5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
Caso Lavitola-Tarantini

«Silvio's version»: Non mi vergogno, no a testimonianza-trappola

Il Premier Berlusconi rinuncia alla conferenza stampa e scrive al «Foglio»: Non mollo

ROMA - La decisione di dare la sua versione era stata presa sin dalla mattina. Di più. Pare che Silvio Berlusconi fosse pronto a presentarsi in conferenza stampa, a sottoporsi anche alle domande dei giornalisti sulle inchieste di Milano, Napoli, Bari. E dunque a rendere conto di quelle conversazioni con «Gianpi», descritte come scabrose o inopportune, che ormai da giorni incombono sul suo destino. Tutto era pronto e il suo staff aveva effettuato già le 'prove tecniche' a palazzo Chigi.

Alla fine, però, a prevalere sarebbero stati gli inviti alla prudenza di Gianni Letta, Angelino Alfano e Paolo Bonaiuti. Troppo rischioso scendere nell'arena dei giornalisti. Soprattutto perché a palazzo Grazioli per tutto il giorno hanno aleggiato nell'aria due pessime notizie: una, il rischio di un declassamento dell'Italia da parte di Moody's; l'altra, la pubblicazione delle conversazioni telefoniche del premier contenute negli atti di Bari. Pubblicazione che puntualmente avverrà domani, come già preannunciato da Repubblica, la stessa testata che peraltro oggi ha diffuso l'audio di una conversazione con Lavitola in cui il premier si lamenta di avere tutti contro, «giudici e fascisti».

Ma Berlusconi ha trovato comunque il modo di dire la sua, senza il filtro delle domande, con una lettera pubblicata sul Foglio.it, il giornale diretto da Giuliano Ferrara, ascoltato consigliere del premier. E nella sua autodifesa il Cavaliere ci tiene prima di tutto a dire che lui non ha nulla di cui vergognarsi, che non ha intenzione di mollare, che non lascerà spazio ai ribaltoni e che le elezioni si terranno regolarmente nel 2013. Berlusconi mette nero su bianco senza remore tutta la sua diffidenza verso i pm di Napoli, quelli cioè che hanno chiesto di sentirlo come parte lesa nell'inchiesta per estorsione che vede indagati Tarantini e Lavitola. Presentarsi? Il Cavaliere fa capire che non ci pensa neanche un po'. «Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza» mette le mani avanti, ma «così come congegnata è un trappolone». E tanto per dimostrare che la sua intenzione non è quella di boicottare la giustizia, il Cavaliere ha addirittura deciso di annullare il suo viaggio negli Stati Uniti e, attraverso il suo legale, ha fatto sapere che lunedì si presenterà al tribunale di Milano per il processo Mills.

Cosa rara, nella lettera al 'Foglio' Berlusconi arriva addirittura ad ammettere di aver commesso «qualche errore». La pubblica ammenda però si ferma lì, il resto è tutto un attacco a testa bassa contro quello che bolla come un «mascalzonesco tentativo di trasformare» la sua «vita privata in un reato». Una vita privata che, dice, può piacere o non piacere ma «è personale» e pertanto «incensurabile». Berlusconi se la prende con il «circolo mediatico-giudiziario» che sta cercando di distruggerlo, ma difende le ragazze invitate alle sue cene che in modo «inaccettabile» sono state bollate come escort. E anche «la signora Arcuri» che descrive come «inappuntabile» ospite alle sue cene.

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