31 ottobre 2020
Aggiornato 12:00
I No Tav in Valsusa

In Valsusa prevale il buonsenso di tutti, evitati gli scontri

Alberto Perino: «Ma non finisce qui, la battaglia continua». Almeno 20mila persone, secondo gli organizzatori, 1.500, secondo la Questura, più verosimilmente 5.000, si erano date appuntamento fin dal mattino a Giaglione

GIAGLIONE - Alla fine, ha prevalso il buon senso, da parte di tutti. E quindi tutti contenti. Anche se per i valsusini contrari al tunnel dell'Alta Velocità tra Italia e Francia «non è finita qui, la battaglia continua».
«Più che soddisfatti» per l'esito ieri del tanto atteso corteo sui sentieri impervi dei monti della Val di Susa sono i «no Tav», che chiudono una settimana di polemiche, dopo gli incidenti di Roma, e di preoccupazione, per il timore di nuovi scontri, con una manifestazione «di disobbedienza civile e non violenta» che si è svolta come promesso: in maniera «pacifica, a viso scoperto e a mani nude» nonostante l'invasione, alla fine solo simbolica, della «zona rossa», l'area che per l'occasione la Prefettura aveva interdetto all'accesso (e alla caccia).
Sono tornati a casa consapevoli del buon lavoro svolto anche le Forze dell'ordine, che hanno effettuato centinaia di controlli preventivi, mantenuto il dialogo con i capi del movimento e impedito, senza ricorrere alla forza, l'attacco diretto alla recinzione del cantiere, che era stato annunciato e più volte ribadito, anche ieri, dai manifestanti.

Perino: «La battaglia continua» - «Abbiamo scontentato quelli che pensavano che dovesse finire a botte, quelli che gufavano e che volevano che qualcuno si facesse male», ha detto alla fine del corteo, a poche decine di metri dalla recinzione del cantiere, protetta da numerosi poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, Alberto Perino, uno dei punti di riferimenti del movimento. Per adesso, ha aggiunto, «abbiamo portato a casa l'obiettivo: possiamo ritenerci più che soddisfatti» perché la zona rossa è stata violata, gli ostacoli sul percorso superati più volte e una rete tagliata. E al popolo No Tav, da cui Perino è molto ascoltato, promette: «Non finisce qui. La partita è lunga ma ce la faremo».
Almeno 20mila persone, secondo gli organizzatori, 1.500, secondo la Questura, più verosimilmente 5.000, si erano date appuntamento fin dal mattino a Giaglione, presso il campo di calcio, per partire in corteo alle 11.30. Alla testa del serpentone, che si è snodato in una stradina via via sempre più stretta, fino a diventare un sentiero, si sono inserite ad un certo punto un gruppo di donne, che, cesoie alla mano, hanno tagliato il primo sbarramento costituito da una rete metallica. I carabinieri non hanno opposto resistenza. Poi, i manifestanti hanno proseguito sparpagliati su diversi sentieri verso la baita «no tav» in Val Clarea, a ridosso del cantiere. Infine, la decisione finale: «Obiettivo raggiunto» e dietrofront.