31 marzo 2020
Aggiornato 09:30
I Cattolici devono tornare protagonisti in politica

A Todi si apre la partita sulla «cosa bianca» post-Berlusconi

Tra nostalgie della DC, ipotesi leader e frenate sulle aspettative. Insomma, bisogna iniziare a delineare una struttura cattolica che incida sul mondo della politica

ROMA - Più che un punto d'arrivo, l'incontro delle associazioni cattoliche che si svolge domani a Todi è l'avvio di una partita con una certezza - l'accelerata crisi del berlusconismo - e molti sbocchi possibili. Tutti i partecipanti ritengono che i cattolici devono tornare protagonisti in politica, ma le ricette sono le più disparate, tra chi vorrebbe un Pdl post-berlusconiano in salsa democristiana, chi sogna la rinascita di un partito cattolico (se non la Dc, il Ppi) che magari faccia perno sull'Udc di Casini, e chi pensa che i cattolici devono continuare a stare in tutti gli schieramenti (Pd compreso) ma con maggiore incisività.

Sebbene organizzato dal Forum delle associazioni del lavoro (Cisl, Movimento cristiano lavoratori, Confcooperative, Confartigianato, Compagnie delle opere, Coldiretti e Acli), il seminario a porte chiuse sarà aperta dal presidente della Cei. E' stato proprio il cardinale Angelo Bagnasco, del resto, a suonare la carica. In una prolusione pronunciata all'ultimo «parlamentino» dei vescovi italiani, il Consiglio episcopale permanente, il porporato non ha lesinato critiche al premier Berlusconi e alle sue cene «eleganti» («Bisogna purificare l'aria nell'interesse delle giovani generazioni«) ed ha prospettato la nascita di un «soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica». Rinasce la Dc? I vescovi danno la spallata al Governo? La Cei ha smentito, ma non è stato sufficiente, e nel corso dei giorni sono andate montando le aspettative. Troppe, per i promotori di Todi, che hanno iniziato a propagare un tam-tam inequivocabile. Per sgombrare il campo dai dubbi è intervenuto uno dei «big» di Todi, Andrea Riccardi, storico, fondatore della comunità di Sant'Egidio e principale indiziato come nuovo leader della «cosa bianca» in incubazione. «Io non mi candido a niente. A Todi ci vado, passo e saluto, esprimo una mia simpatia e poi riparto», ha detto a Famiglia Cristiana. «Più che la matrice di un partito, c'è un grembo di idee, di visioni e di speranze», ha detto a Repubblica. «I cattolici (o, come leggo sui giornali, il Vaticano, la Cei...) non stanno lanciando un'Opa sulla politica italiana», ha detto ad Avvenire. «Niente cose bianche, balene, pesciolini e men che meno ambizioni leaderistiche da parte di nessuno».

Insomma, bisogna iniziare a delineare una struttura cattolica che incida sul mondo della politica (una «lobby», se il termine non avesse connotazione peggiorativa), bisogna evitare di arrivare in ordine sparso alla fine del berlusconismo, ma non è ancora chiaro come e con quali interlocutori. La galassia cattolica, peraltro, è in fermento da tempo con una girandola di manifestazioni. Solo in questi giorni a Norcia diversi maggiorenti del Pdl si sono incontrati con il ministro Sacconi, mons. Vincenzo Paglia (ex assistente spirituale di Sant'Egidio che lunedì dice messa a Todi) ad un convegno organizzato dalla fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello. E mercoledì prossimo l'istituto Luigi Sturzo ospita un convegno benedetto dal Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, e aperta da Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica guardato in ambiente Cei - insieme a Riccardi - come una sorta di «riserva della Repubblica». Ma, per ora, calma e gesso. Quel che è certo è che a Todi non ci sarà un congresso di partito, non verrà eletto un leader, non si voterà un programma. E' chiaro quello che Todi 'non' sarà, ma per capire cosa 'è' sarà necessario aspettare il dopo-Todi.

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