15 luglio 2020
Aggiornato 05:30
La riforma della Giustizia

ANM: Riforma ok, ma il Ministero limiti i disagi

L'Associazione Nazionale dei Magistrati: La revisione delle circoscrizioni andava fatta, ci riserviamo correttivi. Li Gotti (IdV): Motivare i tagli dei Tribunali in base alla presenza della mafia. Bianchi (Pdl): Il «Piano Severino» va fermato

ROMA - «La riforma delle circoscrizioni giudiziarie risponde a una necessità da tempo sostenuta dall'Associazione nazionale magistrati. Purtroppo, le rigidità contenute nella legge delega hanno impedito interventi più incisivi e razionali». E' quanto si legge in un comunicato dell'Associazione nazionale magistrati, che esprime «soddisfazione» nel constatare «che il decreto approvato dal consiglio dei Ministri fa proprie alcune esigenze anch'esse evidenziate con forza dall'Anm».
Fra queste, «la necessità di conservare il rapporto diretto fra procure e tribunali, rapporto effettivamente salvaguardato ad eccezione del solo caso di Napoli Nord, che l'Associazione si riserva di approfondire» e «l'opportunità di tenere conto di alcune realtà locali, caratterizzate da situazioni di particolare criminalità».

Suggeriremo correttivi e miglioramenti - «L'intervento - si legge ancora nella nota - non sarà indolore e graverà anzitutto sui magistrati, sul personale ausiliario e sul Foro degli uffici soppressi, con disagi rilevanti anche di natura personale. Dovrà, pertanto, essere cura del ministero della Giustizia e degli enti locali fornire le risorse e dei dirigenti degli uffici 'accorpanti' adottare gli schemi organizzativi che consentano, al tempo stesso, di alleviare tali disagi e di conseguire i migliori obiettivi di efficienza. Risorse adeguate e buona organizzazione, insieme con l'individuazione di opportune soluzioni logistiche, sono indispensabili per ottenere la migliore riuscita della riforma e per evitare il protrarsi di un faticoso periodo transitorio».
«L'Anm - conclude il documento - si riserva la possibilità di suggerire correttivi e miglioramenti e, a tale scopo, le Giunte sezionali interessate sono già state invitate a collaborare con la Giunta nazionale nella valutazione degli effetti di soppressioni e accorpamenti. Eventuali proposte dovranno fondarsi su dati oggettivi e su esigenze che tengano conto dell'interesse collettivo per evitare di dare spazio a istanze corporative e a resistenze di carattere esclusivamente locale, dirette a paralizzare la riforma».

Li Gotti (IdV): Motivare i tagli dei Tribunali in base alla presenza della mafia - «Lo Stato, nelle regioni ad alto tasso criminale, deve aumentare la sua presenza facendo funzionare gli uffici giudiziari. Per questo motivo, la nuova geografia giudiziaria che il Governo vuole attuare, deve seguire i criteri della legge delega». A scriverlo sul suo blog il responsabile Giustizia dell'Italia dei Valori, senatore Luigi Li Gotti, che prosegue: «uno di questi è la verifica sul territorio del tasso di impatto della criminalità organizzata».
«Questo criterio - aggiunge Li Gotti - è stato inserito dal Parlamento per richiamare l'importanza di tali realtà oltre i criteri numerici oggettivi. Avendo peraltro compreso che il Governo potesse avere incertezze sull'applicazione del criterio, lo scorso 4 luglio, tutti i gruppi parlamentari hanno presentato in Senato un ordine del giorno che l'Esecutivo ha accolto come impegno».
«Il Ministero della Giustizia - scrive ancora il dipietrista - deve, quindi, motivare i tagli dicendo che la mafia non esiste in alcune realtà territoriali e che, quindi, nessun impatto negativo avrebbe la soppressione di un Tribunale. Certamente non è autorizzato ad affermare che sì, la mafia c'è, ma piuttosto che nessun impatto negativo avrebbe l'arretramento della presenza dello Stato, con la soppressione di un edificio con scritto Palazzo di Giustizia».

Bianchi (Pdl): Il «Piano Severino» va fermato - «Il Piano del ministro Severino di smantellamento della giustizia sul territorio calabrese va fermato. Non ci sono le condizioni, neanche minime, perché il nostro territorio possa sopportare l'impatto di ridimensionamento del provvedimento governativo senza gravissime conseguenze e ripercussioni per la sicurezza e la convivenza civile delle nostre comunità». A dichiararlo è la senatrice del Pdl Dorina Bianchi.
«Se il Governo, partendo da premesse sbagliate intende arrivare a conclusioni errate, chiudendo alcuni importanti uffici giudiziari in Calabria - precisa l'esponente politico del Pdl - non farà altro che alimentare tra i cittadini il senso di abbandono dello Stato e aumentare la percezione di impunibilità e pervasività capillare delle 'ndrine il cui fatturato illecito stimato è pari a ben 44 miliardi di euro. Un vero e proprio atto di resa da parte dello Stato di fronte alla criminalità organizzata che affligge e mortifica il nostro sistema imprenditoriale costringendolo a gettare la spugna o a cedere ai coercitivi ricatti dei principali sodalizi criminali operanti sul territorio».