29 marzo 2020
Aggiornato 20:30
Istituzioni | Messaggio fine anno Napolitano

Napolitano: Mettere la questione sociale al centro dell'azione pubblica

Il Presidente della Repubblica: «La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale»

ROMA - Anche «al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi» è necessario «parlare non più di 'disagio sociale', ma come in altri momenti storici, di una vera e propria 'questione sociale' da porre al centro dell'attenzione e dell'azione pubblica». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un passaggio del discorso di fine anno dedicato alla crisi economica che investe l'Italia.
«Prima ancora di indicare risposte, come tocca fare a quanti ne hanno la responsabilità, è una questione sociale, e sono situazioni gravi di persone e di famiglie, che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi», ha detto Napolitano. «La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale».

Il Capo dello Stato ha ricordato che «da noi la crisi generale, ancora nel 2012, si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi (e talvolta, dell'economia di un'intera regione, come ho constatato da vicino in Sardegna), si è tradotta in cancellazione di piccole imprese e di posti di lavoro, in aumento della Cassa Integrazione e della disoccupazione, in ulteriore aggravamento della difficoltà a trovare lavoro per chi l'ha perduto e per i giovani che lo cercano. Per effetto di tutto ciò, e per il peso delle imposte da pagare, per l'aumento del costo di beni primari e servizi essenziali, è aumentata - ha detto Napolitano citando l'Istat - l'incidenza della povertà tra le famiglie». Napolitano ha anche raccontato di ricevere «lettere da persone che mi dicono dell'impossibilità di vivere con una pensione minima dell'INPS, o del calvario della vana ricerca di un lavoro se ci si ritrova disoccupato a 40 anni».

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