28 settembre 2020
Aggiornato 14:00
Lotta alla criminalità

Confiscato il «tesoro» dei Casalesi nel Lazio

Venti società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati; due ditte individuali; 26 fabbricati; 28 terreni; 19 veicoli tra cui tre Ferrari; 114 rapporti finanziari. Sono i beni del valore totale di 90 milioni di euro localizzati nel basso Lazio. Ferranti (PD): «Bene il maxisequestro»

NAPOLI - Venti società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati; due ditte individuali; 26 fabbricati; 28 terreni; 19 veicoli tra cui tre Ferrari; 114 rapporti finanziari. Sono i beni del valore totale di 90 milioni di euro localizzati nel basso Lazio, soprattutto nelle province di Frosinone e Latina, confiscati oggi dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli a un gruppo criminale ritenuto vicino ai camorristi del clan dei Casalesi.

Il decreto di confisca è stato eseguito nei confronti di tre pregiudicati legati al clan dei Casalesi: Gennaro De Angelis (69 anni di Casal di Principe), Aladino Saidi (35 anni di Sora) e Antonio Di Gabriele (67 anni di Crispano). Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Frosinone al termine di un iter processuale avviato in seguito ad una proposta della Dia che, nel 2011, aveva già visto il sequestro d'urgenza dei beni riconducibili ai tre indagati.

Secondo quanto ricostruito dalla Direzione investigativa antimafia De Angelis, stabilitosi nel basso Lazio già dagli inizi degli anni '70 ha rappresentato per un lungo periodo un punto di riferimento dei Casalesi fino a diventarne 'capo regime' prima nell'organizzazione guidata da Antonio Bardellino e poi, dopo la scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone detto Sandokan con il quale è anche imparentato.

Secondo quanto emerso dalle indagini De Angelis avrebbe formato un proprio e indipendente gruppo criminale definito 'Deangelisiano' realizzando, nella propria zona d'influenza una serie di reati tra cui estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e soprattutto importazione da altri paese dell'Unione europea di autovetture evandendo l'Iva, per un certo periodo ha anche svolto la funzione di procacciatore e fornitore di armi per conto dei Casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i fedelissimi di Sandokan ai Bardelliniani. De Angelis avrebbe partecipato alle attività estorsive seguendo le indicazioni del clan e destinando i proventi in fiorenti attività economiche del sud Pontino. Per le sue capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria si accreditò inoltre come incaricato dal boss Francesco Schiavone ad investire in Italia e all'estero i capitali illecitamente accumulati dall'organizzazione criminale.

Aladino Saidi è ritenuto, invece, organico al gruppo Deangelisiano. Socio di De Angelis si impegnava, in particolare, nel frodare l'erario. A lui, inoltre, sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe e ad altri reati contro il patrimonio.

Antonio Di Gabriele, infine, è ritenuto un uomo di fiducia e un prestanome di De Angelis, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni nonché reati contro la persona, il patrimonio e in materia di armi.

Ferranti (PD): Bene il maxisequestro - «Un duro colpo per la camorra che deve essere da monito per chi si candida a governare il paese e il Lazio». Lo ha affermato in una dichiarazione Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera e capolista per i democratici nella circoscrizione Lazio 2 commentando l'operazione 'Bottega verde' che ha portato alla confisca dei beni del clan Casalesi per 90 milioni di euro tra la Campania ed il Lazio.

«La criminalità è ben radicata nel tessuto economico e sociale del nostro territorio e questa operazione ne è la conferma. Nel ringraziare tutte le squadre investigative che l'hanno resa possibile non si può non sottolineare come sia necessaria un'azione di sistema da parte dello Stato che, in tutte le sue articolazioni, a partire da quelle locali, deve mettere in campo politiche di repressione di questi fenomeni e garantire la massima trasparenza nella gestione della cosa pubblica. Nel programma di governo per il Lazio, così come in quello per l'Italia, la lotta alle mafie è centrale per il Pd».