22 settembre 2020
Aggiornato 13:00
A rischio il taglio dei Parlamentari

Riforme, la Lega vuole 311 Senatori

Dopo il taglio del numero dei deputati approvato dall'Aula di Palazzo Madama giovedì scorso, arriverà in Assemblea a Palazzo Madama mercoledì prossimo, 27 giugno, il voto sulla riduzione del numero dei senatori. Con un rischio

ROMA - Dopo il taglio del numero dei deputati approvato dall'Aula di Palazzo Madama giovedì scorso, arriverà in Assemblea a Palazzo Madama mercoledì prossimo, 27 giugno, il voto sulla riduzione del numero dei senatori. Con un rischio. Che la composizione di 254 senatori (a fronte dei 315 di oggi) prevista dal testo uscito dalla commissione Affari Costituzionali con un'ampia maggioranza sia vanificata dall'approvazione di un emendamento della Lega che introduce un Senato federale così composto: 250 senatori, 40 rappresentati delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano che partecipano ai lavori con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente e 21 presidenti delle Regioni e delle Province autonome che hanno diritto, e se richiesti l'obbligo, di intervenire alle sedute. In tutto siederebbero nell'Aula di Palazzo Madama 311 persone, solo quattro in meno della composizione attuale.

PDL D'ACCORDO - «Siamo orientati a votare l'emendamento della Lega», ha detto il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, a margine della seduta di Commissione di oggi. «Anche se - ha precisato - deve essere specificato che i rappresentati delle Regioni non abbiano le prerogative dei parlamentari a parte l'insindacabilità né lo stipendio da senatore». Tuttavia, per il senatore del Pd Stefano Ceccanti, i costi di un Senato così composto sarebbero comunque elevati: «Le materie di legislazione concorrente sono la maggior parte. I rappresentanti delle Regioni dovrebbero stare a Roma tutte le settimane...». Se in Commissione, dove l'emendamento leghista verrà messo ai voti domani, la vecchia maggioranza Pdl-Lega non ha i numeri, in Aula la partita è aperta: Pdl e Lega insieme hanno 149 voti, Pd, Udc, Terzo Polo-Fli e Idv 145. Tutto dipenderebbe dal voto dei 13 senatori di Coesione Nazionale e dai 14 del Misto.

ALFANO INSISTE SUL SEMIPRESIDENZIALISMO - Domani mattina la commissione Affari Costituzionali, dove il presidente del Senato, Renato Schifani, aveva rinviato per approfondimenti l'articolo della riforma costituzionale sul Senato e gli emendamenti del Pdl sul semipresidenzialismo, si riunirà dalle 9 alle 12 per votare emendamenti e subemendamenti all'articolo 2 e mantenere l'impegno a portare in Aula il taglio dei senatori mercoledì.
Si allontana invece il voto sull'elezione diretta del capo dello Stato proposta dal partito di Angelino Alfano: difficile che gli emendamenti vengano esaminati entro la settimana. Nonostante il rinvio, però, per ora Quagliariello fa sapere che a quel punto il suo partito non intende rinunciare: «Lo facciamo per evitare che la crisi dei partiti investa anche le istituzioni. Nessuno vuole fuoriuscire dal binario tracciato dalla Commissione. Stiamo proponendo l'elezione diretta del capo dello Stato, non il presidenzialismo. Non c'è scritto da nessuna parte che sarà il capo del governo. Bensì presiederà il Consiglio dei ministri».

UDC: APPROVARE IL TAGLIO DEI SENATORI - L'auspicio dell'Udc è che mercoledì si approvi il taglio dei senatori e venga stralciato tutto il resto: «Dobbiamo rispettare - dice Gianpiero D'Alia, capogruppo al Senato - l'impegno della riduzione dei senatori. Tutto possiamo fare tranne che non fare nulla. Siccome non dobbiamo prenderci in giro, sappiamo che se questo testo non ha la maggioranza dei 2/3 non entra in vigore con la prossima legislatura perché di mezzo deve esserci un referendum consultivo. E allora portiamo avanti la riduzione dei parlamentari su cui siamo d'accordo, la portiamo alla Camera e ci attacchiamo una nuova legge elettorale. Per altre cose non ci sono i tempi».