14 luglio 2020
Aggiornato 00:00
Il caso RAI | Nomine

Giulietti: Accordo Pdl-Lega per Maccari al Tg1 e Casarin al Tgr

Garimberti che fa? Usigrai ricorrerà se il voto di Verro sarà determinante. Verna (Usigrai): Si preannuncia una dura battaglia sindacale. Belisario (Idv): Pdl e Lega non perdono il vizio. Bersani: Nomine in arrivo? Spero di no, non ci staremmo

ROMA - Conferma di Alberto Maccari alla direzione del Tg1 e nomina a direttore della Tgr di Alessandro Casarin, condirettore dei telegiornali regionali Rai con delega per il Nord. Sarebbe questa «l'intesa nella notte tra la Lega e il Pdl» riferita da Beppe Giulietti sulle prossime nomine in Rai su cui il cda è chiamato a esprimersi. E contro le quali Giulietti si rivolge al presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti mentre l'Usigrai, annunciando una folkloristica iniziativa, è pronta a ricorrere alle vie legali ove mai risultasse decisivo per le nomine il voto del consigliere Antonio Verro, proclamato deputato del Pdl ma 'autosospeso dall'attività parlamentare' fino alla scadenza a marzo del mandato in viale Mazzini.

Garimberti che fa? - «Mi assumo tutta la responsabilità di quello che dico e spero di essere smentito subito dalla Rai e dalle persone coinvolte: è stata raggiunta questa notte - ha annunciato Giulietti a radio Radicale - un'intesa tra la Lega e il Pdl, che poi qui fanno finta di litigare, per procedere nella prossima seduta del C.d.a., costi quel che costi, a nominare per un anno ulteriormente l'attuale direttore del Tg1 Maccari, già in pensione, e a nominare un direttore della Lega che si chiama Casarin alla Tgr, con due condirettori del centro destra. E' un'occupazione militare assoluta, dicendo ad Antonio Verro, che è attualmente consigliere Rai e parlamentare in carica, di presentarsi al voto e se è necessario di votare anche 5 contro 4 perché serve in questo momento un'operazione di controllo politico militare del servizio pubblico. Se non è vero smentiscano».
«Mi rivolgo al presidente della Rai Garimberti e ai consiglieri di amministrazione e le autorità di garanzia - ha affermato l'ex leader Usigrai - affinché si dissocino: chiunque possa lo deve fare, anche rassegnando le dimissioni».

Verna (Usigrai): Si preannuncia una dura battaglia sindacale - «Abbiamo chiesto a una pasticceria nei pressi di Saxa Rubra di preparare un cappello di zio Paperone (dolce solo per personale cortesia) da far mangiare a chi, alto vertice aziendale, aveva scommesso che la soluzione Maccari al Tg1 - ha ammonito il segretario Usigrai Carlo Verna - sarebbe stata una transizione di un mese e mezzo. La invieremo eventualmente al destinatario, dopo le decisioni che il cda prenderà. Sarà una scherzosa polemica se si tratterà di una scelta condivisa , legata alla vicina scadenza dei vertici aziendali. Viceversa sarà un preannuncio di dura battaglia sindacale sia per il tg1 che per la tgr se ci saranno soluzioni a colpi di maggioranza in cui decisivo risulti il voto del consigliere-parlamentare Verro, in bilico tra Montecitorio e viale Mazzini».

Vita (Pd): Colpo di mano alla RAI - «Se fossero vere le notizie di un imminente colpo di mano alla Rai sulla direzione del Tg1 e del Tgr, - ha sottolineato Vincenzo Vita, componente Pd della Commissione di Vigilanza Rai - se ne dovrebbero trarre le dovute conseguenze. Persino chi di noi è sempre stato contrario a forme di commissariamento della Rai, sarebbe costretto dalla gravità dei fatti a ricredersi. Per non dire della ventilata partecipazione al voto di Antonio Verro, consigliere e parlamentare insieme. Ci troveremmo in tal caso di fronte ad un vero e proprio aggiramento delle norme sull'incompatibilità e a una spregiudicata esibizione di potere extra legem».
«Noi non rimaniamo inerti. Porremo la questione nelle sedi competenti. E per l'intanto - ha concluso - ci appelliamo al Presidente di garanzia Garimberti, affinché chiarisca quello che sta succedendo. In linea con le parole molto chiare usate dal presidente della commissione di vigilanza della Rai Sergio Zavoli, nei giorni scorsi, sollecitiamo chiarezza e trasparenza per evitare la morte in diretta del servizio pubblico».

Morri (Pd): Cda non proceda alle nomine senza condivisione - «Sarebbe sorprendente se la direzione generale della Rai procedesse a nomine, che si tratti di Tg1 o Tgr, basate su un accordo interno alla vecchia maggioranza Pdl-Lega che non c'è più e con l'aggravante del voto decisivo di un consigliere che, in quanto parlamentare, non potrebbe sedere nel Cda. In questo nuovo contesto ci permettiamo di consigliare solo scelte condivise dall'intero vertice Rai vista anche la vicinanza della scadenza del mandato sia del dg che del Cda». Lo afferma Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza.

Belisario (Idv): Pdl e Lega non perdono il vizio - «Pdl e Lega non perdono il vizio di litigare sulla pelle dei cittadini e tornare a nozze quando si tratta di occupare poltrone, quelle della Rai innanzitutto». Lo ha affermato il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario, convinto sarebbe «gravissimo se venisse confermata la voce di un accordo segreto nel centrodestra sulla spartizione delle nomine in Rai». E «senza dire del neo onorevole Antonio Verro che, con un senso del pudore prossimo allo zero, continua vergognosamente a sedere nel Consiglio di amministrazione. Si tratta di un'ignobile occupazione della Rai, resa ancora più vergognosa se Verro darà ancora più scandalo partecipando alla nomina dei nuovi incarichi».
«Il servizio pubblico - ha detto ancora il capogruppo Idv - vive un momento di grande crisi che può essere, però, un'occasione di rilancio. L'unica strada da seguire è quella di attivare una nuova governance che punti sulla professionalità e sulla competenza, dai dirigenti ai giornalisti. Ma, soprattutto, che veda i partiti alzare i tacchi ed uscire dalla porta principale di viale Mazzini. Prendano tutti esempio dall'Italia dei Valori che, sin dalla sua nascita, ha rifiutato ogni logica spartitoria e non ha occupato alcuna poltrona nel Cda. L'unico modo per rilanciare il servizio pubblico è ripartire dalla sua autonomia, mettendo fuori i mercanti dal tempio».

Bersani: Nomine in arrivo? Spero di no, non ci staremmo - Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani si augura che non siano vere le voci che parlano di prossime nomine in Rai. Conversando con i giornalisti alla Camera, Bersani spiega: «Mi stupirei veramente se, in tempi di tanta sobrietà come questi, si moltiplicassero le nomine. Ho già detto che noi non parteciperemmo, la Rai deve essere sottratta a questa deriva, bisogna che si superino tutti i vecchi riti e si riformi la governance di una così grande azienda pubblica».
Insomma, se non viene riformata la «governance» della Rai «noi non partecipiamo a nulla e ci riserviamo di dire con voce alta la nostra, qualora emergessero scelte di questo genere».