20 gennaio 2021
Aggiornato 01:30
Giustizia | Ineleggibilità Berlusconi

Caso Berlusconi: il PD chiede le dimissioni spontanee, repliche roventi dal PDL

La presidentessa dei Democratici Rosy Bindi ha dichiarato: «Se il Cavaliere facesse un passo indietro non rinuncerebbe a guidare la sua formazione politica ma lo farebbe da cittadino che rispetta le leggi». Durissimo Lucio Malan: «Da sinistra, c'è una certa confusione nel ruolo di giudice e del plotone di esecuzione, sono due carriere diverse quella di giudice e plotone di esecuzione»

ROMA - In attesa della riunione della giunta di Palazzo Madama che deciderà sulla decadenza o meno da senatore di Silvio Berlusconi, l'argomento continua a tenere banco sia nel Pd che nel Pdl.
La presidentessa del Pd, Rosy Bindi, in una intervista ha detto: «Berlusconi prenda atto dell'imbarazzo in cui rischia di mettere il Parlamento e si dimetta prima della riunione della giunta del Senato». Secondo l'esponente del Pd questo sarebbe un gesto dal «grande significato politico» perché dimettendosi da parlamentare «non rinuncia certo a guidare la sua formazione politica ma lo fa da cittadino che rispetta le leggi. A quel punto ritengo che anche per il Capo dello Stato sarebbe più semplice riconoscere quel gesto politico, forse con la commutazione della pena principale». Per quanto riguarda la legge Severino, ha proseguito la Bindi, «l'idea che sia interpretabile nel punto in cui impone la decadenza del parlamentare condannato è abbastanza bizzarra. C'è addirittura un articolo preciso che specifica: se i motivi di incandidabilità si verificano mentre il parlamentare è in carica, la decadenza è immediata».

LUPI: SERVE DIBATTITO SULLA RETROATTIVITÀ - Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi (Pdl) ha richiamato il Pd al senso di responsabilità. Sul caso Berlusconi ha detto Lupi: «Vanno messe da parte le posizioni pregiudiziali e aprioristiche» di chi «senza neanche aver esaminato il caso, aver letto le carte, aver ascoltato la relazione del relatore ha deciso che si debba votare per la decadenza da senatore di Berlusconi». Secondo il ministro «sembra che l'unico obiettivo sia tornato ad essere quello dell'abbattimento del nemico», invece «il tema dell'agibilità politica di Berlusconi e della decadenza da parlamentare è troppo serio perché si affronti con gli anatemi di Zanda, della Bindi, della Moretti». Infine per quanto riguarda la legge Severino, ha aggiunto Lupi, «è la prima volta che si applica. E' giusto che si apra un dibattito sulla retroattività, sulla costituzionalità' di alcuni punti».

MALAN E IL PLOTONE DI ESECUZIONE - Lucio Malan,(Pdl), membro della giunta per le elezioni del Senato non ha usato mezzi termini: «Da sinistra, c'è una certa confusione nel ruolo di giudice e del plotone di esecuzione, sono due carriere diverse quella di giudice e plotone di esecuzione. In sede di contestazione di candidatura, la giunta è un organismo giurisdizionale». Secondo Malan si potrebbe rimandare la legge Severino alla Consulta perché «ci sono degli ampi profili di incostituzionalità che vanno valutati. Il fatto che è che per la costituzione mira alla riabilitazione del reo, ma una volta terminata la pena il reo è ancora diverso dagli altri cittadini è una cosa incompatibile con il complesso di una serie di norme costituzionali».
Ha tagliato corto un altro esponente del Pdl, Gianfranco Rotondi, che in una nota ha scritto: «Se Berlusconi decade, con lui si delegittimano duecento parlamentari e la legislatura si conclude. Le nostre dimissioni da parlamentari saranno inevitabili».

DURO BEPPE GRILLO - Anche Beppe Grillo è intervenuto a gamba tesa: «Craxi spiegò in Parlamento che se rubava lui, rubavano tutti. Nessuno si alzò in piedi per contestarlo. Silenzio assenso? C'è ora una larga attesa, figlia delle larghe intese, sul discorso che un pregiudicato, amico fraterno, non a caso, di Bettino, farà alle Camere riunite. Di per sé è già un evento che Berlusconi si faccia vedere in aula dato il suo assenteismo cronico emulato solo dal suo avvocato parlamentare, il noto Ghedini». Il comico genovese poi ha suggerito un discorso di commiato a Berlusconi: «Cari, carissimi (quanto mi siete costati) parlamentari, se oggi sono qui è per mandarvi a fanculo. Se io sono un delinquente voi siete i servi di questo delinquente, i suoi soci in affari, i suoi dipendenti. Mi rivolgo soprattutto ai banchi della sinistra che mi è stata vicina in tutti questi anni con l'approvazione delle leggi vergogna, dell'indulto, dello Scudo Fiscale. Se io sono colpevole, voi siete colpevoli di avermi tollerato, coperto, aiutato in ogni modo sapendo perfettamente chi ero. Non mi sono mai nascosto, al contrario di voi. Finocchiaro, D'Alema, Violante dove siete? Non potete lasciarmi solo. Potrei essere indotto, più dalla rabbia che dalla disperazione, a rivelare la storia di questi vent'anni agli italiani intontiti dalle televisioni che voi graziosamente mi avete regalato. Senza di me voi non sareste mai esistiti. Senza di voi, che avete ignorato per me qualunque conflitto di interessi, io non sarei mai esistito o forse avrei accompagnato il mio sodale a Hammamet. Siamo legati come gemelli dalla nascita. E ora mi lasciate solo, ai domiciliari o ai servizi sociali per una semplice frode fiscale? A fanculo, dovete andare. Io non sono certo peggio di voi. I padroni, anche i più ributtanti, sono sempre migliori dei loro servi!».

CROSETTO E IL BERLUSCONI PARTIGIANO - Dura anche la posizione di Fratelli d'Italia con Guido Crosetto che ha detto: «Le parole che arrivano dal Pdl non possono essere ignorate o sottovalutate. Possono essere condivise o meno, ma arrivano da uno dei principali partiti italiani che, sul punto, è granitico e compatto». Il coordinatore nazionale di FdI ha proseguito: «La loro tesi è tanto semplice quanto devastante: un potere o un ordine dello Stato, la magistratura, non assolve alla sua funzione in modo equilibrato, ma anzi la utilizza per colpire una persona o un gruppo di persone per impedire lo svolgimento dell'attività, sia politica che privata. Se così è, a Berlusconi non rimangono molte scelte. O sceglie di andare in galera, contestando il sovvertimento dell'ordine democratico da parte di alcune persone e facendo una battaglia 'alla Havel o Mandela'; cerca di combattere il 'regime' dall'estero, dall'esilio, 'alla Pertini o De Gasperi'; oppure sale, simbolicamente, sulle montagne e fa il partigiano, combattendo. Quartum non datur. Non è comprensibile l'appoggio ad un governo che considera invece il lavoro dei giudici totalmente legittimo, rispettoso della democrazia ed inattaccabile. La tesi di essere convinti che ci sia un colpo di Stato in atto ma di essere i supporter del governo in carica è difficile da capire ed è una contraddizione».