31 marzo 2020
Aggiornato 05:00
Politica & Inchieste | Il caso Lusi

Lusi, Rutelli: Non ho mai preso una lira, la Margherita fa politica

Il leader dell'API: L'ex tesoriere era bravissimo, pensavamo fosse una fortuna averlo.... Emendamento a liberalizzazioni, mai più casi così. Parisi: Finanziamento ai partiti solo per scelta volontaria

ROMA - Alza gli occhi al cielo Francesco Rutelli, quando parla di Luigi Lusi. E' vero che l'ex tesoriere Dl e oggi senatore del Pd è accusato di aver distratto oltre 13 milioni di euro dai conti della Margherita, ma è anche vero che «è bravissimo». «Fu Lusi - ha raccontato Rutelli in conferenza stampa - a stipulare il contratto per la sede della Margherita, il Nazareno, che adesso è in uso al Pd. Facemmo un contratto di lunga durata e molti lavori di ristrutturazione, ma con quello che paga il Pd, risulta che la Margherita, alla fine del contratto, finirà per guadagnarci».
Insomma, «ogni volta che ci pensavamo, pensavamo che avere Lusi come tesoriere fosse una fortuna». E i bilanci? Chi lo conosce bene assicura che Lusi «è un genio con i numeri, lo è sempre stato», genialità con cui è riuscito a imbrogliare, secondo Rutelli, un partito «trasparente» ma non guardingo, visto che all'assemblea federale che approvava i bilanci, aperta a circa duecento persone, «ne andavano al massimo una trentina e io stesso - ha aggiunto acora Rutelli - non volevo mai andare, anche se lo facevo».
Insomma, un raggiro, e per di più «da una persona che collaborava con me dai primi anni '90», uno che tutti consideravano un genio o quantomeno una fortuna averlo come tesoriere, visto che la Margherita ha in cassa, letteralmente, «un sacco di soldi», nonostante abbia pagato, come risulta dai bilanci, anche parti di campagne elettorali impegnative, come possono esserlo quelle per palazzo Chigi. «Io non ho mai preso una lira - ha tenuto a precisare Rutelli - ma ho contribuito, tra cene e iniziative, a 'tirare su' un patrimonio di consensi che hanno portato in cassa un giro di oltre 240 milioni», tutti denari spesi «per fare politica, perchè la Margherita - ha ricordato Rutelli - è un partito e quello faceva e fa, politica».

Emendamento a liberalizzazioni, mai più casi così - «Siamo stati carpiti nella nostra buona fede» e i «meccanismi legislativi che regolano il finanziamento ai partiti lo hanno reso più facile». Non fa sconti Francesco Rutelli nel condannare l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi accusato di aver distratto 13 milioni dai conti del partito, e annuncia di aver presentato un emendamento al decreto sulle Liberalizzazioni per modificare quei «meccanismi legislativi». Emendamento del quale ha informato i presidenti della Camere e soprattutto il governo, nelle persone del presidente del Consiglio, Mario Monti, e del ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda.
In buona sostanza, l'ex presidente della Margherita e ora leader di Api ha proposto tre cose: «Primo: la relazione dei revisori contabili dei partiti dovrà contenere la dettagliata certificazione di tutte le risultanze riportate a rendiconto. Secondo: i bilanci dei partiti dovranno essere certificati da una società di certificazione indipendente iscritta all'albo speciale dei Revisori tenuto dalla Consob. Terzo: i presidenti delle Camere dovranno comunicare al ministero dell'Economia l'avvenuto riscontro della regolarità dei bilanci, dopo la revisione effettuata da un collegio ad hoc, nominati dagli stessi presidenti delle Camere all'inizio di ciascuna legislatura; non meno di due membri del collegio dovranno essere essere scelti tra i presidenti di sezione della Corte dei COnti e almeno uno tra i dirigenti di prima fascia del ministero dell'Economia».
In questo modo, ha aggiunto Rutelli, «non si potranno mai più verificare casi Lusi» e verrà scongiurata «la possibilità che partiti approvino in buona fede bilanci contraffatti da chi li presenta, come è accaduto con la Margherita». Questa modifica al decreto liberalizzazioni si rende necessaria perchè, ha spiegato ancora Rutelli, «i bilanci dei partiti non sono bilanci statali e non possono essere portati direttamente alla Corte dei Conti». Se fosse possibile rifare la normativa sul finanziamento ai partiti, ha quindi concluso il presidente della Margherita, «io sarei perfettamente d'accordo con le proposte avanzate dal Fatto Quotidiano, ma sono certo che se si presentasse una nuova legge sui partiti non passerebbe mai».

Parisi: Finanziamento ai partiti solo per scelta volontaria - «Ancora una volta si ripropone con assoluta forza il problema del finanziamento ai partiti: dovrà essere una scelta fondata sulla volontà diretta dei singoli cittadini». Arturo Parisi chiede che «il problema del finanziamento ai partiti sia uno dei punti della grande riforma costituzionale». E avanza la sua proposta di revisione del sistema dei rimborsi elettorali ispirato al principio di «ridurre le spese e ridurre le entrate», alla luce del 'caso Lusi' che, Parisi si dice certo «scuoterà la politica italiana».
«Dobbiamo costringere i partiti - ha affermato Parisi in una intervista ad Avvenire- a tendere la mano ai cittadini per cercare anche nel loro sostegno economico la prova e la misura del loro consenso. Ragioniamo sul loro finanziamento almeno come ragioniamo per le organizzazioni no profit e per le confessioni religiose. E' urgente. E poi bisognerà correggere un altro aspetto: oggi tutte le risorse arrivano nelle casse centrali dei partiti, non è giusto. Come fanno i partiti a parlare di federalismo se non praticano al loro interno quello che predicano per lo Stato».

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