30 agosto 2025
Aggiornato 06:30
Ok dal PD a nuova governance. Stop dal PDL

RAI, Monti in campo

Il Premier annuncia a breve un'iniziativa sulla Rai ma a giudicare dalle reazioni politiche il compito del presidente del Consiglio si preannuncia difficile. Se infatti il Pd apre ad una riforma della governance sulla quale ha già pronta una proposta di legge condivisa da tutto il partito, il Pdl pone dei paletti, innanzitutto sul ruolo dell'esecutivo

ROMA - Mario Monti annuncia a breve un'iniziativa sulla Rai, l'azienda della tv pubblica che vive da mesi una crisi di ascolti e di bilancio ma a giudicare dalle reazioni politiche, non tutte positive, il compito del presidente del Consiglio si preannuncia difficile. Se infatti il Pd apre ad una riforma della governance sulla quale ha già pronta una proposta di legge condivisa da tutto il partito, il Pdl pone dei paletti, innanzitutto sul ruolo dell'esecutivo: «La Rai non è un problema del governo», ha avvertito il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto -. Dopo la riforma del 1975, il rapporto è tra il Parlamento e la Rai. Non credo se ne debbano occupare i tecnici».

«La Rai non è l'urgenza numero uno nella mia attività - ha detto ieri Monti a Che tempo che fa a proposito di una possibile privatizzazione della tv pubblica -. E' una forza del panorama civile e culturale italiano, è una forza che ha bisogno di passi in avanti. Mi dia qualche settimana e lei vedrà». Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd apprezza l'annuncio del premier: «Ha fatto bene Monti a parlare di un'iniziativa sulla Rai, io non credo spetti solo al Parlamento affrontare il tema, in passato infatti le leggi sulla tv pubblica sono state fatte dai ministri della Comunicazione». Ma sulla privatizzazione il Pd non è d'accordo: «Non siamo per la privatizzazione perché è meglio avere un servizio pubblico», spiega Fabrizio Morri, capogruppo Pd in Vigilanza, che pur non conoscendo il progetto del governo, (in realtà nessuno dei parlamentari interpellati pensa che ce ne sia già uno in cantiere e comunque nessun contatto è stato ancora avviato tra esecutivo e Parlamento), ritiene che per risolvere i problemi economici dell'azienda «l'esecutivo potrebbe inventarsi qualcosa sulle strutture che trasmettono il segnale». A quanto si apprende anche il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ritiene che Monti abbia intenzione di intervenire in modo perentorio e che la sua sia stata per ora solo «una dichiarazione di intenti».

In ogni caso una decisione andrà presa entro marzo, spiega ancora Morri perché allora scadrà l'attuale Cda e se per allora non ci sarà una riforma «il governo potrebbe decidere una specie di commissariamento transitorio che a noi non dispiacerebbe». Il Pd rilancia poi la proposta unitaria del partito discussa recentemente in un vertice dei responsabili del settore: «La nostra idea è quella di una amministratore unico con poteri forti che sia autonomo dalla politica», dice Gentiloni e che metta fine al Cda «eletto dalla maggioranza politica che ripropone gli equilibri del Parlamento», aggiunge Morri che denuncia un certo il «nervosismo» del Pdl all'ipotesi di una riforma della governance Rai. «Si rispettino le sentenze della Corte Costituzionale, che limitano in maniera molto drastica il ruolo del governo ed affidano al Parlamento scelte e responsabilità - ha chiosato Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato -. E si levi dal campo qualsiasi ipotesi di commissariamento che sarebbe inaccettabile, impraticabile ed impossibile».

Insomma il dibattito è acceso tra le due principali forze che sostengono il governo Monti. L'Udc, Roberto Rao, invita perciò ad evitare polemiche e a concentrarsi sul futuro di un'azienda in evidente difficoltà: «Il Governo presenterà tutte le proposte che riterrà più opportune, esercitando i suoi legittimi poteri. Spetterà poi al Parlamento discutere, approvare o respingere le proposte che saranno avanzate. E' tuttavia fondamentale mettere da parte ogni pregiudizio, anche e soprattutto di natura ideologica». Al di fuori della maggioranza invece Lega e Idv hanno posizioni opposte: «Occorrono delle norme per cacciare i partiti dal governo dell'azienda pubblica», duce il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Alla Rai serve al più presto una cura dimagrante» è l'opinione di Davide Caparini, capogruppo del Carroccio in Vigilanza secondo il quale «il servizio pubblico andrebbe messo al bando» tra i tanti attori che forniscono contenuti di informazione ma non solo.

