20 settembre 2019
Aggiornato 16:00
Teatro Carignano di Torino

Unità d'Italia: Amato, serve un'identità nazionale compiuta

«Non c'è ancora in Italia un'idea di futuro comune a Nord e a Sud»

TORINO - «Sono a Torino in veste di scrittore». Si schernisce Giuliano Amato quando i giornalisti lo incalzano con domande sull'attuale situazione politica italiana. Ma una volta entrato al Teatro Carignano di Torino per presentare la sua ultima fatica Alfabeto italiano. Fatti e persone di una storia al presente (Egea), scritta a quattro mani con Paolo Peluffo, Amato qualche frecciatina sull'attuale maggioranza non la risparmia.

Lo spunto glielo fornisce la riflessione sui 150 anni dell'Unita' di Italia. E da presidente del Comitato dei garanti per Italia 150, Amato tessendo le lodi di Cavour non manca di ironizzare. «C'e' stato un presidente del consiglio che ha asserito di essere il migliore da 150 anni a questa parte, ma questi dovrebbe affrontare un confronto sereno con Cavour. Cavour si presentava meglio e anche lui aveva delle amanti».

Sul palco con lui siedono Piero Fassino, sindaco di Torino e il suo assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe. Si parla di Torino, come città laboratorio di molte cose, dall'auto alla tv, ma prima ancora del Regno d'Italia, «che ha un imprinting torinese». «Un imprinting - ha detto Amato - che per le vicende Nord Sud diventerà anche parte di un problema».

Un problema ancora attuale, viste le spinte secessioniste, fa notare Amato. «Con l'unificazione il Nord si è sentito una terra di colonia, e il Sud inizialmente si è sentito colonizzato. Ma in realtà non siamo mai usciti da questa dinamica» ha osservato Amato. «Il motivo principale - ha rilevato Amato - è legato al fatto che l'Italia deve lo sviluppo dei suoi primi anni all'Industria. E la società industriale si formò al Nord. E attraverso le generazioni fino ad oggi non siamo mai riusciti a trovare una politica economica nazionale che riuscisse a utilizzare le caratteristiche delle varie parti del paese in modo coerente».

Amato parla chiaramente di «un'identità nazionale non ancora completamente compiuta». L'identità nazionale «e' la grande incompiuta italiana - ha detto - perché non c'è ancora in Italia un'idea di futuro comune a Nord e a Sud». «Chi si candida per l'Italia di domani deve far vibrare i cuori di tutti gli italiani all'unisono» è il consiglio lanciato da Torino. Si capisce tra le righe che i proclami leghisti non sono di gradimento di Amato e senza mai citare Bossi butta lì tra una riflessione storica e l'altra: «Quando sento parlare di secessione , mi dico è evidente che questo è uno abbastanza disperato da non sapere cosa altro dire». Una sferzata infine non la risparmia neanche agli italiani: «Desolante vedere che sono cadute le cataratte agli occhi degli italiani».