30 marzo 2020
Aggiornato 13:00
Camorra

Carmine Schiavone: «Pentito di essermi pentito»

«Le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente». Lo ha detto a Sky TG24 il casalese Carmine Schiavone pentito dal 1993

ROMA - «Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente». Lo ha detto a Sky TG24 il casalese Carmine Schiavone pentito dal 1993. «Ero uno dei capi della cupola, ma mi sono pentito davvero perché altrimenti quelle carte lì non le avrei mai scritte. Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente perché in Italia non c'era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo. Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso questo. Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle».

LA MAFIA NON SARA' MAI DISTRUTTA - Schiavone, nel corso dell'intervista a Sky TG24 (in onda nel corso delle principali edizioni), parla anche dei rifiuti tossici interratti dal lungo mare di Baia Domizia fino a Pozzuoli. E ha aggiunto: «La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L'organizzazione mafiosa non morirà mai».

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