31 ottobre 2020
Aggiornato 11:00
I No Tav in Valsusa

TAV, Perino, domenica disobbediamo, attenti a stato di Polizia

Uno dei leader storici dei NoTav: «Aspettiamo le parole del Ministro Maroni. Qui i violenti? Portare i dati»

TORINO - «Fare uno stato di polizia non è una bella cosa, se pensano di gestire la crisi in questo modo magari la gente poi si incavola ancora di più». A parlare, all'agenzia TM News, è Alberto Perino, uno dei leader storici dei NoTav che domenica prossima parteciperà alla manifestazione in Val di Susa per tagliare simbolicamente le recinzioni del cantiere ferroviario. Una giornata annunciata come pacifica, «mani nude, a volto scoperto, a testa alta».

Domenica, avverte comunque Perino, «sarà una manifestazione di disobbedienza civile: vuol dire che violiamo delle leggi, come tagliare le reti del cantiere, che però sono state messe illegalmente. Per domenica non temiamo niente. Per costruire quelle reti non è stata richiesta l'autorizzazione e non c'entrano niente con il cantiere approvato dal Cipe. Inoltre farebbero parte del progetto esecutivo, che però ancora non esiste». Qualcuno ipotizza che tra i manifestanti NoTav potrebbe esserci qualcuno che ha partecipato agli scontri di sabato a Roma: «Anche se Roma ha sette colli qui è un'altra cosa, non ci sono bancomat, case, molte auto. Ci sono solo boschi. L'unica cosa che semmai sono venuti a fare qui è respirare i gas dei lacrimogeni. Eppoi chi dice queste cose dovrebbe portare dei dati, non parlare a vanvera».

I manifestanti dovrebbero in ogni caso solo tagliare le recinzioni, senza oltrepassarle verso il cantiere: «Di recinzioni ce ne sono due: una prima con filo spinato, poi un'altra recinzione con filo spinato. E con tutti e due i fili spinati ti fai male solo a guardarli», precisa Perino. Quanto alle 'leggi speciali' che Maroni ha annunciato, per l'attivista NoTav «il ministro le porti in Parlamento, poi discuteremo. Per ora sono solo parole. Lo scorso 30 luglio abbiamo dimostrato di poter fare una manifestazione pacifica e tranquilla, con tutti che dicevano che ci scappava il morto, compreso Maroni. Sappiamo benissimo come gestire una manifestazione, poi che ci spari la polizia è un'altra cosa», conclude Perino.