28 giugno 2022
Aggiornato 01:00
Responsabilità Magistrati

Al Senato primo ok al ddl Palma, «legge vergogna» per il M5s, «rappresaglia» per il PD

La commissione Giustizia ha approvato il disegno di legge del Pdl, ribattezzato da alcuni anti-Esposito, il giudice che ha rilasciato un'intervista dopo la conferma della condanna per Berlusconi

ROMA - La commissione Giustizia del Senato ha approvato un disegno di legge (ddl), a prima firma di Nitto Palma del Popolo della libertà (Pdl), sulla responsabilità disciplinare dei magistrati. Hanno dato il loro voto favorevole Pdl, Lega Nord, Scelta Civica, Unione di centro e Grandi autonomie libertà, contrari Partito democratico (Pd) e Movimento 5 stelle (M5s), Sinistra ecologia e libertà assente.

DDL «ANTI-ESPOSITO» - Il testo prevede il rischio di sanzioni per i magistrati che con dichiarazioni o comportamenti fanno trasparire «mancanza di imparzialità e d'indipendenza di giudizio o ogni altro comportamento idoneo a compromettere gravemente l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza, nel contesto sociale o nell'ufficio giudiziario in cui il magistrato esercita le proprie funzioni». Per questo è stato ribattezzato da alcuni «anti-Esposito», associando il ddl al presidente della sezione feriale della Cassazione che ha rilasciato un'intervista il giorno dopo la conferma della condanna per Berlusconi.

M5S LEGGE VERGOGNA CONTRO MAGISTRATI - L'approvazione del ddl è «andata storta» al capogruppo M5s in commissione Giustizia, Enrico Cappelletti, che ha gridato alla nuova «legge vergogna contro la magistratura» e ha assicurato: «In aula sarà battaglia totale e la affosseremo».
Il disegno di legge, ha spiegato ancora, introduce «vaghe e discrezionali fattispecie di 'illeciti disciplinari' ai quali fa seguire il trasferimento arbitrario ad altra sede dei giudici. Continua l'attacco spregiudicato da parte del Pdl alla magistratura. Sono sorpreso, ma fino ad un certo punto, che in questo caso vi sia stato anche il sostegno decisivo della Lega», ha commentato Cappelletti.
Il senatore pentastellato ha concluso: «Per la nostra Costituzione il giudice è soggetto soltanto alla legge. Per questo non deve essere oggetto né di premi né di punizioni. Mi aspetto che in Aula il provvedimento venga bloccato con forza, il M5s darà battaglia senza se e senza ma».

PALMA, SEGUE INDICAZIONI COLLE E CSM - Immediata la replica di Palma, che ha commentato: «Prendo atto delle dichiarazioni rese dal senatore Cappelletti del M5s e mi limito a ricordare che, come scritto nella relazione al disegno di legge, l'intervento normativo di tipo disciplinare sulle dichiarazioni fuori misura rese da parte dei magistrati ai giornalisti era stato auspicato dal Consiglio superiore della magistratura e dallo stesso presidente della Repubblica in uno dei suoi interventi al Csm».
Il primo firmatario ha aggiunto: «Onde evitare ogni equivoco o strumentalizzazione, aggiungo che il disegno di legge è stato da me presentato ad inizio legislatura, non si tratta quindi di un emendamento dell'ultima ora come erroneamente detto dal senatore Cappelletti, è identico ad altro disegno di legge già presentato dal sottoscritto nella scorsa legislatura nel dicembre 2011. Non comprendo, infine, ovvero comprendo benissimo la ragione per la quale il senatore Cappelletti non aggiunge che gli articoli 2 e 3 del disegno di legge, in tema di trasferimento d'ufficio dei magistrati (anche qui in linea con quanto affermato dal Presidente della Repubblica e dal Consiglio di Stato nel caso Forleo), hanno superato la fase emendativa con il voto di tutti i componenti della Commissione (Pd, Pdl, Sc, Ln, Psi) fatta eccezione del M5s. Da ultimo segnalo che, quale presidente della Commissione, non ho mai esercitato il mio diritto di voto con riferimento agli emendamenti presentati al testo».

PD, NORMA DI RAPPRESAGLIA - Il Pd ha bocciato il ddl Palma: viola il principio costituzionale della libertà di espressione dei magistrati e rischia di essere una «rappresaglia» nei confronti delle toghe, ha denunciato il responsabile Giustizia del partito Danilo Leva.
«Se considerato dal punto di vista tecnico, il disegno di legge presentato da Nitto Palma - ha affermato Leva - lede la libertà di espressione dei magistrati, dal momento che la formulazione del testo è troppo generica nell'indicare i comportamenti punibili. In questo modo, lasciando enorme discrezionalità nella concreta individuazione degli illeciti, esso viola il principio costituzionale di tassatività».

NON RASSERENA CLIMA - Il Senatore del Pd ha proseguito: «Sul piano politico, il tempismo e i comportamenti resi punibili dalla norma rendono forte il sospetto che si tratti di una vera e propria rappresaglia nei confronti della magistratura per aver fatto il suo dovere. Niente di nuovo, purtroppo. Certo, in questo modo il Pdl non aiuta a rasserenare il clima. Il ddl di Palma crea e aggiunge una nuova e dannosa contrapposizione tra una parte del Parlamento e la magistratura. Cosa di cui il Paese non ha certo bisogno».

PALMA, NORMA MIGLIORABILE - Il ddl è migliorabile, ma il principio che sta alla base delle nuove norme sulla responsabilità disciplinare dei magistrati è sacrosanto. Il promotore del provvedimento Palma ha risposto direttamente al Pd: «Prendo atto delle dichiarazioni dell'Onorevole Leva che esprimono una valutazione del tutto legittima. Peccato però che tale valutazione non coincide con quanto affermato in delibera dal Csm e dal presidente della Repubblica in uno dei suoi interventi e non coincide neanche con quanto affermato dalla Corte costituzionale, la quale, come è logico, nel riconoscere la libera manifestazione di pensiero del magistrato, richiede però che le dichiarazioni rese ai media avvengano con la prudenza e la misura correlate al ruolo di terzietà e imparzialità che la Costituzione assegna alla magistratura».
«La norma - ha proseguito Palma - può essere migliorata, ma esprime un concetto sacrosanto. E l'Onorevole Leva eviti ridicole e strumentali polemiche, atteso che, come emerge dagli atti parlamentari, il disegno di legge oggi approvato in Commissione era stato da me presentato nel dicembre del 2011 nella scorsa legislatura a marzo di quest'anno. Quanto al comunicato dell'Anm, ricordo semplicemente quanto criticamente affermato non molto tempo addietro dallo stesso presidente Sabelli circa le affermazioni rese ai media del dottor Ingroia, all'epoca magistrato, e che un'analoga disposizione si trova proprio nel codice deontologico dell'Associazione nazionale magistrati».