25 luglio 2024
Aggiornato 03:30
Politica & Inchieste | Caso Lusi

Lusi, voto palese al Senato su arresto

La Giunta per le immunità di palazzo Madama, stamattina, ha autorizzato l'arresto dell'ex tesoriere della Margherita, ma nè Pd nè Pdl vogliono la segretezza. Non si ripeterà il caso De Gregorio

ROMA - La Giunta per le immunità di palazzo Madama, stamattina, ha autorizzato l'arresto dell'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, ma la battaglia sul tema resta squisitamente politica, perchè, per dirla con il piddino Francesco Sanna, «noi non siamo un tribunale». Nessuno lo dichiarerà mai ufficialmente, ma la volontà dell'Aula, a questo punto, pare orientarsi a confermare lo stesso parere della Giunta, ovvero i sì all'arresto. Prova ne sia il fatto che, a quanto pare, nessuno sembra intenzionato a richiedere il voto segreto sulle manette senatore.

Nè Pd nè Pdl vogliono segretezza - Di sicuro non lo chiederà il Pd. La capogruppo, Anna Finocchiaro, ha infatti affermato senza mezzi termini che «la maggioranza della Giunta si è espressa con chiarezza, senza ambiguità. Nelle stesse modalità dovrà avvenire il voto dell'Aula di Palazzo Madama: dovrà essere un voto assolutamente trasparente. Sarebbe inaccettabile una richiesta di voto segreto o qualunque giochetto teso a coprire le responsabilità che in casi del genere ogni parlamentare si deve assumere». Nemmeno il Pdl pare intenzionato a fare nulla per salvare Lusi. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato, sostengono infatti che, in Aula indicheranno «ai senatori del PdL di esprimere il proprio voto in base alla libera coscienza personale».

Non si ripeterà il caso De Gregorio - E' però proprio sulla libertà di coscienza che si gioca la possibilità di una richiesta di voto segreto, che deve comunque venti senatori disposti ad avanzarla pubblicamente e a viso aperto. Un bel gesto di coraggio, visto che l'ultimo voto segreto ha tenuto lontano dai domiciliari il pidiellino Sergio De Gregorio, con relativi strascichi di polemica. Un bis che i senatori non vorrebbero, se è vero che, come dice Francesco Rutelli, «la giustizia deve fare e fare il suo corso», ma «se il Senato questa volta non difenderà lo stato di diritto, la gente verrà qui davanti con i forconi». Certo, dopo la 'liberazione' di De Gregorio, sotto al Senato non si è visto nessuno, con o senza arnesi agricoli, ma il caso di Lusi è tutto diverso. In primo luogo, Lusi, nell'immaginario collettivo, è reo-confesso e secondo il suo dossier è così ricco di informazioni su altri big del centrosinistra che in molti, soprattutto nella parte destra dell'Emiciclo, vorrebbero vederlo vuotare l'ipotetico sacco con i magistrati.

Chi ancora si ostina ancora a difendere Lusi è il relatore di Giunta Saro, che oggi si è visto bocciare la relazione con cui diceva no ai magistrati da 13 colleghi. «E' dimostrabile che non c'è possibilità di reiterazione del reato, visto che Lusi non ha più cariche, e tanto meno di inquinamento delle prove, già depositate in Procura». Insomma, niente estremi per la custodia cautelare, tanto più che uno dei cardini politici del Pdl è il no alla carcerazione preventiva. Eppure, anche così, la relazione di Saro ha portato a una frattura nel Pdl in Giunta, visto che Alberto Balboni e Franco Mugnai hanno preferito non partecipare al voto, in dissenso perchè non si è atteso che dalla procura arrivassero tutte le carte chieste dalla Giunta, compreso il verbale dell'interrogatorio della segretaria di Lusi.

Follini: I tempi per il voto in aula saranno brevi - Al di là di tutto, lo show down è vicino: oggi infatti il presidente della Giunta, Marco Follini, ha sottolineato che i tempi per il voto in Aula saranno brevi. Follini, quel giorno, vestirà in Aula i panni del relatore: sarà lui, visto che la linea del relatore 'ufficiale' è stata bocciata, a dover45 illustrare nell'emiciclo le ragioni per cui Lusi deve andare in carcere. Il Senato dovrà dire sì alle toghe, sarà la linea di Follini, «perchè nell'inchiesta a carico del Lusi non è ravvisabile alcun fumus persecutionis», l'unico tema su cui il Senato è chiamato a decidere. Sul destino del tesoriere, per tornare a Sanna, «dovrà decidere un giudice, come per ogni altro cittadino».