28 marzo 2020
Aggiornato 18:00
Il Deputato del PDL: «C'è un massacro mediatico»

La Lega contro l'arresto di Milanese

Il leader leghista: «A me non piace fare arrestare la gente». Paolini frena sulla libertà di coscienza: Indicazioni da Bossi. Di Pietro: «La Lega tradisce le sue origini, impunità a casta». Bindi: «Ennesima prova di differenza tra il Pd e il centrodestra»

ROMA - Marco Milanese può tirare (per ora) un sospiro di sollievo: la Giunta per le autorizzazioni, chiamata domani mattina ad esprimere un parere sulla richiesta di arresto nei suoi confronti arrivata dal Tribunale di Napoli, lo salverà. Determinante sarà l'annunciato no alla custodia cautelare in carcere dei due commissari leghisti, Luca Paolini e Fulvio Follegot, gli stessi che, il 16 luglio scorso, con la loro astensione furono determinanti per l'ok all'arresto di un altro deputato del Pdl, Alfonso Papa.
La decisione dei leghisti matura nel pomeriggio, in una pausa del lavori della Giunta che Paolini chiede sia più lunga dei dieci minuti che aveva intenzione di concedere il presidente Pierluigi Castagnetti. Il deputato del Carroccio dice di non aver sentito il leader Umberto Bossi anche se la dichiarazione rilasciata ai cronisti dal ministro delle Riforme («A me non piace far arrestare la gente«) fa sospettare il contrario. Uscito dalla lunga seduta della Giunta, Paolini parla di «voto secondo coscienza in Aula», poi, interpellato al telefono, frena: «Faremo una riunione di gruppo, illustreremo la nostra relazione, poi ci saranno le indicazioni del partito e del segretario federale».

Il deputato del Pdl: «Contro di me massacro mediatico» - Si ritiene vittima di un vero e proprio «massacro mediatico» il deputato del Pdl Marco Milanese su cui pende una richiesta di arresto da parte del Tribunale di Napoli.
Ascoltato in Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio, l'ex consigliere politico di Giulio Tremonti ha ribadito che l'unico suo accusatore è Paolo Viscione, l'imprenditore che ha raccontato ai magistrati partenopei di avere ricevuto da Milanese una serie di regali in cambio di favori.
Il deputato del Pdl, inoltre, avrebbe riferito ai componenti della Giunta tutta la sua irritazione per il verbale dell'interrogatorio di Cosimo D'Arrigo trasmesso dai pm alla Giunta. Nel verbale l'ex comandante della Guardia di Finanza denunciava uno «strapotere» di Milanese sulle fiamme gialle.

Paolini frena sulla libertà di coscienza: Indicazioni da Bossi - «Faremo una riunione di gruppo, illustreremo la nostra relazione, poi ci saranno le indicazioni del partito e del segretario federale». Luca Paolini, rappresentante della Lega in Giunta per le Autorizzazioni, chiarisce così la sua frase sulla possibile «libertà di coscienza» che il Carroccio avrebbe potuto lasciare ai suoi deputati sull'arresto di Marco Milanese. «Per dirla ancora più chiaramente - aggiunge Paolini - La Lega è una, non ci divideremo».

Bossi: «A me non piace fare arrestare la gente» - «A me non piace fare arrestare la gente». Così Umberto Bossi risponde ai cronisti che gli chiedono conto della posizione assunta dalla Lega nella Giunta per le Autorizzazioni, contraria all'arresto del deputato Pdl ed ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese.

Di Pietro: «La Lega tradisce le sue origini, impunità a casta» - «Con l'annuncio di votare no all'arresto dell'on. Milanese, la Lega di fatto abdica alla sua missione originaria: ossia quella di battersi per un Parlamento pulito». Lo afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
«Certo, ne è passato di tempo da Tangentopoli ad oggi: in quegli anni i leghisti mostravano il cappio contro quei politici indagati per tangenti, mentre oggi si adoperano per assicurare l'impunità alla casta - ricorda Di Pietro -. Quante cose si fanno per mantenere il potere e le poltrone. Riflettano gli elettori della Lega che hanno votato e mandato in Parlamento un partito degno della Prima Repubblica e che oggi ha dimostrato di aver svenduto la propria dignità».

Bindi: «Ennesima prova di differenza tra il Pd e il centrodestra» - «Sono sempre stata contraria alla carcerazione preventiva, ma finché non riformiamo questo istituto, che è servito per riempiere le carceri di tossicodipendenti ed extracomunitari, non possiamo permettere che i politici si nascondano dietro l'immunità parlamentare». E' quanto afferma Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, che attacca la maggioranza sul caso Milanese: «Servono ancora prove per dimostrare la differenza tra noi e il centrodestra? Noi non ostacoliamo la magistratura e non usiamo la politica come uno scudo contro i giudici».

Rosato (Pd): Bossi mente, Lega dura con cittadini salva i Deputati - «Bossi mente, la verità è che la Lega fa il muso duro con i cittadini comuni ma è fiacca quando si tratta degli amici deputati». Così Ettore Rosato, della presidenza del Pd alla Camera, commenta le dichiarazioni di Bossi sul caso Milanese sottolineando la «contraddizione tra il giro di vite per i reati comuni, chiesto dalla Lega in questa legislatura, e la posizione annunciata oggi nei confronti del deputato Milanese al centro di una grave indagine per corruzione».
«Ormai il Carroccio è abile solo a mercanteggiare sui temi della giustizia e della legalità per ottenere spazi nella maggioranza», aggiunge.

Lo Presti (Fli): «Dopo Tarantini-Lavitola, ora è la Lega a ricattare il Premier» - «Dopo Giampaolo Tarantini e Valter Lavitola, oggi l'Italia avrà capito che c'è un altro ricattatore di Silvio Berlusconi: la Lega Nord.» Ad affermarlo è Nino Lo Presti, deputato di Futuro e libertà e membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, che aggiunge: «La decisione di votare contro l'arresto di Marco Milanese, al contrario di ciò che il Carroccio fece poche settimane fa nel caso di Alfonso Papa, è la prova che il movimento di Umberto Bossi, in calo di consensi e diviso al suo interno, vuole tenere in scacco la maggioranza per poi presentare il conto, esigendo sempre di più per riconquistare il suo elettorato deluso».

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