Usigrai con Monti: Bene anche norma ad hoc nel «cresci Italia» - Sostegno dell'Usigrai all'iniziativa del Governo sulla Rai preannunciata dal Premier Mario Monti per le prossime settimane, con invito a non farsi condizionare dagli altolà venuti da diverse forze politiche.
Riteniamo indispensabile - ha affermato il segretario Usigrai Carlo Verna - che il governo Monti si occupi di Rai e plaudiamo all'annuncio del presidente del consiglio .Naturalmente con un'iniziativa legislativa,che in quanto tale sarà sottoposta al Parlamento. Davvero non capiamo allora quale possa essere il problema. A meno che il non expetid pronunciato da qualcuno non abbia altri reconditi inconfessabili motivi per esser sostenuto. Motivi che non sarebbero dalla parte della Rai ,né da quella dei cittadini. L'abbiamo detto e lo ripetiamo se non si cambiano i meccanismi di governance,se alla scadenza del prossimo marzo si farà finta di niente e si continueranno a lottizzare anche le aiuole l'azienda di servizio pubblico finirà nel baratro. Oggi è vampirizzata dai partiti ed è nel pieno di una crisi etica,funzionale e tecnologica».
«La riforma che occorre - ha proseguito- Profonda la riforma che occorre. Da attuarsi in una dimensione rigorosamente pubblica,la privatizzazione sarebbe una soluzione banale e di svendita di Stato. Noi siamo favorevoli anche ad una normativa di transizione in grado di affidare urgentemente la Rai a personalità autorevoli,indipendenti e capaci. Non solo c'è assolutamente da intervenire,ma bisogna farlo al più presto,basterebbe anche una norma chiara ed efficace nel pacchetto denominato 'Cresci Italia'. La Rai è un patrimonio ed un bene comune di questo Paese ed è anche un'emergenza».

Mosella: L'Api vuole chiarimenti su spot con Papa Wojtyla - «Quanto è costato alla Rai lo spot per il pagamento del canone con Papa Wojtyla?». Il parlamentare Api Donato Mosella ha chiesto di fare chiarezza sullo spot per il pagamento del canone Rai. «Se è vero quanto riportato da organi di informazione che tale spot sia stato realizzato da un'agenzia esterna, ci chiediamo chi abbia autorizzato tale iniziativa e quali siano stati i costi sostenuti dal servizio pubblico», ha affermato.
«Non solo è di dubbio gusto usare le immagini di un Papa beato, probabilmente prossimo alla santità e amato come è Giovanni Paolo II per sponsorizzare il pagamento del canone ma in un momento di grande crisi economica che colpisce pesantemente anche le casse della televisione di Stato - ha sottolineato- ci si aspetterebbe un uso maggiore delle risorse interne all'azienda, valorizzando in questo modo anche le grandi professionalità che ogni giorno lavorano in Rai e che certamente non hanno nulla da invidiare a qualsivoglia agenzia esterna».

Pid: La RAI va liberata da dirigenti arroganti, non dai partiti  - «La Rai non va liberata dai partiti, giacché i partiti non sono in Rai. La Rai va liberata dai quei dirigenti che per troppa arroganza hanno declassato meritocrazia e qualità interne per dare spazio ad altro. Chi ha orecchie per intendere,intenda». Lo ha affermato in una dichiarazione il parlamentare del Pid Pippo Gianni.

Pionati: La Riforma è una cortina fumogena come quella elettorale - «Riassetti Rai e riforma elettorale sono gli ultimi problemi per gli italiani. Chi utilizza questi argomenti lo fa per creare cortine fumogene e non affrontare il nodo vero che è quello della occupazione e di una riforma del sistema creditizio e bancario molto più urgente di quella Rai». Lo ha affermato Francesco Pionati, fondatore di Alleanza di Centro e portavoce del Gruppo Popolo e Territorio.
«Il percorso di Monti è tutto in salita - continua il portavoce di PT - perché parla di riforme in modo disorganico e senza aver avuto un mandato popolare».