8 aprile 2020
Aggiornato 17:30
Politica & Inchiesta | Il caso Lusi

Lusi, il caso scuote il PD: Bersani sorpreso. Rutelli parte offesa

Il Partito Democratico prende le distanze dall'ex tesoriere della Margherita. La partita si sposta quindi tra gli esponenti ex dielle. Arturo Parisi è stato il primo ad esporsi e ammettere di aver sollevato un problema di «opacità del bilancio del 2011»

ROMA - La vicenda di Luigi Lusi, l'ex tesoriere della Margherita che ha ammesso di aver sottratto al partito 13 milioni di euro scuote il Pd, soprattutto gli ex dielle. L'ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, ora Api, che scelse Lusi come tesoriere e che gli è sempre stato considerato il più vicino si è subito costituito parte offesa, prima ancora che la notizia trapelasse sulla stampa, il 18 gennaio scorso. Oggi poi in una nota congiunta con gli altri dirigenti della Margherita Rutelli ha precisato che «in nessun modo il Presidente o gli altri dirigenti hanno mai esercitato responsabilità di gestione, né hanno mai emesso bonifici», insomma Lusi faceva tutto da solo e perciò gli è stata anche rivolta una formale richiesta di dimettersi da tesoriere, accolta il 25 gennaio scorso.

Sulla vicenda Lusi il Pd vuole prendere le distanze. Pier Luigi Bersani oggi ha incontrato il suo tesoriere, Antonio Misiani e ha chiarito: «Il Pd di questa vicenda non sa nulla - ha detto il segretario - e dopo gli accertamenti farà intervenire la commissione di garanzia, non faremo sconti, saremo rigorosi e prenderemo provvedimenti», non è esclusa una sospensione del senatore democratico. E' già stata convocata da Luigi Berlinguer la commissione di Garanzia per verificare le informazioni e prendere le misure previste dalla statuto e dal codice etico del Pd. Al Senato la capogruppo Anna Finocchiaro ha chiesto formalmente le dimissioni di Lusi dal gruppo e informato dell'iniziativa i senatori che da questa mattina chiedevano cosa avrebbe fatto il gruppo.
Il segretario si è detto anche «sorpreso e non gradevolmente» da quanto accaduto, seppure, come puntualizza Misiani «gli unici rapporti economici tra Pd e Margherita, che sono soggetti giuridicamente distinti, riguardano i pagamenti che il Pd effettua regolarmente ed esclusivamente per il subaffitto e per le spese di gestione della sede di via Sant'Andrea delle Fratte». Un sentimento, quello dello stupore, piuttosto diffuso a ben vedere tra molti dirigenti Dem di provenienza Ds.

La partita si sposta quindi tra gli esponenti ex dielle. Arturo Parisi è stato il primo ad esporsi e ammettere di aver sollevato un problema di «opacità del bilancio del 2011» e chiesto un approfondimento che però non è mai stato fatto, lascia intendere il professore, a causa del «disinteresse» degli altri dirigenti ex diellini come Franceschini, Fioroni, Bindi, Letta, Marini. Beppe Fioroni la definisce una «brutta storia» notando che c'è stata una gestione «singolare» dei finanziamenti pubblici: «Io non do mai giudizi prima di aver letto le carte ma di certo Lusi riscuoteva la fiducia di tutti, erano riconosciute le sue capacità di tesoriere». Anche se, ammette l'ex popolare, «bisognerà capire bene cosa è successo» e non solo negli anni in questione, cioè dal 2008 al 2011, quelli sui quali Lusi ha ammesso di aver sottratto risorse al partito, ma probabilmente anche negli anni precedenti. Tra gli ex dl insomma molti ci tengono a definirsi ignari. «Nessuno di noi è realmente in grado di leggere un bilancio», spiegano, compresi i membri di quell'assemblea federale che ogni anno approvavano il bilancio presentato da Lusi.
Pier Luigi Castagnetti però si sbilancia e dice che «in effetti c'era qualche opacità anche nei bilanci precedenti al 2011». Per quanto riguarda l'ultimo bilancio, Castagnetti spiega che a maggio 2011 «c'erano voci troppo generiche e per questo venne chiesto di fare una verifica». La replica piccata di Bianco a Parisi testimonia il nervosismo che serpeggia in queste ore tra ex compagni di partito: «Il gruppo di lavoro, che si è regolarmente costituito e si è riunito più volte, ha avuto l'incarico di predisporre delle proposte» non di fare controlli sul bilancio, spiega Bianco che in serata ha annunciato anche la convocazione, richiesta da alcuni membri, dell'assemblea della Margherita «entro la fine di febbraio», appena terminata l'analisi dei bilanci.

Sull'assemblea pesa anche una denuncia da parte degli ex dielle transitati nell'Udc come Enzo Carra perchè esclusi dalle riunioni dell'assemblea federale: «Abbiamo presentato una denuncia sulla illegittimità dell'assemblea e per due volte il giudice ci ha dato ragione», racconta il deputato uscito dalla Margherita, «nonostante Lusi si fosse presentato in tribunale con un collegio di 10 legali».
Comunque la Margherita, informa la nota congiunta di Rutelli, Bocci e Bianco, intende esigere il «pieno recupero, in sede penale e civile, delle somme sottratte», ma oggi nelle chiacchierate in transatlantico più di un deputato del Pd si chiede se davvero Lusi abbia tenuto per sè soltanto quella somma così ingente, ben 13 milioni di euro, e se l'ammissione di colpa e la richiesta di patteggiamento non evochino le note vicende dei tesorieri dei partiti al tempo di Tangentopoli.

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