25 luglio 2024
Aggiornato 03:30
Politica & Inchieste | Il caso Lusi

Lusi, i PM chiedono gli atti al Senato

La Procura di Roma che indaga sulle malversazioni dell'ex tesoriere è «molto incuriosita» dalle ricostruzioni di stampa dell'audizione del senatore di fronte alla Giunta del Senato. Per Follini serve una riforma della Giunta. Partiti divisi tra tentazione pubblicità e pericoloso precedente

ROMA - La Procura di Roma che indaga sulle malversazioni dell'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, nelle persone del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pubblico ministero Stefano Pesci, è «molto incuriosita» dalle ricostruzioni di stampa dell'audizione del senatore di fronte alla Giunta del Senato, tanto da chiedere alla presidenza di palazzo Madama pieno accesso al verbale di mercoledì scorso. Schifani, dal canto suo, ha immediatamente girato la richiesta al presidente dell'organismo di tutela dei parlamentari, Marco Follini, il quale ha assicurato che sonderà «gli animi di tutti» e che al più presto scioglierà la riserva, forse prima della prossima seduta, prevista per mercoledì prossimo.

In realtà, la battaglia sui verbali di Lusi è più politica che giudiziaria. Da un lato, c'è da parte di ampi settori di tutti i gruppi la volontà di consegnare alle toghe i documenti, ufficialmente per «spirito di leale collaborazione tra istituzioni». Dall'altro, c'è il generalizzato timore di creare un pericoloso precedente.
«Che succede - ragionava oggi un senatore di centrosinistra fuori dal Senato - se diamo libero accesso ai nostri atti? Come facciamo poi a difenderci, a invocare il fumus persecutionis, a chiedere ai colleghi di dire sì o no a un arresto non in base alla colpevolezza o all'innocenza, come dobbiamo fare, ma in base al livello di 'persecuzione' che i magistrati hanno esercitato nei confronti di un collega? Basti pensare che, stando al regolamento, un senatore, per difendersi in Giunta, può anche mentire. E non c'è nemmeno una norma su 'dichiarazioni autoaccusatorie' rese tra di noi».

In mezzo al guado, Follini e l'ipotesi di revisione del regolamento della Giunta. «Le attuali regole parlamentari - scriveva infatti Follini in una nota 'risolutiva' di metà pomeriggio - prevedono che i lavori della Giunta avvengano in una condizione di riservatezza, a tutela di tutte le persone che sono coinvolte nei procedimenti. E' chiaro però che lo stillicidio di notizie riportate dai giornali sulla base di confidenze più o meno veritiere rilasciate da parlamentari più o meno loquaci pone un problema. In queste condizioni, mi chiedo se non sia arrivato il momento di ripensare quelle regole, per far si che le riunioni della Giunta siano rese a pieno titolo di pubblico dominio».
All'atto pratico, però, non sta solo a Follini decidere, ma a tutta la Giunta, che si vedrà martedì pomeriggio per una questione minore, ma che potrebbe sfruttare l'occasione per discutere e decidere anche sul tema. Intanto, il vicepresidente dell'organismo, Francesco Sanna (Pd), ha già dato la piena disponibilità del suo gruppo a sciogliere le riserve e consegnare i verbali. Anche il Pdl pare tentato dal consegnare gli atti ai magistrati, tanto che il vicepresidente dei senatori, Gaetano Quagliariello, ha apertamente invitato Follini a far prevalere «la collaborazione» sul principio di «riservatezza» che sta alla base dei lavori della Giunta. E' proprio nei maggiori partiti, però, che si trovano anche alcuni senatori che, a titolo personale o in rappresentanza di gruppetti o correnti, non vedrebbero di buon occhio la messa in pubblico degli atti di Giunta.

Intanto, sul fronte dei «chiamati in causa» da Lusi, Enzo Bianco (al quale l'ex tesoriere della Margherita ha detto di aver versato dai 3 mila ai 5 mila euro al mese) ha annunciato che all'Assemblea della Margherita convocata per il prossimo 16 giugno si aprirà «la fase di liquidazione. Renderemo noto a tutti gli italiani come è stato speso ogni centesimo di risorse incassate dal partito in questi 10 anni. Le risorse che recupereremo in larghissima parte saranno destinate a iniziative di carattere pubblico, svolte da istituzioni di carattere pubblico, poi spero si apra un capitolo davvero nuovo nel finanziamento pubblico ai partiti». Su Lusi, poi, ha mostrato pochi dubbi: «Voterò sì all'arresto».

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, tirato in ballo da Lusi come destinatario di una dazione di 70.000 euro, ha invece lanciato un nuovo appello: «I tesorieri (Ds, Margherita, Idv, Forza Italia, An, Lega ecc) mettano online tutte le spese fatte con il finanziamento pubblico ai partiti. Così si vede chi racconta balle e i cittadini si fanno la loro idea».

Infine, Rosi Bindi: «Ho dato mandato di depositare una denuncia-querela nei confronti del Giornale e di tutti gli organi di informazione che hanno pubblicato il falso sul mio conto». «Le iniziative politiche da me organizzate - ha fatto sapere - sono autofinanziate e non ho mai ricevuto da Lusi nemmeno un euro. Nè - aggiunge - sono mai stata a conoscenza di presunti accordi spartitori». Nuova denuncia-querela nei confronti di Lusi e di chi ne ha pubblicato le dichiarazioni anche dal presidente della Margherita, Francesco Rutelli: per le dichiarazioni «radicalmente false e gravissimamente infamanti» rese davanti alla Giunta del Senato e rese «ancora più incredibili dalle dichiarazioni al 'Fatto Quotidiano'». «Siamo oltre la diffamazione, oltre il tentativo di inquinamento del processo: come può esserci qualcuno che dà ancora retta a Lusi?», ha detto Rutelli durante una riunione con i suoi collaboratori.