia, un conflitto fuorviante che mette in pericolo la democrazia»

Il presidente della Repubblica: «Non c'è nulla di più impegnativo e delicato che amministrare la giustizia. Da troppi anni imperversa la spirale di contrapposizioni tra politica e toghe»

ROMA - A due giorni dal video-messaggio di Silvio Berlusconi dove i giudici venivano attaccati pesantemente, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha osservato che in Italia da «troppi anni imperversa la spirale di contrapposizioni tra politica e giustizia».

IN PERICOLO DEMOCRAZIA - Per Napolitano, che è intervenuto alla Luiss in occasione dell'incontro di studio in ricordo di Loris D'Ambrosio, il suo consigliere giuridico scomparso nel luglio dell'anno scorso, si tratta di un «fuorviante conflitto, gravido di conseguenze pesanti per la vita democratica in Italia».

A MAGISTRATURA INEQUIVOCO RISPETTO - Il capo dello Stato ha ricordato: «Non c'è nulla di più impegnativo e delicato che amministrare la giustizia, garantire quella rigorosa osservanza delle leggi, quel severo controllo di legalità che rappresentano un imperativo assoluto per la salute della Repubblica. Alla magistratura si deve un inequivoco rispetto».
Il presidente della Repubblica ha osservato peraltro che il titolo di «impiegati pubblici riferibile in Costituzione anche ai magistrati, non dovrebbe mai essere usato in senso spregiativo ma non può peraltro oscurare da nessun punto di vista la peculiarità e singolare complessità delle funzioni giudiziarie».

MIO IMPEGNO E' SUPERARE SCONTRO - Napolitano ha quindi parlato del suo mandato, dicendo che il «superamento di tale fuorviante conflitto» fra politica e magistratura, ha rappresentato «l'obiettivo costante del mio impegno fin dall'inizio del mandato di presidente e nessuno più di Loris D'Ambrosio mi ha aiutato a definirne i termini e le condizioni».
Il capo dello Stato ha spiegato: «Ci tocca operare senza arrenderci a resistenze ormai radicate e a nuove recrudescenze del conflitto da spegnere nell'interesse del Paese. Bisogna assicurare che la politica e la giustizia, e ancor più le istanze rappresentative dell'una e dell'altra, cessino di concepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti da una comune responsabilità istituzionale».

SERVE RIDISTANZIAMENTO POLITICA-GIUSTIZIA - Insomma, ha rilanciato il presidente della Repubblica, «ci tocca operare in questo senso» e forse è necessario «come qui è stato detto un ridistanziamento tra politica e diritto».
Poi Napolitano si è rivolto alla magistratura, ammonendoli che nel suo seno dovrebbe emergere «un'attitudine meno difensiva e più propositiva rispetto al discorso sulle riforme di cui la giustizia ha indubbio bisogno da tempo e che sono pienamente collocabili nel quadro dei principi della Costituzione».

NECESSARIA RIFORMA GIUSTIZIA - Il capo dello Stato ha insistito sul fatto che per le necessarie riforme della giustizia «molto importante è il contributo che ci si deve attendere dalla magistratura» e ha ricordato come il suo scomparso consigliere D'Ambrosio fosse stato «sempre esigenze e non acritico verso la sua casa, verso il suo mondo: nella convinzione che ciò fosse necessario nell'interesse della stessa magistratura e di un suo rinnovato prestigio».
Il consigliere D'Ambrosio, ha aggiunto Napolitano: «Mi ha sempre spinto a mettere l'accento sull'importanza decisiva della formazione non solo in senso culturale e tecnico-giuridico ma in senso deontologico cioè come acquisizione dei modelli di comportamento ispirati a quei valori e criteri - l'equilibrio, la sobrietà ed il riserbo, l'assoluta imparzialità e il senso della misura e del limite che sono il miglior presidio dell'autorità e dell'indipendenza del magistrato».

D'AMBROSIO CIVIL SERVANT E VITTIMA - «Loris D'Ambrosio è stato un vero «modello di civil servant e nulla è stato più paradossale e iniquo che vedere anche Loris divenire vittima di un perverso giuoco politico-giudiziario e mediatico», ha concluso il presidente della Repubblica riferendosi alla pubblicazione delle intercettazioni del Quirinale, sul caso Trattativa Stato-mafia.