21 aprile 2021
Aggiornato 09:30
Centrodestra | Ineleggibilità Berlusconi

Berlusconi: «In atto un massacro giudiziario»

L'ex Premier intervistato da Tempi: «Diranno che è colpa mia se i ministri del Popolo della libertà valuteranno le dimissioni. Se due amici sono in barca e uno dei due butta l`altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?»

ROMA - «Diranno che è colpa mia se i ministri del Popolo della libertà valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l'altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?». Si è aperta così una lunga intervista rilasciata da Silvio Berlusconi alla rivista Tempi.

IL GOVERNO- Poi l'ex premier è passato a parlare dell'esecutivo: «Il governo Letta è nato con l'obiettivo di un alleggerimento fiscale per tutti gli italiani. Siamo un Paese in cui la domanda interna, i consumi interni, sono in forte calo. Occorre uno choc economico positivo, e tutti sanno che la strada maestra è quella di lasciare più soldi nelle mani delle famiglie, delle imprese, e dei lavoratori attraverso consistenti riduzioni fiscali. Ecco perché l'abolizione dell'Imu su prima casa e agricoltura (abolizione che, lo ricordo ancora, vale appena un duecentesimo della spesa pubblica italiana) è un primo passo decisivo per ridare slancio all'economia».

Berlusconi ha ricordato che l'Italia deve tornare a crescere: «O nei prossimi 50 giorni il Governo è in grado di dare una scossa in positivo che possa essere percepita da tutti gli italiani, oppure saremo ancora inchiodati a una tendenza recessiva. E non si potrà certo esultare per qualche eventuale 'zero virgola' in più. O l'Italia riprende a correre, oppure rischiamo di pagare un prezzo altissimo alla crisi».

Alla domanda del giornalista sulla possibilità che ci siano 'manine straniere' contro lo stesso Berlusconi per 'fare man bassa dell'Italia', ha risposto: «Non vorrei che qualcuno pensasse di fare shopping da noi con un sacchetto di monetine in mano...Non credo ai complotti - ha continuato Berlusconi - certo, però, alcune, chiamiamole così, coincidenze ci sono state».

Quindi l'ex premier è andato più nello specifico: «Vede, le parla un liberale, un uomo che ha cultura di mercato, e che quindi, in linea generale, non ha e non può avere alcun pregiudizio rispetto alle privatizzazioni - ha sottolineato Berlusconi-. Anzi. Ma un conto sono le privatizzazioni, altro conto sono le spoliazioni, cioè le situazioni in cui, approfittando di un momento di debolezza, alcuni Paesi vanno in un altro Paese con il carrello del supermercato per fare la spesa a prezzi da saldi di fine stagione. Nel '92-'93, per tanti versi, si aprì una fase di questo tipo contro l'Italia: politica debole, partiti democratici messi alla gogna, Italia fragile, e in un colpo solo perdemmo, a prezzi da saldo, pezzi di chimica, di meccanica, di agroalimentare e di grande distribuzione. Chiunque si senta addosso la maglia azzurra della Nazionale dovrebbe comprendere il tema e il rischio».

SENTENZA INFONDATA - Dunque Berlusconi è passato a parlare della sentenza che lo ha colpito, dove sono stati «aggrediti alcuni princìpi di fondo che tutti dovrebbero avere a cuore, a partire dai nostri avversari politici, se fossero davvero democratici: il rispetto dei milioni di elettori che hanno votato per me e che non possono subire una simile discriminazione, il diritto alla piena rappresentanza istituzionale del primo partito italiano, il fondamentale diritto di scelta dei cittadini rispetto al parlamento e quindi rispetto al governo. E tutto ciò nei confronti di un cittadino che ha subìto una sentenza infondata, ingiusta, addirittura incredibile».

Secondo l'ex premier: «In questo passaggio della vita pubblica italiana, è in gioco molto più che il destino di una persona. Siamo all'epilogo di quella guerra dei vent'anni che i magistrati di sinistra hanno condotto contro di me, considerato l'ostacolo da eliminare per garantire alla sinistra la presa definitiva del potere».

Il fondatore del Pdl comunque ha detto di confidare in una soluzione istituzionale al suo caso: «Su tutto questo, la Costituzione della Repubblica e il buon senso offrono molte strade. Se avessi voglia di sorridere, potrei dirle che 'non possono non saperlo': vale per tutti gli attori politici e istituzionali».

RESTO IN POLITICA - Berlusconi ha spiegato che comunque vada continuerà a fare politica: «Possono farmi tutto, ma non possono togliermi tre cose. Non possono togliermi il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana. Non possono togliermi il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato. Non possono togliermi il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani, finché questi cittadini liberamente lo vorranno».

Il Pdl è in prima linea sul referendum per riformare la giustizia italiana, ha detto il suo fondatore: «Noi sosteniamo già in modo convinto quella campagna referendaria, con una nostra mobilitazione capillare su tutto il territorio. E' giusto che nei prossimi mesi siano direttamente gli italiani, come già' fecero nel 1987 con maggioranze amplissime, a poter realizzare nelle urne referendarie quelle riforme della giustizia che si sono rivelate impraticabili in Parlamento. Ho grande fiducia che entro il 30 settembre sarà stata raccolta, nonostante il periodo estivo, una valanga 'buona' di firme liberali e garantiste».

MARINA NON SCENDERA' IN CAMPO – Infine Berlusconi ha parlato della sua famiglia: «I miei figli mi hanno emozionato e commosso per il loro coraggio e per l'intelligenza di cui il loro amore verso di me è nutrito. Quanto a mia figlia Marina, è stata una leonessa nelle sue uscite pubbliche di questi mesi. Il suo valore di persona, di imprenditrice, di donna, di cittadina, è sotto gli occhi di tutti. Le ho dato alcuni consigli, con amore e credo con lungimiranza e sono assolutamente sicuro che non scenderà in campo al mio posto».